Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Trump vuol mettere un dazio sulla Vespa
Secondo quanto scrive il Wall Street Journal, Trump ha intenzione di mettere una serie di dazi su prodotti fabbricati in Europa, e tra questi prodotti ci sarebbero la Vespa e l’acqua San Pellegrino, italiana anche se posseduta da una multinazionale svizzera (la Nestlé).
• Che cosa significa esattamente?
Ti metto un dazio su una merce, cioè quando il tuo prodotto arriva al mio confine ti faccio pagare una tassa prima di farlo entrare. Avendo sopportato il costo di questa tassa, sarai costretto ad aumentare il prezzo di vendita sul mio territorio, quindi i fabbricanti locali o quelli che per qualche ragione non pagano dazio saranno avvantaggiati. Metter dazi è il fondamento del cosiddetto «protezionismo»: proteggo le mie fabbriche tassando i prodotti che vengono da fuori. La discussione se sia meglio, per un paese, difendersi con i dazi dalla concorrenza o affrontarla senza barriere dura dai tempi di Richard Cobden e di Cavour (nemici dei dazi). Si dice che un’impresa giovane ha bisogno dei dazi per crescere, ma che una volta cresciuta è meglio che affronti la libera concorrenza in modo da essere stimolata a migliorare. I neoborbonici, che imputano ai nordisti le malefatte dell’unità d’Italia, tra le altre accuse avanzano quella che i nordisti italiani invece di proteggere con qualche dazio le giovani industrie meridionali (il tessile nel napoletano, l’acciaio in Calabria) provvidero a farle trtavolgere dalla concorrenza per traslocare quelle produzioni redditizie al Nord.
• C’è questo nelle idee di Trump?
La globalizzazione - liberismo sfrenato, cioè capitali liberi di spostarsi nel mondo, traffici illimitati delle merci - è nemica dei dazi. Trump ha gridato in campagna elettorale: «America first». Dunque, per quanto lo riguarda, se la globalizzazione mette in difficoltà gli Stati Uniti, morte alla globalizzazione. Nel caso particolare di queste merci europee che forse saranno colpite (oltre a Vespa e San Pellegrino, anche l’acqua Perrier, il formaggio Roquefort, il foie gras, altre marche di motorette), si tratta in realtà di una ritorsione commerciale. A suo tempo - il presidente era George W. Bush - l’Unione europea bloccò l’importazione di carne di manzo americana gonfiata dagli ormoni. Nel 2008 il Wto, cioè l’organizzazione mondiale del commercio, diede torto agli europei e ragione agli americani. Nel 2009 Washington e Bruxelles si misero d’accordo: la Ue avrebbe fatto entrare nei supermercati europei la carne americana non trattata con gli ormoni. Accordo, secondo Washington, mai applicato: l’Europa assorbe meno della metà di quanto comprano Canada e Messico, meno di un quarto di quello che acquista il Giappone, paese, peraltro, protezionista.
• A quanto ammonterebbero i dazi che ha in mente Trump?
Anche al cento per cento, il che signfica che il prezzo di listino, per esempio di una Vespa, sarebbe automaticamente raddoppiato. • Quante Vespe si vendono negli Stati Uniti?
In media, cinquemila pezzi l’anno. Ieri in piazza Affari il titolo della Piaggio ha continuato ad andar giù e ha perso ancora un 3% proprio per la questione dei dazi. Però l’America pesa sul fatturato globale della casa di Pontedera per un 2%, dunque le decisioni di Trump potrebbero non incidere troppo.
• E le altre aziende che esportano negli Stati Uniti? Quant’è il valore dell’interscambio?
Abbiamo qualche dato Bloomberg. Gli italiani vendono agli americani prodotti per 40 miliardi l’anno e acquistano dagli americani prodotti per 15 miliardi. Si tratta del primo partner assoluto per esportazioni nette, cioè esportazioni meno importazioni (per le esportazioni lorde vincono Germania e Francia). Gli ultimi dati del Dipartimento del commercio mostrano che l’interscambio Italia-Stati Uniti è in crescita da otto anni consecutivi, con il 2016 che ha segnato ancora un +2,16%. Per gli americani, siamo l’undicesimo fornitore al mondo e il ventesimo cliente. Italia., India e Giappone sono le uniche nazioni ad aver incrementato le esportazioni verso l’America. Dai dati Sace (la compagnia d’assicurazione che assiste le imprese italiane all’estero) un quarto dei nostri 40 miliardi di ricavi è dovuto alla meccanica di precisione. Seguono moda e accessori, mezzi di trasporto, chimica e farmaceutica, agroalimentari e bevande. Prima che uscisse fuori questa storia dei dazi, la stessa Sace stimava che nel 2019 avremmo esportato per 50-51 miliardi. La mossa di Trump - se il Wall Street Journal ha ragione - contiene qualche pericolo, specie se dovesse estendersi. Luca Colombo, country manager di Facebook, ha dichiarato ieri che il protezionsmo di Trump è un mezzo disastro. Il premier Gentiloni ha detto che l’Italia vincerà la battaglia del protezionismo con la qualità dei suoi prodotti. Sappiamo già quello che pensa Trump: se non volete pagare dazio, venite a produrre negli Stati Uniti.
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