Maurizio Ricci, la Repubblica 4/8/2007, 4 agosto 2007
Nei vecchi western, il segnale che le cose si stavano mettendo male era l´inquadratura degli avvoltoi sull´albero vicino
Nei vecchi western, il segnale che le cose si stavano mettendo male era l´inquadratura degli avvoltoi sull´albero vicino. Nella finanza internazionale sta succedendo lo stesso: crescono le offerte per specialisti in fallimenti. Anzi, non se ne trovano più: ci vuole uno stipendio da 3 milioni di dollari l´anno, avverte Heidrick&Struggles, un cacciatore di teste, per mettersene uno in sede. Che succede? Ufficialmente, nulla, o molto poco. Tranquilli, dice Ben Bernanke, il capo della Fed: la crisi dei mutui Usa, al massimo, creerà perdite per 100 miliardi di dollari, che il sistema può assorbire. Tranquilli, ripete un rapporto di Moody´s, la società di rating, il nocciolo duro delle grandi banche è solido. Tranquilli, insiste il grosso degli economisti, l´America ha finora attraversato l´implosione della bolla immobiliare con i profitti aziendali a livelli record. E allora perché sono tutti così nervosi? Perché il direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, la banca delle banche centrali, Malcolm Knight, qualche mese fa, ha evocato lo spettro della crisi russa dell´agosto 1998, per dire che, oggi, il sistema è «più, e non meno, dipendente da un costante accesso alla liquidità», cioè ai soldi per far girare il mercato? Perché, il presidente della Fed di New York, Tim Geithner, avverte che la nuova finanza, dominata da hedge funds e dai titoli derivati, ha reso il mercato più fluido, «ma non è mai stata testata da una crisi»? Perché Bill Gross, boss della Pimco, il più grande operatore in obbligazioni al mondo, avverte che il punto di rottura è raggiunto, «quando è troppo, è troppo»? La risposta è che di soldi, all´improvviso, non ne girano più. All´origine, ci sono sempre le case. Negli anni scorsi, banche e finanziarie hanno elargito mutui ai compratori, senza chiedere quale fosse il reddito con cui pensavano di pagare (i mutui subprime) o accontentandosi delle loro dichiarazioni (i mutui Alt-A). Queste due categorie rappresentano il 40 per cento dei crediti erogati nel 2006. Impazzite le banche? Niente affatto. Semplicemente, che il mutuo venisse ripagato non era più affar loro. Entrano in scena le meraviglie della nuova finanza, che preoccupano King e Geithner. Centinaia di mutui vengono messi insieme e, così impacchettati, trasformati in titoli. Il pacchetto originario viene suddiviso in fette (è il termine tecnico), a seconda della solidità del debitore, che arrivano sul mercato, ad esempio come "obbligazioni collateralizzate di debito" (Cdo). La fetta - cioè il Cdo - con i debitori più solventi avrà un tasso di interesse più basso di quella con i debitori a più alto rischio. Ma chi compra, ad esempio un hedge fund, ha un´idea assai vaga dell´affidabilità dei singoli debitori. Del resto, questi titoli crescono su se stessi, come cellule maligne: ci sono Cdo, composti solo da Cdo che hanno investito in Cdo. E, comunque, non va molto meglio neanche dal lato dell´investitore. Sono i miracoli della "leva": la banca presta ad un facoltoso investitore che voglia investire in un fondo che investe in hedge funds, anche quattro volte la somma che sborsa l´interessato. A sua volta, il "fund of funds" ottiene un credito che gli consente di moltiplicare tre o quattro volte la somma ricevuta per comprare quote di hedge funds. E questi moltiplicano ancora, grazie a nuovo credito, l´investimento ricevuto, per acquistare Cdo. Con 10 milioni di dollari iniziali, si può arrivare ad un investimento finale di 1 miliardo di dollari. E´ la magnificata liquidità dei nuovi mercati. Globali: attraverso i Cdo, infatti, il virus dei mutui americani si è sparso nel mondo, dalla Germania, alla Francia, all´Australia. Ma la leva può funzionare anche al contrario: se il credito non c´è, il castello di carte crolla. Incapaci di farsi pagare le rate, già 106 finanziarie americane e cinque fondi hanno fatto il botto nel 2007. Dai subprime, il fenomeno si è esteso agli Alt-A. E, allora, quanto valgono davvero i mille miliardi di dollari di Cdo e gli altri 800 miliardi di titoli legati ai mutui emessi finora? E´ una domanda a cui nessuno vuole rispondere. Questi titoli vengono trattati fuori mercato e iscritti a bilancio a valore nominale. La grande paura, oggi, è che qualcuno, messo alle strette, sia costretto a venderli pubblicamente, facendo emergere un prezzo assai più basso del nominale. Tutti, a questo punto, sarebbero costretti a tornare sui loro bilanci, aggiornando i valori e facendo emergere perdite per decine e decine di miliardi di dollari. Ma, certo, nessuno è neanche disposto ad acquistarli ora: «I Cdo? Sono radioattivi», diceva ieri un operatore. E, così, con 1.800 miliardi di dollari fermi nel limbo, la liquidità si è prosciugata e il credito azzerato, anche per le grandi aziende. Le banche si trovano ad aver sottoscritto prestiti, che non sono in grado di ripiazzare, alle condizioni previste, sul mercato. Gli analisti calcolano che ci siano 250 miliardi di dollari di prestiti già sottoscritti, ma fermi nei cassetti delle banche americane, che non sanno come ricollocarli. In Europa sono fermi altri 200 miliardi di dollari. «Nelle condizioni di oggi - dice Richard Gordon di Wachovia, una grande finanziaria - quei prestiti hanno prezzi troppo alti o strutture troppo rischiose». In un mese, però, anche le nuove emissioni di obbligazioni a basso rischio sono crollate del 72 per cento. Nei giorni scorsi, per piazzare 10 miliardi di dollari di debito Chrysler, le banche, che avevano anticipato i soldi all´azienda, hanno dovuto accettare una perdita del 5 per cento. Adesso, stanno ferme.