la Repubblica 4/8/2007 - Lettere, 4 agosto 2007
I miei allievi universitari incapaci a ragionare Sylvia Sestini Siena Il dibattito di questi giorni sugli esiti degli esami di maturità mi spinge a scrivere queste righe
I miei allievi universitari incapaci a ragionare Sylvia Sestini Siena Il dibattito di questi giorni sugli esiti degli esami di maturità mi spinge a scrivere queste righe. Sono docente universitaria, e da molti anni insegno una delle materie del primo anno in vari corsi di laurea a numero chiuso. Così incontro le matricole fin dal primo giorno di università. Aggiungo che i miei studenti dovrebbero essere i migliori, essendo selezionati da un esame di ammissione serio. Ma da qualche anno, quando propongo il questionario d’ingresso, l’impressione è tragica. Non solo la maggioranza non sa quanto pesa un litro d’acqua, non conosce le operazioni con le potenze di dieci, ma non riesce nemmeno a ragionare per dire quanti millilitri corrispondono a 10 centilitri, dopo aver scritto sulla lavagna (come alle elementari): litro, decilitro, centilitro, millilitro. Ed è proprio questa incapacità che mi fa infuriare. Non con loro, ma con chi non ha fatto lavorare i loro cervelli. Arrivano alla tesi di laurea e bisogna ancora correggere l’italiano e la punteggiatura. Sono ragazzi intelligenti, bravi, sciupati da noi adulti con la nostra mania di evitare loro qualsiasi sforzo, rovinati dalla nostra paura di esigere. Eppure, non aiutarli ad usare il cervello è il peggior dispetto che possiamo fare sia a loro che a noi.