Corriere della Sera, 20 febbraio 2017
Manovra correttiva, il conto si riduce da 3,2 a 2,5 miliardi con l’aumento del Pil
ROMA Potrebbe scendere a 2,5 miliardi di euro il conto della manovrina correttiva chiesta all’Italia da Bruxelles per evitare una nuova procedura d’infrazione per debito eccessivo. Sarebbe uno sconto non da poco rispetto ai 3,2 miliardi indicati a gennaio dalla commissione europea. Non si tratta solo di una speranza del governo italiano. Ma anche di un obiettivo a portata di mano grazie ai dati incoraggianti sulla crescita del nostro Pil, il prodotto interno lordo, arrivati pochi giorni fa. Lo sconto renderebbe la manovra più leggera. Ma sarebbe sempre necessario trovare risorse, agendo sulle leve della spesa e delle entrate. Scartata l’ipotesi delle accise sulla benzina, il governo vuole evitare anche l’impressione di voler introdurre nuove tasse. Tanto più che la manovrina si sovrapporrà a una campagna per le primarie del Pd che si annuncia bella tesa. E dove il taglio delle tasse, sia realizzato che promesso, giocherà un ruolo decisivo. Per questo sembra difficile che nel testo entri quella revisione delle agevolazione fiscali in base al reddito, che pure è sul tavolo dei tecnici. L’ipotesi è che al di sopra di una certa soglia, tra i 75 mila e 100 mila euro lordi l’anno, si riducano fino ad azzerarsi alcune detrazioni considerate meno sensibili: non quelle per le spese mediche, ad esempio, o sul mutuo. Ma, sempre per fare un esempio, quelle per le attività sportive dei figli o sulle spese veterinarie. Al limite se ne potrebbe parlare più in là, ad aprile, quando il governo metterà mano al Def, il Documento di economia e finanza che traccia la strada per la prossima Legge di Bilancio. L’unica tassa che potrebbe salire, perché popolare, è quella sui giochi. Per il resto il grosso della manovrina arriverà dall’estensione dello split payment, il meccanismo anti evasione che consente alle pubbliche amministrazioni di versare l’Iva direttamente nelle casse dello Stato e non ai fornitori. L’idea del governo è di estendere la procedura anche alle società controllate dal settore pubblico. Superando le resistenze delle aziende, che finiscono per avere meno liquidità in cassa, con un’accelerazione dei rimborsi Iva. Da questo capitolo il governo punta ad incassare più di un miliardo di euro, di fatto metà manovrina. Il resto arriverebbe dall’extra gettito prodotto dalla centralizzazione degli acquisti pubblici attraverso la Consip, 700 milioni di euro. E, alle peggio, da qualche taglio ai ministeri.