ItaliaOggi, 31 marzo 2017
Diritto & Rovescio
Il ministro della Pubblica amministrazione (mica noccioline), Marianna Madia, è stata presa con le dita nella marmellata dal Fatto che ha scoperto che nella sua tesi di dottorato a Lucca ci sono 4 mila parole copiate da altri lavori (plagio) senza citarne la fonte con la necessaria virgolettatura. Di fronte a questa accusa sono scattati subito gli schiumogeni. La Madia ha immediatamente annunciato che chiederà i danni. Non è una certezza, ottenerli. Ma solo un’ipotesi. Poi si è mosso il direttore dell’Imt di alti studi di Lucca Pietro Pietrini che, complicando la faccenda, ha detto: «Lavoro pregevole, quello della Madia. Tant’è che è stato pubblicato da due riviste internazionali e, in particolare, sul Cambridge Journal of Economics». Ma non dice se lo pubblicherebbe adesso che si è scoperto il plagio. Poi, autoaffondandosi, spiega: «Le fonti non sono state indicate nel testo ma nella bibliografia». Vuol dire che le regole canoniche della ricerca non le conosce, non solo la Madia, ma anche uno che dovrebbe essere un’autorità (e forse lo è) nel settore.