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 2017  febbraio 20 Lunedì calendario

Droni e laser, fra quei vicoli si combatte la guerra del futuro

La battaglia per Mosul è significativa per diversi motivi, ma soprattutto perché dimostra oltre ogni dubbio quanto il combattimento bellico sia cambiato negli ultimi 25 anni.
Dopo la fine della Guerra fredda la supremazia militare degli Stati Uniti sembrava confermare il loro ruolo di polizia globale. Ma l’invasione dell’Iraq nel 2003 inizia a sembrare, oggi, l’ultima vittoria convenzionale di uno stile di combattimento convenzionale. In termini puramente militari si trattò di un successo schiacciante, ma quasi immediatamente si trasformò in un disastro di guerra asimmetrica.
Il grande errore dell’amministrazione Bush fu quello di pensare che l’occupazione di Bagdad sarebbe stata facile quanto nel 1945 lo era stata quella di Tokyo o di Berlino. Ma gli strateghi non tennero conto di un cambiamento cruciale nella dinamica dei combattimenti: la guerriglia, o guerra partigiana, si era sempre combattuta tra monti, foreste o paludi. Adesso, invece, sia i luoghi dove potersi addestrare per compiere operazioni irregolari che gli obiettivi- chiave dei combattimenti si trovano in aree densamente edificate. Tutto si gioca sulla capacità di muoversi tra la popolazione civile come, per dirla con Mao Tse Tung, “un pesce nell’acqua”.
La vittoria della coalizione ha rappresentato dunque un anacronismo, dal momento che presente e futuro – sotto forma di terrorismo urbano aspettavano dietro le quinte. E molti terroristi provengono dalle fila dell’esercito iracheno che gli Stati Uniti hanno sconsideratamente smobilitato.
Al Qaeda è stata sostituita dal sedicente Stato Islamico, che ha scoperto che la città è il luogo ideale sia per tenere sotto controllo la popolazione che per difendersi dalle forze convenzionali. La guerra dei pick-up a cui abbiamo assistito nei primi giorni dei conflitti in Somalia, in Libia e in Iraq-Siria, era possibile solo in assenza di attacchi avanzati di aerei e drone.
Siamo ormai entrati nella fase della “nuova normalità”, come ama chiamarla il Pentagono.
Qualche tempo fa il generale Julian Alford, che dirige il Laboratorio di combattimento bellico del corpo dei Marines, ha messo in guardia sul fatto che le forze di terra finiranno per impantanarsi in combattimenti che si svolgeranno all’interno di contesti urbani smisurati e densamente popolati. «Dobbiamo capire in che modo combattere in un simile contesto», ha detto. Compito di Alford è quello di identificare i futuri teatri di guerra e fare simulazioni che permettano di guidare lo sviluppo della scienza e della tecnologia. «Ci saranno delle megacittà circondate da baraccopoli, ed è lì che dovremo combattere perché è lì che si troveranno le persone poco istruite, i giovani che non hanno migrato e sono furiosi per il destino che è capitato loro».
Non ha tutti i torti. In tutto il Medio Oriente, lungo la costa settentrionale dell’Africa, ma anche dell’Africa orientale e occidentale, il miglioramento delle condizioni sanitarie ha portato a un boom demografico che ha contribuito alla frustrazione e all’instabilità a cui assistiamo oggi. Secondo le stime del Pentagono, in tutto il mondo si contano 24 megacittà. La rapida urbanizzazione farà quasi raddoppiare il loro numero di qui al 2040. Cosa si può fare per addestrarsi a combattere in un teatro così complesso? Uno dei modi è fare ricorso alla cosiddetta “realtà virtuale aumentata”, che tramite speciali visori permette di aggiungere a un paesaggio realmente esistente effetti come veicoli, esplosioni ed aerei che sganciano bombe.
In questo scenario una delle maggiori preoccupazioni è rappresentata dagli ordigni esplosivi improvvisati (Ied). Come ha fatto notare un think tank di Washington: «Tutte le aree sottratte all’Isis sono disseminata di trappole esplosive. E ciò non solo rallenta l’avanzare delle Forze irachene e curde, ma fa anche salire il numero delle vittime, impedisce il reinsediamento delle popolazioni sfollate e porta, in alcuni casi, a rivendicazioni di natura etnica-settaria messe a segno dalle milizie sciite ai danni dei sunniti». Ben più difficile è andare avanti fronte agli Ied nascosti all’interno della rete di cunicoli sotterranei che gli uomini dell’Isis scavano per mettersi al riparo dagli attacchi aerei, a Mosul e non solo.
La tecnologia mette a disposizione risorse quasi illimitate, come i mini-drone da ricognizione, adatti a zone densamente edificate. Per identificare gli Ied si potrebbe forse ricorrere anche a droni armati e in grado di rilevare gli odori associati agli ordigni esplosivi. Ma è anche vero che, come è stato fatto recentemente notare da un gruppo di ricerca, «nelle mani sbagliate i droni sono un elemento in grado di stravolgere le regole del gioco» e che a Mosul i combattenti dell’Isis hanno preparato una grande quantità di piccoli droni pronti ad esplodere.
Eppure ciò che preoccupa più di ogni altra cosa è la determinazione con cui l’Isis intende trasformare in scudi umani ed ostaggi le migliaia di civili rimasti intrappolati a Mosul. Molte famiglie sono state sterminate mentre tentavano di lasciare la città. E stando a diverse fonti, molti combattenti dello Stato islamico sarebbero stati uccisi perché considerati sleali o aver manifestato l’intenzione di andarsene. Per rimpolpare le proprie fila, l’Isis punta ad arruolare soldati bambini, ricorrendo alla forza e alle minacce alle famiglie.
Ma la novità più preoccupante è data dal fatto che lo Stato islamico sta spingendo alcuni dei suoi più fidati combattenti a mimetizzarsi tra la popolazione civile per compiere attentati di rappresaglia sia contro di essa che contro le forze irachene. E molti esperti ritengono che in altre zone dell’Iraq e della Siria, ma anche dell’Europa, si stiano già progettando degli attacchi a scopo diversivo.
Tutto ciò evidenza quanto le modalità di combattimento siano cambiate negli ultimi anni. I tentativi di limitare il costo della guerra urbana in termini di sangue la renderà molto onerosa in termini economici. E come la lotta contro l’Isis in Siria, Iraq e Libia dimostra, in futuro le guerre non si combatteranno prevalentemente su terreni aperti, ma all’interno dei villaggi e delle città.
(Traduzione di Marzia Porta)