Corriere della Sera, 31 marzo 2017
Il made in Italy fermo in dogana?
Premessa: si tratta di ipotesi. La vicenda dei dazi «punitivi» che gli Stati Uniti stanno valutando di introdurre nei confronti di una novantina di prodotti Ue come conseguenza del bando europeo – giudicato dal Wto non conforme alle leggi internazionali del commercio – sulle carni americane trattate con gli ormoni è piuttosto complicata. Per ora è in vigore tra Usa e Ue un memorandum d’intesa che regola la vicenda. Se Washington decide di «denunciare» il memorandum, cioè di stracciarlo, resterà in vigore per altri 6 mesi. Ma al termine di questo periodo potrebbero essere applicati i super dazi. Gli Usa però non possono imporli su tutto ma, come gli è stato riconosciuto dal Wto, solo su importazioni per un valore di 116,8 milioni di dollari, pari al danno subito con il bando Ue sulle carni Usa.
Dalla piccola Vespa alle moto da 500 cc
Nella lista stilata dagli Stati Uniti con una novantina di prodotti da colpire ci sono diverse eccellenze italiane, come ad esempio le moto. L’elenco dei possibili dazi «punitivi» si conclude proprio con i cicli e motocicli di cilindrata fino a 250 cc e le moto fino a 500 cc. Impossibile, quindi, non pensare alla Vespa, uno dei modelli della Piaggio di maggiore successo negli Usa e icona dell’ Italian style. La Piaggio parla di effetti limitati nel caso in cui il presidente americano Donald Trump decida di passare dalle minacce ai fatti. Ma quanto vale l’export italiano negli Usa del settore moto e motocicli? In base ai dati Sace, il peso del settore nel 2016 è stato pari a 182 milioni di euro – spiega il capoeconomista Alessandro Terzulli – su un totale di 37 miliardi di euro. «Non è il comparto più pesante del nostro export – prosegue —. Solo l’automotive vale 4 miliardi di euro. Se anche dovessero imporre i dazi sulle moto di certo le vendite non si azzererebbero».
Prosciutto, salami e cibi «di nicchia»
Gli Stati Uniti, nell’applicare i dazi «punitivi», devono muoversi all’interno delle regole del Wto, l’organizzazione mondiale del commercio. «Gli Usa possono adottare misure punitive circoscritte – spiega Alessandro Terzulli, capoeconomista di Sace —. Quindi i più colpiti rischiano di essere i prodotti di nicchia, che sono anche quelli destinati ai consumatori con maggiore capacità di spesa». L’agroalimentare vale il 10,2% di tutto l’export italiano negli Stati Uniti. Nella lista di fine dicembre scorso sono elencati prosciutti e salsicce e altri prodotti simili. Non è indicata espressamente la provenienza di questi prodotti alimentari, ma il prosciutto italiano, che sia di Parma o di San Daniele, è internazionalmente riconosciuto come un’eccellenza con un importante mercato negli Stati Uniti. La prova sono i danni al nostro export causati dall’ italian sounding : prodotti spacciati come made in Italy quando invece non lo sono. I «super» dazi sarebbero un’ulteriore beffa.
Minerale e succhi (si salva il vino)
Nel mirino degli americani, con dazi fino al 100% del loro valore, come già è accaduto in passato ci sono anche le acque minerali e i succhi di frutta. Negli Stati Uniti è molto popolare l’acqua San Pellegrino, ora di proprietà della svizzera Nestlé. Che si contende il primato di diffusione con la francese Perrier. I rincari delle bottigliette di questi due marchi sono già notevoli. I dazi «punitivi» le renderebbero ancora più costose. Il comparto bibite analcoliche vale 230 milioni del nostro export verso gli Usa. Se l’acqua è finita nella «black list» non così per il vino, almeno secondo la lista del Federal register dell’ Office of the US Trade representative. Un dato importante, tenuto conto che noi esportiamo vino negli Stati Uniti per 1,350 miliardi all’anno. I succhi di frutta erano finiti anche nella lista dei «super» dazi applicati tra il 1999 e il 2011. In quel caso l’elenco era stato stilato in base ai Paesi di provenienza e gli Stati Ue più colpiti erano la Francia e la Germania per numero di prodotti.
Barrette e praline sotto i due chili
Cioccolato e i preparati a base di cacao, in blocchi, tavolette o barrette, ripieni, di peso inferiore ai 2 chili: altre potenziali vittime dei dazi «punitivi» statunitensi qualora gli Usa decidessero di stracciare il memorandum d’intesa che attualmente regola la vicenda del bando europeo sulle carni americane trattate con gli ormoni (giudicato illegittimo dal Wto). Insomma, tutto, o quasi il mondo della cioccolata, che andrebbe a colpire i maggiori marchi italiani: l’export di cioccolato made in Italy nel mondo ha raggiunto 665 milioni di euro e siamo i primi nel mercato cinese. Ma anche gli Stati Uniti sono importanti. Oltre a noi nel mirino ci sono ovviamente la cioccolata belga, francese e tedesca. Se le supertariffe raggiungessero il 100%, di fatto i prezzi di questi prodotti raddoppieranno. Nell’ambito dolciario, rischiano di subire dazi «punitivi» anche i chewing gum (con o senza zucchero) e la marmellata di mirtilli rossi e di lamponi.
Pelati o passati. No ai pomodori
Pomodoro in tutte le forme: intero, a pezzi, in conserva e in polvere. Dazio «punitivo» anche su un ingrediente principe della cucina italiana. Si tratta di capire che tipi di pomodoro ci sono dietro ai codici indicati nella «black list» americana. Come ricorda la Coldiretti siamo l’unico Paese al mondo con 4.965 prodotti alimentari tradizionali censiti. Non compare, invece, nell’elenco Usa con il super dazio l’olio extra vergine d’oliva. Il comparto degli oli e grassi vale da solo 530 milioni del nostro export verso gli Stati Uniti. La Coldiretti ha lanciato comunque l’allarme per la politica «potenzialmente più protezionista» del presidente Usa Trump, che metterebbe a rischio i 3,8 miliardi di export agroalimentari, dopo che nel 2016 ha segnato un aumento del 6%.
Rayon, viscosa e stoffe sintetiche
Se la moda non finisce direttamente nel mirino degli Stati Uniti, sono invece alcuni tessuti paricolari a rischiare di subire i super dazi: tessuti in viscosa e rayon, singoli filati contenenti l’85% o più di fibre artificiali non destinati alla vendita al dettaglio. La moda made in Italy vale il 10,4% dell’export verso gli Usa ed è il terzo settore per importanza. Al primo posto ci sono i mezzi di trasporto e al secondo la meccanica strumentale, cioè la produzione di macchinari o impianti destinati a settori produttivi come le macchine agricole, macchine utensili o tessili, che vale il 18,6% dell’export italiano negli Usa (pari a 37 miliardi di euro nel 2016). Nella «black list» americana compaiono però le tosatrici con motore elettrico destinate all’agricoltura, che insieme ai cicli e motocicli di cilindrata fino a 500 cc sono gli unici prodotti, insieme ai tessuti e ad alcuni materiali adesivi, a non far parte del settore agroalimentare, il più rappresentato nella «black list» dei super dazi.