Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il dietrofront di Emiliano
Quanta gente se ne andrà dal Pd? D’Alema sembra sicuro, ma Emiliano, nonostante il forte discorso antirenziano pronunciato sabato durante la convention dei dissidenti al teatro Vittoria di Roma, ha l’aria di aver cambiato idea. Rossi - il governatore della Toscana - non ha voluto commentare, anche se si direbbe fuori. E ascoltando l’intervista di Bersani a Lucia Annunziata si ha l’impressione che l’ex segretario inclini decisamente per l’addio.
• Mi aspettavo che questi eventuali addii si consumassero ieri, giorno dell’Assemblea nazionale democratica all’hotel Parco dei Principi di Roma.
No, si definiranno quasi certamente domani. Renzi si è dimesso da segretario, e questo è l’atto formale che dà l’avvio alla fase congressuale. La quale si apre appunto domani, con una direzione convocata per la nomina della commissione di garanzia per il congresso. A parte D’Alema, che ieri non ha neanche seguito i lavori della direzione («conosco Matteo, è inutile discuterci»), gli altri dovrebbero far conoscere le loro intenzioni, e una volta per tutte, fra ventiquattr’ore.
• Che cosa ha detto ieri il segretario uscente?
Non è senza significato che Renzi abbia parlato avendo al suo fianco, oltre ai vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, anche il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Uno dei punti dello scontro di questi giorni riguarda proprio il sostegno al governo. I dissidenti hanno reclamato la garanzia di tenere in piedi Gentiloni fino alla scadenza naturale della legislatura. È una presa di posizione alla quale Renzi e renziani non si sono piegati. E però lo stesso segretario, nella sua replica, ha ricordato che all’atto dell’insediamento la sinistra Pd sostenne che avrebbe deciso il suo appoggio al governo «caso per caso». È l’ennesimo punto di contraddizione di quelli che vivono Renzi come un intruso. Renzi, salutato da un lungo applauso dell’assemblea (ma un poco arruffato, un poco appesantito, in camicia bianca ma senza cravatta), ha anche detto: «Fuori di qui ci stanno prendendo per matti. Fermiamoci. La nostra responsabilità è nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino. C’è una frattura forte nella politica e nella società italiana, c’è un prima e un dopo il 4 dicembre. E io ne sono responsabile: il referendum è stato una botta per tutto il sistema Paese e noi dobbiamo rimettere in moto il Paese. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani. Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza. Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perché solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico. Non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica “tu non vai bene, tu non sei parte di questa comunità” avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci».
• E Emiliano? Con che parole ha fatto marcia indietro?
«La soluzione è a portata di mano. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno. Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui».
• Addirittura. Ma l’altro giorno non s’era vergognato di avere appoggiato Renzi?
Sì, sabato s’era scusato per aver aver appoggiato Renzi nel 2013. Poi, sempre sabato, aveva aggiunto: «Oggi sto con Speranza e Bersani perché sono due persone perbene. Ed essere persone perbene significa non fare tattica su temi per cui ti dovresti vergognare di fare tattica». Rilegga la frase e vedrà che il senso nascosto è: «Renzi non è una persona perbene». Il cambio di opinione da parte del governatore della Puglia sarebbe dovuto al fatto che i renziani potrebbero togliergli l’appoggio in Regione e mandarlo a casa. Non pare neanche che nella nuova formazione a sinistra del Pd per Emiliano sia pronta una qualche posizione di leadership. Pure in Toscana potrebbe esserci un ribaltone: 20 dei 22 consiglieri che appoggiano il governatore Rossi sono renziani.
• Qual è la posizione di Bersani?
L’ultima dichiarazione l’ha raccolta in tv Lucia Annunziata. «Non vogliamo mandare a casa Renzi per forza. Stiamo dicendo che vogliamo discutere di una correzione di rotta. Renzi ha alzato un muro. Ma se si va avanti così, non sarà possibile aprire una discussione. Sono di sinistra e non sopporto di vedere un livello di diseguaglianza così aberrante. Sarà anche lui di sinistra, ma perdiamo rapporti con un pezzo di Paese. Lavoratori insegnanti e piccoli imprenditori non ci capiscono».
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