Corriere della Sera, 31 marzo 2017
La scalata di Geraldine, dalle grida a 5 miliardi
«In un settore tradizionalmente dominato dagli uomini, essere una minoranza può diventare un punto di forza, ci permette di osare», afferma Geraldine Sundstrom, francese, 42 anni e 2 figli, che applicando il suo metodo è diventata managing director e portfolio manager, con oltre 4,5 miliardi di dollari di asset gestiti, nell’ufficio londinese di Pimco, il maggiore gestore mondiale di bond. «Soprattutto quando ero giovane, ed ero spesso l’unica donna sul trading floor, mi permettevo di dire la verità. Quando c’è un’organizzazione gerarchica, gli uomini tendono ad essere yesmen. E le poche donne, sentendosi minoranza, non vogliono sembrare diverse. Invece dobbiamo osare, perché noi donne vediamo le cose in modo differente. Io non voglio apparire come un uomo, mi vesto in modo colorato e non ho paura di dire quello che penso», spiega.
A Pimco Sundstrom è approdata nel 2015. «A questo stadio della mia carriera sono considerata alla pari dai colleghi maschi, non era così agli inizi. La mia esperienza insegna che è utile avere un mentor, ma spesso finisce per diventare un tormento. A quel punto, meglio andarsene. Perciò dico: bisogna osare, ma anche essere pronte a lasciare. Quando ho cominciato, cambiavo lavoro ogni 18/24 mesi».
L’investitore donna è diverso da un investitore uomo, sostiene Sundstrom. «Noi donne non cerchiamo di brillare o diventare superstar. L’obiettivo è fare un buon lavoro per il cliente, ci prendiamo cura del denaro, lo rispettiamo. Assumiamo meno rischi e perciò siamo più stabili. L’attitudine tipica di un investitore donna è: vinciamo quando non perdiamo». Ecco il suo scenario per il 2017: «La crescita globale si amplia e non vediamo recessioni davanti a noi, ma ci sono molti rischi all’orizzonte». E i pericoli principali? «La Cina, che ha molti squilibri, soprattutto legati all’indebitamento, ma anche ai deflussi di capitale. Però nel 2017 resterà stabile». Il secondo rischio deriva dalle politiche monetarie, perché «la normalizzazione della Federal Reserve e della Bce non sono esenti da pericoli. Ci attendiamo che l’Eurotower continui a ridurre il programma di acquisti di titoli, già tagliato di 20 miliardi mensili. E infatti lo spread su Btp e Bonos si è già allargato. Alcuni suggeriscono che la Bce dovrebbe cominciare a rialzare i tassi prima di terminare il Qe, per evitare che gli spread riprendano a salire. Sarà una transizione delicata». Infine esiste il rischio politico. «Negli Usa abbiamo avuto Trump, ma il rischio legato alla sua elezione sta diminuendo, perché c’è più scetticismo sul fatto che da presidente realizzerà, in positivo e in negativo, tutto quello che ha promesso in campagna elettorale. I mercati ne stanno prendendo atto e i rendimenti stanno salendo. L’economia Usa non ci preoccupa: la disoccupazione è bassa e la deflazione è scongiurata definitivamente, mentre in Europa è troppo presto per dirlo». Però «è l’Europa l’area che ci piace di più tra i Paesi avanzati». A marzo Pimco ha rialzato le stime di crescita per l’eurozona tra l’1,5 e il 2%. «Anche se Francia e Italia rappresentano il maggior rischio politico. Ci sono le elezioni presidenziali in Francia e la possibilità di vittoria di Marine Le Pen, sebbene improbabile, non è uguale a zero». E poi c’è l’Italia che «rende gli investitori nervosi. Finché non vedremo più chiarezza, dobbiamo restare prudenti».
ll portfolio di Geraldine tipico per tempi di grande incertezza come quelli attuali? «Deve essere flessibile, per adattarsi ai cambiamenti rapidi. Mi piacciono le azioni in modo ragionevole, quindi consiglio un peso del 40%, e il mercato azionario europeo è il mio preferito. Allo stesso tempo dobbiamo investire anche in reddito fisso per diversificare il rischio. Se i tempi cambiano, possiamo modificare i mix. Perciò è bene conservare sempre una certa liquidità».