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 2017  febbraio 20 Lunedì calendario

«Non risponderei a uno come me, faccio il buffone». Intervista a Enrico Lucci

ROMA Vestiti seriamente e poi parliamo» dice pacato Pierluigi Bersani all’ex Iena Enrico Lucci, versione soldato dell’Armata Rossa che irrompe all’assemblea della minoranza Pd (giovedì su Rai2 a Nemo- Nessuno escluso). Michele Serra ha dedicato al blitz la sua Amaca di ieri: se uno si traveste e fa interviste invocando l’articolo 21 che tutela la libertà di stampa e di pensiero, sta facendo informazione o spettacolo?
Enrico Lucci  giriamo la domanda a lei: ha letto Michele Serra?
«Non ero vestito da guardia, ma da Stalin: l’unico che farebbe funzionare bene il Partito democratico».
Va bene, ma cosa pensa della riflessione di Serra?
«Uno come lui che leggo e stimo da trent’anni... C’ha ragione, è vero l’articolo 21 protegge sia i giornalisti intelligenti come lui che i clown scarsi come me. Protegge tutti».
Il travestimento aveva senso?
«Mica ho costretto Bersani a rispondermi. Poi mi sono sono avvicinato di nuovo quando lo intervistava Lucia Annunziata e tratteneva le risate. Gli ho detto: “Guardami bene, ti sembro uno che non è serio?”».
Giovedì questi siparietti andranno in onda, giusto?
«La televisione è fatta di tante cose, chi decide dove si può fare o non fare una cosa? Odio la tv aggressiva di vent’anni fa, tutto il caos è fatto più dalla sicurezza che da me, io faccio la mia buffonata».
Buffonata in cui, però, invoca l’articolo 21...
«Anche la citazione dell’articolo 21 è una cosa assurda, possibile che Michele Serra, l’ex direttore di Cuore non lo comprenda?».
In effetti non si comprendeva perché lo invocasse.
«Capisco che sia paradossale, conosco la differenza tra una buffonata e il giornalismo sedicente serio. Ma spesso con le buffonate racconti le cose meglio che con l’italiano forbito da gentiluomo. Pensa che in questo insensato dibattito nel Pd sia io l’unico pagliaccio?».
Che c’entra? Qui parliamo del modo di fare informazione.
«Non vado a casa di Bersani e pretendo di entrare, l’assemblea è pubblica. Faccio satira. L’ultima cosa che mi interessa è fare la pantomima della sicurezza, ho 53 anni, quelli della sicurezza potrebbero essere miei figli. Niente sceneggiate».
Quella con Bersani lo era.
«Faccio televisione. Sono quello che ha fatto rinnegare Mussolini a Fini, non obbligo la gente a rispondermi. Bersani fa benissimo a non parlarmi perché io con uno come me non ci parlerei».
Ma le persone, anche se non rispondono, vengono coinvolte.
«Arrivo come tutti. Chi non vuolerispondermi ne ha diritto, ma io ho tutto il diritto di fare le domande».
Non pensa che ci sia un limite?
«Certo. Quello che facevamo vent’anni fa a Le Iene aveva senso perché andavamo da ministri che non volevano parlare mai, o solo con giornalisti leccapiedi. Il precursore è stato Piero Chiambretti col Portalettere poi siamo arrivati noi, la politica era un mondo protetto. Piano piano è cambiato tutto, ora vedi l’aggressività fine a stessa. Sono cambiato anch’io, oggi sono più il bambino scemo che fa domande casualmente ingenue, che l’aggressore. L’aggressione non m’appartiene».
Appunto: le serve ancora travestirsi con baffi e cappotto?
«Sì perché mi piace fare il buffone, esiste la liberta di informazione e quella di satira. Magari qualcuno non ride, io sono un giornalista che fa il cretino e anche un giornalista cretino. Ma il moralismo non mi piace, a volte anch’io indosso il cachemire ma facendo il pagliaccio ho raccontato cose che i giornalisti in cachemire non sono riusciti a vedere».
Anche Enrico Mentana le ha chiesto di togliersi i baffi.
«E poi mi ha detto che era meglio che me li tenessi, quando lo freghi Enrico. A proposito di giornalismo e spettacolo, è il più bravo di tutti».