20 febbraio 2017
Oggi 100 - Pd
Chi sono quelli che se ne stanno andando dal Pd?
Si tratta della parte sinistra del partito. I nomi più famosi sono quelli di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. D’Alema è decisissimo: sta girando l’Italia per trasformare i “Comitati del No”, che si costituirono per bocciare il referendum sulla riforma costituzionale che s’è svolto il 4 dicembre, in gruppi di sostegno al suo nuovo movimento che si chiama ConSenso. Bersani non ha ancora ufficializzato l’uscita, sembra incerto, anche se dalle sue ultime dichiarazioni si direbbe che il divorzio è consumato. Poi ci sono altri pezzi grossi del partito, come il governatore della Toscana, Enrico Rossi (certamente fuori), o quello della Puglia, Michele Emiliano (forse fuori, ma non è sicuro). Aggiungiamo l’ex capogruppo Roberto Speranza, l’ex segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, e ancora altri.
Perché se ne vanno?
C’è intanto il fatto che non sopportano Renzi, forse persino fisicamente. Nelle conversazioni private lo qualificano come «bullo». Non sopportano il suo sistema di governo del Pd, che è in genere «prendere o lasciare». Renzi risponde che fin dal primo istante la sinistra del Pd gli ha messo i bastoni tra le ruote, con qualunque pretesto e spesso negando princìpi o proposte che al tempo di Bersani o di Veltroni condividevano. C’è però forse qualcosa di più profondo.
Che cosa?
Il Partito democratico è il risultato della fusione tra la Margherita - l’ex formazione dei democristiani di sinistra - e i Ds, ultima trasformazione del vecchio Pci. Già allora quella fusione venne definita come “fredda”, risultato cioè più di un calcolo elettoralistico che di una autentica messa in comune dei valori. Il sistema elettorale maggioritario spingeva ad assemblaggi di questo tipo. Ma oggi la Corte costituzionale ha imposto il ritorno a un sistema proporzionale. E col proporzionale anche un piccolo movimento, come quello che nascerà dalla fuoriuscita della sinistra Pd, può avere un peso. I sondaggi gli assegnano un 6% di consensi.