Corriere della Sera, 31 marzo 2017
La campionessa che sceglie l’università
Hannah O’Sullivan sin da piccola ha avuto due passioni: la matematica e il golf. Ha cercato di non rinunciare a nessuna delle due, ma adesso che a 18 anni è diventata una delle più grandi promesse americane del green, ha dovuto prendere una decisione. E nonostante sontuose offerte di ingaggi e sponsor, ha preferito lo studio alla Duke University nella Carolina del Nord.
«In giro nei tour ci sono mie coetanee che fanno cose eccezionali – ha spiegato lei con semplicità —. Ma ho capito che per me l’esperienza del college era veramente importante, e non c’era nessun motivo per rinunciarvi».
Hannah era pronta a entrare con tutti gli onori nella Lpga, l’associazione statunitense delle golfiste professioniste. Farlo significava però rinunciare per sempre a lezioni e goliardia. Ha optato per la vita da studentessa, senza mettere da parte la passione per i prati verdi. La Duke University ha una fortissima squadra di golf femminile, le temibili «diavolesse blu», e Hannah ha ritrovato anche la sua amica Leona Maguire, quattro anni più grande e un corposo palmares.
Karen Stuplles, ex vincitrice dei British Open, ritiratasi tre anni fa, ha commentato così: «Il mondo professionistico è lì che aspetta. E se tu sei brava, in pochi anni puoi recuperare». Ma non è semplice in uno sport che brucia tempi e atleti. Lydia Ko è diventata numero uno a 17 anni, l’eta media delle giocatrici al vertice è di 24. Insomma, per Hannah questo era il treno veloce da non lasciarsi scappare. Ma lei ha preferito salire su un altro, chissà quanto più lento.
Il padre Greg è orgoglioso della sua bimba, che ha «resistito alle pressioni di agenti e pubblicità». Dice che «Hannah è fatta così, non c’è nessuno che possa guidare una che ha sempre fatto meglio di quanto si sperasse».
È stato proprio lui, golfista per diletto, a portarla per la prima volta su un campo di minigolf quando aveva sei anni. Un talento precoce: l’anno dopo era già in grado di battere il papà, a otto anni la vittoria del primo torneo, a dodici è la più giovane vincitrice del California Junior Girls championship.
L’anno della svolta è il 2015. Appena sedicenne ottiene il via libera per partecipare al Gateway Classic, tappa prestigiosa del Symetra tour che è l’anticamera del professionismo. C’è chi storce il naso, dubita che un’adolescente sia in grado di competere a quei livelli. Hannah mette a tacere tutti, diventa la più giovane vincitrice di sempre e la prima non professionista dal 1999. Sei mesi dopo conquista anche l’Us Women’s amateur, il più importante torneo statunitense riservato alle non professioniste. E nel 2016 sale in cima alla classifica che decreta le future campionesse.
È l’anno della consacrazione, ma anche quello dei dubbi. «C’era molta gente che mi dava consigli – ha raccontato al New York Times —. Un sacco di voci, anche dentro di me». Lo scorso aprile decide di rinunciare all’università di Gaston a Dallas e si prepara invece per entrare nella lega professionistica. Disputa i primi tornei, non più come ragazzina infiltrata. Ma non è felice. Confida alla madre: «Ho sempre sognato di andare al college e di fare amicizia con i compagni. Per colpa del mio successo nel golf, sto rinunciando a questo sogno». Finalmente capisce qual è la sua strada: «Ho cercato di bilanciare lo studio con il golf. Non voglio perdere l’opportunità di giocare per il mio college ma anche di stare seduta in classe con i miei amici».
A febbraio è andata con i genitori in Corea del Sud, il Paese da cui proviene la madre, un viaggio a lungo rinviato per non rinunciare ai tornei. E non presentandosi alla Founders Cup ha anche potuto festeggiare con un pranzo al ristorante i 51 anni di papà Greg.
Hannah continua a giocare ad alto livello. Da ieri è in gara all’Ana Inspiration, il primo dei grandi tornei femminili della stagione americana. Ma ha capito che questa non poteva essere l’unica ragione della sua vita. Il suo motto, scritto anche sul profilo Twitter, è un versetto della Bibbia: «Tutto posso in colui che mi dà la forza».