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 2017  febbraio 20 Lunedì calendario

La marcia silenziosa delle vetture elettriche. I prezzi vanno giù, l’autonomia su

In giro se ne vedono ancora poche, ma chi le ha acquistate non si pente. E anzi diffonde il «verbo» alimentando curiosità e interesse sulla tecnologia a emissioni zero. Le automobili a batterie ( e quelle ibride plug-in), chiave di volta per costruire un futuro a basso impatto ambientale, sono gocce nel mare del mercato mondiale, ma la fase pionieristica è alle spalle. Dal 2010 a oggi le vendite sono passate da 4 mila a oltre 400 mila unità. Nel prossimo decennio – quello che si apre nel 2020 – si attendono segnali ben più consistenti: con i costi delle batterie in calo, con il moltiplicarsi dei modelli e dei punti di ricarica, il bilancio annuo è destinato a salire in modo vertiginoso. 
O almeno così la pensano i costruttori, «costretti» ad attaccare la spina per diverse ragioni: primo perché il trend non può essere ignorato e chi oggi è fuori da questo settore rischia di finire emarginato; secondo: con i combustibili fossili sotto tiro, e in particolare il diesel, le «pile» diventano indispensabili per evitare le salatissime multe che l’Unione europea (e in altri zone del mondo le analoghe autorità di controllo) eleverà a chi sfora i limiti sulla CO2. Insomma la strada è tracciata, ora si tratta solo di capire quanto sarà lungo il viaggio. Uno studio di McKinsey prova a rispondere. Insieme alle proiezioni, indicazioni, utilissime, dagli automobilisti che hanno già abbracciato la rivoluzione e da chi è intenzionato a farlo. «In Germania addirittura il 44% degli intervistati prende in considerazione l’acquisto di veicoli elettrici – spiega Michele Bertoncello di McKinsey & Company—. Ed è importante: perché nel momento in cui si inizia a considerare l’idea di comprarli si forma una conoscenza tecnica e funzionale. Ma anche emozionale: per alcuni l’auto è solo un mezzo di trasporto, ma per altri è una forma di soddisfazione personale. E c’è un elemento interessante: i primi acquirenti sono trainati dalla passione». È «l’effetto Tesla», la capacità di alcune aziende, in primis quella guidata di Elon Musk, di stuzzicare i clienti con prodotti sofisticati e dal design curato. A conferma che l’aspetto ecologico da solo non basta a convincere la gente. Se 7 anni fa le prime vetture altro non erano che «trasformazioni» di versioni già esistenti a benzina e gasolio – con rare eccezioni fra i costruttori «tradizionali», tipo la Nissan Leaf —, quelle di oggi, ma soprattutto quelle che vedremo dal 2019 in avanti, devono trasmettere personalità, innovazione ed emozioni. E poi naturalmente devono essere convenienti, perché il prezzo resta l’ostacolo principale alla diffusione di massa. Le buone notizie in questo senso arrivano dalla riduzione dei costi delle pile agli ioni di litio (-80% in sei anni), dall’aumento della potenza che si traduce nel raddoppio dell’autonomia, e dagli incentivi pubblici concessi in diversi Paesi. Negli Usa, per esempio, la Tesla Model 3 (prenotata da 398 mila persone), grazie a un bonus di 7.500 dollari, scende a 40 mila dollari. Un listino molto più abbordabile. Ai saloni dell’auto è un fiorire di prototipi. «Si moltiplicano le concept – aggiunge Bertoncello —. Elettrificare un Suv è relativamente più semplice perché il costo finale è più alto e quindi il differenziale fra la versione a motore tradizionale e quello elettrico è inferiore rispetto a quanto accade per un’utilitaria. Anche qui l’aspetto emozionale conta tanto: i costruttori puntano sul design, la performance e la silenziosità dell’auto elettrica per coinvolgere nuovi clienti. L’obiettivo è portarli in concessionaria, per far conoscere e provare loro questi veicoli e aiutarli a superare eventuali preconcetti». I dubbi, però, riguardano anche altro: dove si farà il pieno di watt? Secondo le previsioni, le stazioni di ricarica passeranno dalle attuali 2 milioni a 12 nel 2020. La maggior parte localizzate nelle grandi aree metropolitane. Fondamentali gli accordi fra costruttori e aziende energetiche: «C’è un grande fermento intorno al business della ricarica – conclude Bertoncello —. Inizialmente verranno posizionate in ambito urbano e poi nelle grandi arterie di scorrimento. Più la rete si estende e più il modello diventa positivo per tutti i player di mercato. Fra il 2020 e il 2030 ci attendiamo che in Europa ci sia un numero sufficiente di punti di ricarica tale da assicurare anche gli spostamenti all’interno di una provincia, di una regione. E poi perché no, anche per i viaggi».