Angelo Conti, La Stampa 4/8/2007, 4 agosto 2007
Metodo Torino. Applicato per la prima volta a Torino, è il nuovo sistema di identificazione, attraverso l’impronta palmare, degli extracomunitari clandestini, che rendono piatti i loro polpastrelli utilizzando acidi o semplicemente la carta vetrata, impedendo così la rilevazione delle impronte digitali quando incappano nella giustizia, per non fare emergere i precedenti penali e ottenere l’immediata liberazione in caso di arresto
Metodo Torino. Applicato per la prima volta a Torino, è il nuovo sistema di identificazione, attraverso l’impronta palmare, degli extracomunitari clandestini, che rendono piatti i loro polpastrelli utilizzando acidi o semplicemente la carta vetrata, impedendo così la rilevazione delle impronte digitali quando incappano nella giustizia, per non fare emergere i precedenti penali e ottenere l’immediata liberazione in caso di arresto. Tra il settembre 2005 ed il maggio 2007, nelle quattro grandi operazioni condotte dai carabinieri al Valentino e a San Salvario, il sistema ha consentito di tenere in carcere 89 pusher, cioè il 90 per cento degli arrestati, in buona parte di colore, tutti identificati con certezza. Gli elementi identificativi di maggior rilievo sono forniti, per usare i termini della chirologia, dalla "linea del cuore", la linea più alta visibile sul palmo. A seconda dell’individuo, può essere singola, doppia, tripla, presentare interruzioni e riprese, svolazzi verso l’alto o improvvise cadute. Utile è anche la cosiddetta "linea del destino", che sale dalla base della mano sin quasi all’attacco delle dita. Unico limite, per ora i software in possesso alle nostre forze dell’ordine non sono in grado di effettuare comparazioni sull’impronta dell’intero palmo. Il riconoscimento automatico, anche di una sola parte di impronta, avviene oggi solo per quelle digitali.