Corriere della Sera, 31 marzo 2017
La nostalgia di Villaggio
Scatto di amor filiale. L’altro ieri la figlia di Paolo Villaggio, Elisabetta, ha postato su Facebook un pensierino amaro sul fatto che «papà è stato abbandonato dal cinema italiano». E invece: «Non starà al meglio, ma mio padre c’è». A insaputa dell’attore, che non usa i social, si è scatenato un putiferio, tutto a suo favore: la discussione è diventata, come si dice, virale e anche chi non va al cinema da anni ha subito parteggiato per il grande Fantozzi, la maschera della commedia dell’arte del 900.
«Forse ho sbagliato io, ho esagerato» dice adesso la figlia travolta dallo tsunami in Rete ma anche dalla gioia di vedere il famoso papà riconosciuto nel suo valore da chi non dimentica. «Nasce tutto dal fatto che l’altro giorno abbiamo visto in tv i David di Donatello – racconta —, in particolare la premiata Bruni Tedeschi. E ho scorto nei suoi occhi un velo di profonda tristezza, amarezza e nostalgia». Chiaro, forse pure giustificato: Villaggio ha dominato il cinema comico degli anni 70-80, prima ancora rivoluzionò la tv con Fracchia e soci, ma ora è da qualche anno assente dagli schermi, l’ultimo Fantozzi è del 1999, poi ha lavorato con Salvatores, ma certo sono lontani i tempi delle Comiche e dei record di incassi. E del resto tutto quel cinema è lontano. Ma suo padre è depresso? «Assolutamente no. Si è trattato solo di questi David che gli hanno fatto pensare che lui non era lì, a quel premio che vinse due volte col film di Fellini “La voce della luna” e con “Il segreto del bosco vecchio” di Olmi, titoli di cui è particolarmente fiero».
Il suo pubblico comunque si è fatto sentire: alle 20.38 di ieri c’erano 558 commenti, oltre 2.300 mi piace, 249 condivisioni del messaggio di Elisabetta. Fan di Villaggio che gli danno del mito tout court, dicono che lui è sempre presente; c’è chi scrive «Tutti siamo Fantozzi», qualcuno si sbilancia e lo paragona ai filosofi greci, indeciso se somigli più a Socrate o Platone, ma forse se dobbiamo restare nei paraggi sarebbe meglio Aristofane che faceva ridere. Villaggio non ha chiuso la carriera, anche se tradito? «Beh, ho usato di getto parole grosse, forse ho sbagliato. Qualche progetto esiste, di nascosto; ultimamente ha fatto teatro ma è fatica perché si viaggia, si sta in piedi… comunque non è detta l’ultima parola. Del resto a 85 anni, lui li compie in dicembre, non si è ragazzi, anche il mio amato Bruce Springsteen a quell’età non saltellerà più tanto».
La storia di Fantozzi, uno dei personaggi eterni, che resteranno, almeno come la Corazzata Potemkin (che l’attore in privato ama molto) continua anche se con altre coordinate. È difficile la serata d’addio per un attore, sono note le tristezze che hanno accolto la terza età di grandi del cinema come Gassman, Tognazzi, Manfredi e lo stesso Fellini, lui davvero tradito, rimosso, dimenticato. «Ma sono stupita e mio padre più di me del polverone sollevato, l’avessi saputo non l’avrei fatto. Altre volte avevo postato annunci, commenti, auguri e non era successo nulla. È lo sfogo di una figlia affettuosa, mentre Paolo voleva mandare i complimenti a Valeria Bruni. La sua tristezza? È ovvia, si sente fuori dal cinema di oggi...». Ma del cinema di ieri Villaggio è stato un eroe. E i suoi fedeli ieri l’hanno ricordato, anche per le parti drammatiche. «Chiaro che Fantozzi rimane il figlio prediletto, specie i primi film di Salce, ma lavorare con Fellini e Olmi è stato un premio che ha rivitalizzato il secondo tempo della sua carriera».