Corriere della Sera, 31 marzo 2017
Il pm con la cravatta tricolore: legali bravi, ho imparato molto. Intervista a Michele Ruggiero
ROMA Sarà che lui è nato il 4 novembre, festa dell’Unità nazionale, ma a nessuno ieri è sfuggita la cravatta tricolore indossata in Aula dal pm Michele Ruggiero, 51 anni, di Bitonto.
Aveva un significato?
«Perché vi meravigliate? Sono i colori che porto nel cuore, i colori della nostra bandiera, esprimono fedeltà alla Repubblica. La cravatta l’ho avuta in regalo non dico da chi: comunque da nessun movimento, nessun partito. E non escludo d’indossarla ancora, in futuro».
Già, ma sfoggiarla proprio il giorno della sentenza del processo di Trani alle agenzie di rating internazionali che declassarono l’Italia nel gennaio 2012, non è sembrata una scelta casuale.
«Se è per questo, durante il processo non l’ho mai messa, proprio per evitare strumentalizzazioni. L’ho messa il giorno della sentenza, quando ormai la battaglia era finita».
Battaglia persa, dottor Ruggiero. Dopo più di due anni di processo (anche costoso) e tanti nomi eccellenti chiamati a testimoniare (Monti, Tremonti, Padoan) il tribunale ha deciso: tutti assolti.
«Non posso rimproverarmi nulla, ho servito come sempre la ricerca della trasparenza e della verità, la mia missione di magistrato è compiuta. Battaglia durissima».
Solo contro tutti?
«Beh, in effetti avevo di fronte almeno 10 avvocati bravi e preparati. Da loro ho imparato molto, alla fine li ho ringraziati, comunque per me è stata una crescita. Attenzione, però...».
A cosa?
«Il giudice nella sentenza ha stabilito che la manipolazione del mercato, a seguito del doppio declassamento, ci fu. Il fatto sussiste – ha concluso il tribunale – anche se non ci fu dolo ma colpa. E la manipolazione colposa dà comunque diritto al ristoro in sede civile alle parti offese. Io non parlerei, perciò, di partita vinta o persa. Occorre sempre aspettare le sentenze definitive».
Vuole dire che ricorrerà in appello?
«Non è detto. Io sono innanzitutto un promotore di giustizia prima che un pubblico accusatore. Aspetterò, dunque, le motivazioni e se tra 90 giorni i giudici mi dovessero convincere della bontà della loro decisione assolutoria, non per forza presenterò appello».
L’ha chiamata qualcuno a fine giornata?
«Uno dei miei cinque figli, Giovanni, impegnato in Sicilia con le Olimpiadi di greco. Ci siamo fatti coraggio».