il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2017
Dai monti al mare. I parchi fantasma interrotti e contesi
Interrotti, frammentati. Esistono sulla carta ma nella realtà non hanno una governance né una gestione chiara: e mentre alla Camera si discute la proposta di riforma delle aree protette, da decenni ci sono situazioni critiche ignorate. A raccontarle è il dossier del Wwf “Parchi in Italia: un paese ricco di diversità e privo di tutele”.
Il parco declassato. Nord Italia: tra il gruppo montuoso Ortles – Cevedale e le vallate alpine della Lombardia, del Trentino e dell’Alto Adige, tra qualche giorno Dànilo spiccherà il volo. È un gipeto, comunemente chiamato avvoltoio barbuto, di un mese e mezzo che a fine primavera sarà lasciato libero nel parco dello Stelvio dove ce ne sono sette coppie. Eppure questi 130mila ettari, che vanno dai 650 metri di altezza fino ai ghiacciai, non si sa chi li gestisce. “Il Parco – spiega il Wwf – ha sempre avuto una governance legata allo statuto speciale delle province di Trento e Bolzano”. A capo un Consorzio tra Stato, Province e Regione Lombardia. “Per decenni – si legge nel dossier – la tutela dell’area è stata inerziale o discutibile, come nel caso degli insediamenti e degli impianti per i mondiali di sci dell’85”. Poi, il Consorzio è stato sostituito da un Comitato nazionale che, però, ha solo compiti di coordinamento e di indirizzo: tocca agli enti locali redigere i regolamenti. Peccato che le linee guida del comitato non dicano cosa questi regolamenti debbano contenere. “Il rischio – spiega Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – e che diverse aree dello stesso parco si ritrovino a essere gestite in modo diverso”.
Il parco che non c’è. Sardegna. L’azzurro del mare del golfo di Orosei è accecante oltre le pinete, gli arenili, le grotte e le pareti calcaree. Qui, per secoli, si è arrivati solo via mare. E poi foreste di lecci, castagni e di tassi. Anche i millenari Tedderieddu, monumenti vegetali. “Poiché vivono molte specie rare – si legge su un sito per il turismo – si è deciso di tutelare la zona creando il Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, una riserva naturale da esplorare sui sentieri escursionistici”. Ma è così? “In qualsiasi Paese, un patrimonio così ricco e unico di biodiversità verrebbe preservato e valorizzato – spiega il Wwf – In Italia, invece, è trascurato”. Il Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu infatti esiste su carta, ma non nella pratica. “Gli organi non sono mai stati costituiti e l’applicazione della disciplina di tutela è stata rinviata, nel 2005, al raggiungimento di un’intesa tra Stato e Regione. Ma in 12 anni, con l’avvicendarsi di numerosi governi nazionali e regionali, l’accordo è ancora in mente dei”.
Il parco interrotto. Abruzzo: 50 chilometri di costa compresa tra Ortona e Vasto che racchiudono Siti d’Importanza Comunitaria (Sic) e Riserve Naturali Regionali. Un’area che, nel 2001, è stata indicata come parco nazionale ma che ancora non esiste. “Nel 2015 il commissario del governo ha stabilito il perimetro del Parco – spiega il Wwf – e l’ha consegnato alla presidenza del Consiglio nel 2015. Oggi, a marzo 2017, siamo costretti a rilevare che non c’è alcuna traccia del decreto che lo costituisce”. Anche la vita del commissario non è stata facile, nominato solo nel 2014 dopo diverse proroghe: “Gli interessi locali sono tanti – spiega Caserta – le aree protette impongono vincoli che ostacolano la cementificazione, la caccia e la ricerca del petrolio”. La Regione aveva anche provato a farne un proprio parco regionale. Ma è stato bocciato dalla Consulta: le riserve marine sono di competenza dello Stato.
Il parco ignorato. Il Delta del Po è una cosiddetta “zona umida”, caratterizzata da ricchezza di flora e fauna “sulla cui tutela – spiega Caserta – l’Italia è stata spesso bacchettata dall’Unione europea”. Qui, ad esempio, ci sono 300 specie di uccelli, 40 di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili. Ma è anche una zona ad alta presenza umana che, se non controllata, è soggetta a inquinamento. “La sua conservazione fa capo a due diversi parchi regionali – spiega il Wwf –: Emilia Romagna e Veneto. Ma nei decenni non hanno saputo garantire, anche per scarsità di finanziamenti e di personale, una tutela effettiva”. Il problema, secondo l’associazione, è che sia stata ad esempio consentita la caccia nelle aree contigue (come nelle Valli di Comacchio) e che, nonostante l’area sia stata riconosciuta a giugno 2015 come una Riserva della Biosfera dell’Unesco (qualifica per l’integrazione ambiente – uomo) si stia puntando, invece, ad approvare una delega al governo (proprio nella riforma in discussione alla Camera) per istituire un parco interregionale. “Scompare così l’idea di farne un parco nazionale – spiega Caserta – che, per definizione, è più tutelato dalle leggi nazionali e rende più difficile inserire deroghe”. E che, elemento non da poco, può contare su finanziamenti certi, provenienti dai fondi nazionali.