Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 04 Sabato calendario

MILANO

Mercati sull´orlo di una crisi di nervi. Come nei peggiori momenti di Borsa, gli indici sono scesi, è aumentata la volatilità e gli operatori sembrano diventati impermeabili alle buone notizie - che pur ci sono, a livello di dati trimestrali, un po´ in tutto il mondo - per concentrarsi solo sulle cattive. Così, Piazza Affari ha ceduto lo 0,75% (la miglior Borsa in Europa) Francoforte ha lasciato sul terreno l´1,31%, Londra l´1,21 e Parigi l´1,48% mentre Wall Street ha aperto in negativo, contribuendo ad innervosire i mercati del Vecchio Continente, poi ha quasi azzerato le perdite. Ma nel finale è tornata in rosso: alla fine l´indice Dow Jones ha ceduto il 2,11%, il Nasdaq tecnologico è sceso del 2,51%.
Ieri l´America ha tenuto banco, ancora una volta. Con una nuova banca sull´orlo del baratro a causa dei mutui subprime e i dati negativi sulla congiuntura: la creazione di nuovi posti di lavoro in luglio (92 mila unità) è stata la più bassa da febbraio e inferiore alle stime (130 mila); l´indice di disoccupazione è aumentato dal 4,5 al 4,6% mentre in giugno l´indice Ism non manifatturiero s´è fermato a 55,8 contro 60,7 di maggio, anche in questo caso peggio del previsto. Immediata la reazione dell´euro, salito a 1,3784 dollari (1,3663 la vigilia).
Il ciclo Usa dunque dà segnali di rallentamento, anche se non drammatici, mentre continua ad impazzare il terrore per i mutui subprime, quelli concessi ai debitori a più alto rischio di insolvenza; soprattutto, il timore è che la crisi si estenda, coinvolgendo le banche che hanno sottoscritto i bond legati a quei mutui, con un effetto domino che, alla fine, faccia venir il credito anche alle società in salute, provocando un rallentamento. «C´è una bolla del credito, ma non credo che alla lunga si rifletta sulle imprese né sulle scelte della Federal reserve, nella riunione del 7 agosto: non penso che il quadro di debolezza per il terzo trimestre sia tale da spingere la Fed ad allentare le leve della politica monetaria», spiega Gregorio De Felice, responsabile servizio studi Intesa Sanpaolo. Eppure, è questo che temono i mercati: ieri è stata la volta di American Home, che dopo aver annunciato la chiusura dell´attività di prestiti ipotecari e il licenziamento di 7 mila dipendenti, ha subito a Wall Street un calo del 47% in apertura. Continua ad essere molto debole anche Bear Stearns, che ha chiuso due fondi hedge e ne ha un altro ad alto rischio, coinvolti dalla crisi dei mutui perché avevano sottoscritto titoli provenienti dalle cartolarizzazioni legate ai mutui, tanto che ieri S&P ha ridotto il rating della banca. Due giorni fa era stata la volta dell´istituto tedesco Ikb di trovarsi in difficoltà, a causa di un´esposizione sul mercato dei mutui subprime in Usa pari a 24 miliardi di dollari: alla notizia, il titolo aveva ceduto il 40% in Borsa.
Profondo rosso, infine, anche per i fondi comuni italiani: ieri c´erano i dati preliminari sulla raccolta in luglio, con deflussi netti per 8 miliardi di euro (per oltre la metà dovuti però a trasferimenti dovuti ad investitori istituzionali).