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 2007  agosto 04 Sabato calendario

Stefania, transessuale di anni 35. Nata a Firenze maschio e figlio unico, registrata all’anagrafe come Stefano Coppi, cresciuta a Orbetello, ben presto s’era accorta che la natura le aveva fatto un brutto scherzo, allora s’era fatta crescere i capelli lunghi, aveva preso ad abbigliarsi da donna, s’era ribattezzata Stefania, sette anni fa s’era trasferita a Roma e là, per mantenersi, aveva preso a fare sesso a pagamento «con pochi clienti ma facoltosi»

Stefania, transessuale di anni 35. Nata a Firenze maschio e figlio unico, registrata all’anagrafe come Stefano Coppi, cresciuta a Orbetello, ben presto s’era accorta che la natura le aveva fatto un brutto scherzo, allora s’era fatta crescere i capelli lunghi, aveva preso ad abbigliarsi da donna, s’era ribattezzata Stefania, sette anni fa s’era trasferita a Roma e là, per mantenersi, aveva preso a fare sesso a pagamento «con pochi clienti ma facoltosi». Gli affari le andavano così bene che di recente s’era affittata una garconnière in via Adelaide Ristori ai Parioli, quartiere tra i più chic di Roma, immerso nel verde. I vicini immaginavano cosa facesse ma nessuno ce l’aveva con lei, «splendida ragazza bruna raffinata, educata e gentile», «mai appariscente, sempre vestita con pantaloni e camicetta bianca», tanto sobria e discreta da poter pranzare alla ”Musa gaia” confondendosi coi colletti bianchi delle società di finanza che affollano la zona, tanto «disponibile» che quando la signora Gina, la barista sotto casa che a colazione le serviva ananas fresco e yogurt, si ruppe un braccio, «lei passava sempre per chiedermi come stavo». Insomma, «uomo o donna che fosse, non dava fastidio a nessuno». In via Adelaide Ristori abitano tanti nomi noti, ultimi arrivati Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto che hanno acquistato metà palazzina a neanche cinquanta metri dal palazzo di Stefania. E poi scrittori come Giorgio Montefoschi, che alla strada ha dedicato il libro «La casa del padre», Mafalda d’Assia, nipote di Mafalda di Savoia, i Brachetti Peretti, costruttori come i Salini. Sotto la pergola di rami che invade tutta la via sono passati, andati o rimasti, direttori di giornali, intellettuali, medici di fama, industriali. Lunedì notte, alla porta di Stefania, bussò qualcuno che lei conosceva, forse un cliente, forse un amico. Lei con un sorriso lo fece accomodare ma appena gli voltò le spalle quello le saltò addosso, la prese a calci e pugni, afferrò un oggetto appuntito, forse un frustino col manico a forma di teschio, con quello la colpì sulla faccia e sulla testa fino a sfondarle il cranio toccandole persino il cervello, quindi rovistò in tutto l’appartamento mandando all’aria ogni cosa, arraffò il computer, le carte di credito e i gioielli (ma non il portafogli e il cellulare) e scappò via. Nessuno, nel palazzo, sentì rumori di lotta o di mobili spostati. Il convivente di Stefania, di nome Giorgio, rientrando in casa a notte fonda, la trovò riversa sul letto vestita di tutto punto ma in una pozza di sangue, il volto tumefatto che pareva «una maschera di Halloween». Subito diede l’allarme, lei fu ricoverata gravissima nel reparto rianimazione del Policlinico Umberto I dove accorsero i tanti amici e i vecchi genitori che alla sua morte, dopo due giorni d’agonia, autorizzarono l’espianto degli organi. Giorgio: «Era una persona semplice e spettacolare con una vita alle spalle che non le ha mai regalato nulla. Non meritava di morire così». L’amica d’infanzia Loredana, tra i singhiozzi: «Stefania aveva un grande fascino». La signora Gina, in lacrime pure lei: «Era tanto discreta e gentile». In principio si pensò che l’avessero ammazzata per una storia di passione e gelosia oppure che qualche pezzo grosso, dopo averci fatto sesso, volesse zittirla per evitare uno scandalo. Invece tre giorni dopo la polizia arrestò un vagabondo di nome Domenico Bruscella, 35 anni, originario di Asti, piccoli precedenti per reati contro il patrimonio, che ammise di essere entrato in casa sua assieme a uno straniero, forse un serbo, sui trenta-quarant’anni (costui, dopo il delitto, è sparito nel nulla). Probabilmente Stefania conosceva lo straniero mentre il Bruscella non l’aveva mai visto in vita sua. Nottata tra lunedì 27 e martedì 28 luglio in un seminterrato in via Adelaide Ristori ai Parioli, Roma.