Varie, 4 agosto 2007
LA COGNATA Giovanni
LA COGNATA Giovanni Comiso (Ragusa) 27 luglio 1954. Pittore • «[...] Dopo gli studi d’arte nella cittadina natale e un paio di mostre personali, nei primi anni Ottanta il giovane artista lascia la Sicilia e se ne viene a Milano. La metropoli, si sa, offre maggiori opportunità di lavoro e di incontri. La Cognata è un figurativo. Ha cominciato facendo ritratti – per lo più di amici e familiari ”, ha proseguito dipingendo paesaggi. Fonte di ispirazione? La sua isola. Che, dalla memoria, passa di giorno in giorno sulle sue tele, resa con tante sfaccettature di luce. Quella del Mediterraneo, soprattutto, che trascolora uomini e cose. Passano una diecina d’anni. Poi, d’un tratto, Giovanni si rende conto che, per non appannarsi, la luce del ricordo ha bisogno di essere alimentata. Piuttosto che farlo per qualche settimana, o qualche mese all’anno, decide di tornarsene a casa e di recuperare le emozioni d’un tempo. [...] E così Giovanni La Cognata ricomincia un’altra volta. La tavolozza accoglie la costa (nota ai più), ma soprattutto l’entroterra (Paesaggi e macchina, Iblei d’estate, Collina con carrubi, Uomo nel paesaggio); il centro delle città (Pomeriggio a Catania, Ragusa. E Comiso: ”città-teatro” secondo la definizione di Bufalino), i sobborghi (Periferia, Il cielo sopra Palermo) ritratti (la madre, la moglie), nudi (Nudo sulla soglia, Nudo e interno). L’artista siciliano si aggira dappertutto; ma anche quando affronta temi già trattati, lo fa con una scala cromatica differente per ciascun colore, un piglio nuovo, un’angolazione diversa. Un esempio? Prendiamo La Vucciria. Quella di Renato Guttuso (1974) rappresenta l’interno del mercato: da un lato e dall’altro spadotti e polipi, triglie e gamberoni, mezzo vitello appeso al gancio che viene disossato dal macellaio, pomodori e finocchi, formaggi, salumi e conserve, frutta isolana ed esotica, uova e limoni. In mezzo, massaie e ragazzi. Il vociare quasi si sente. La Vucciria (2004) di La Cognata descrive la parte esterna del mercato, quella che continua sotto i grandi ombrelloni addossati gli uni con gli altri. La folla è appena accennata, il brusio solamente si intuisce. In maniera quasi sincopata. Per il resto, invece, riesce a restituire ”colori, suoni e profumi”. [...] Le donne amate da La Cognata sono due: la moglie Irene e la figlia Giulia. Quest’ultima, dipinta nel ”99 che muove i primi passi, mettendo le mani per terra su un telo; nel 2005, accanto a un grosso albero secolare; nel 2006, mentre si appoggia ad una balaustra. Dappertutto la luce scoppia, si frantuma, si scioglie. E così anche i suoni che le vengono dietro» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 4/8/2007).