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 2017  marzo 31 Venerdì calendario

Cardin: i miei mobili ricoperti di lacca per sempre di moda

Disegnare, ossia «respirare». Ogni giorno un segno sulla carta, uno schizzo. Per buona abitudine, per creare qualcosa d’insolito, d’inconfondibile, per essere se stesso, Pierre Cardin. Cresciuto alla scuola di Paquin, Schiaparelli, assunto da Dior. Nel 1953 debuttò nell’alta moda, e un capo della sfilata fece la sua fortuna, quel cappotto rosso a pieghe, poi replicato su larga scala negli Usa in 200mila esemplari. Da qui l’idea di avviare il sistema delle licenze della griffe. Nel ‘59 la prima collezione prêt-à-porter, e poi la giacca senza collo, adottata dai Beatles. Uno stile sempre sperimentale, sempre proteso al futuro, applicato all’abito come al design. Per Cardin disegnare una manica o la gamba di un tavolo è partire dallo stesso denominatore, la linea. A volte retta, a volte curva. «La forma rotonda è l’infinito», commenta. Sculture utilitarie chiama i suoi pezzi d’arredo il grande couturier (95 anni), sottolineando il lato pratico dell’utilizzo di queste opere che vedremo esposte alla Galleria Carla Sozzani (dal 3 aprile al 1 maggio, in occasione del Salone del Mobile con aperture speciali) mentre nel negozio di Corso Como 10 ci saranno splendidi abiti del suo archivio.
Qui vedremo pezzi d’arredo vintage, degli anni ‘70, realizzati con materiali allora d’avanguardia come il perspex (la celebre lampa Ballon) il plexiglas, il laminato come per il tavolino composto da quattro piani. «Non sono solo pezzi decorativi ma funzionali, possono essere usati recto e verso. Ho fatto mobili in acciaio, in legno. Ma la lacca è il materiale che prediligo e che non passa mai di moda, ogni mobile è ricoperto da sette strati di lacca. Amo il processo della creazione e della fabbricazione ma quando poi le cose esistono concretamente le sento meno mie, me ne distacco».
Nella moda come nell’arte, nel design assistiamo a un ritorno agli anni Sessanta e Settanta.
«In ogni epoca si è sempre guardato indietro, è nostalgia per la giovinezza. Si ha voglia di ricreare momenti che forse non si sono vissuti abbastanza quando si aveva 20 o 30 anni».
Nel 1967, due anni prima dell’allunaggio dell’Apollo 11, lei aveva «sentito» il clima, creò la linea unisex Cosmocorps, poi introdusse nelle sue creazioni plastiche argentate. Nella sua antologia per immagini scritta da Jean-Pascal Hesse di prossima uscita da Assouline c’è una foto dove lei indossa addirittura la tuta dell’astronauta Armstrong. E adesso la recente scoperta di questi nuovi sette pianeti l’entusiasma?
«Meno della prima, perché non avrò il tempo di vedere gli sviluppi di una futura conquista spaziale! Per indossare la tuta diedi al custode una bustarella e m’infilai nello scafandro. Ma ciò che più m’inorgoglisce è di essere stato l’unico a potersi sedere sul seggiolino servito allo sbarco sulla luna. Allora sognavo una donna agile, indipendente».
A questa sua bella età, lei non demorde, tiene duro. A Newport, il 17 giugno, presenterà la nuova collezione.
«Penso sempre a spingermi più in là nella creazione. Immagino sempre qualcosa che non esiste, guardo gli altri per non ripetere ciò che è già stato fatto. La moda non è necessaria ma è utile, producendo fa diminuire la disoccupazione. Sono appassionato d’arte, ma non ho mai guardato alla pittura per ispirarmi, tutto deriva dal mio inconscio»
Cos’è per lei lo stile? E il lusso?
«Il lusso è la gioia di esistere attraverso l’atto della creazione, si arriva a questo tramite la ricchezza, ma non è nel mio spirito. Lo stile altro non è che il talento, io sono riuscito con il lavoro a rendere la mia personalità riconoscibile».
Negli anni d’oro dell’alta moda, le sfilate finivano con il sogno dell’abito da sposa, un simbolo del passato.
«Eh, sì perché oggi il piacere lo si consuma tutto prima. Un tempo la moda era come una parata. Il bianco ha sempre fatto sognare, però il mio colore prediletto è il verde, quello della foresta che amavo da piccolo. E poi è il respiro».
Il suo talento è multiforme, dai primi costumi per il film di Cocteau e Visconti, agli ultimi due spettacoli da lei prodotti (Dorian Gray e Marlene Dietrich), si è anche applicato all’architettura immaginando quel Palais Lumière, un grattacielo che doveva sorgere vicino a Venezia, progetto rimasto una chimera.
«Intoppi politici, ma prima o poi sono sicuro che si farà».
La Francia sta per andare alle elezioni, e l’Europa scricchiola. Cardin come la vede?
«Ho l’impressione che i candidati si accusino a vicenda. Io credo molto all’Europa, ci abbiamo messo molto tempo a unirci e ora disgregarci sarebbe un disastro, difendo l’identità europea. L’unione fa la forza ed è un antidoto a possibili guerre interne. Anche la moda e la creatività possono fare da collante per la pace nel mondo».