Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Alitalia, ci risiamo
Speravamo, con l’arrivo due anni fa degli emiri, di non doverci più occupare di Alitalia, dato che questi emiri, forti dei successi della loro compagnia di bandiera Eithad, dicevano di sapere come fare e che avrebbero posto fine a sprechi e ruberie, quelle che tutte le parti in causa hanno reso possibili in questo dopoguerra. I vertici di Etihad dicevano che avrebbero avuto il primo utile nel 2017. Invece...
• Sento che siamo sull’orlo del fallimento.
La compagnia perde più di un milione al giorno. Il 2016 s’è chiuso con un rosso di 500 milioni. Pochi giorni fa uno degli investitori dei tempi belli, cioè Roberto Colaninno, ha gettato la spugna rassegnandosi all’idea che un investimento da 100 milioni di euro si sia ridotto in poco tempo ad appena 10 milioni. Ieri il ministro dei Trasporti, Delrio, col suo collega allo Sviluppo, Carlo Calenda, e con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha incontrato i sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil e Ugl. C’era anche la viceministra Teresa Bellanova, divenuta una star da domenica scorsa, grazie al suo intervento pro-Renzi durante la direzione del Pd.
• Che c’entrano tre ministri e una viceministra in questa faccenda? Alitalia non è un’azienda privata?
Ci sono undicimila lavoratori in ballo. Di fronte a un numero simile, anche se si tratta di un’azienda privata, il governo deve intervenire per forza.
• E per far che?
Il vertice governo-sindacati di ieri s’è svolto al ministero dei Trasporti (è in corso mentre scriviamo). Dall’altra parte della strada s’è subito piazzato un presidio di lavoratori dell’Unione Sindacale di Base e dei Cub. Innalzavano bandiere e striscioni, su cui stava in genere scritto: «La nazionalizzazione è l’unica soluzione». Non so cosa pensa il governo, ma chiaramente l’idea di tornare ad essere un’azienda dello Stato risulta abbastanza impraticabile. Intanto, per una filosofia generale che, in questo momento storico, vuole piuttosto un ritiro dello Stato dalle aziende che ancora possiede. C’è poi il fatto che lo Stato ha gestito Alitalia fino a tre anni fa, e con risultati vergognosi. La politica ha adoperato Alitalia per i suoi comodi, e i dipendenti ne hanno approfittato per fare incetta, a loro volta, di privilegi. Pubblicizzare la compagnia - essendo i politici sempre quelli - significa rassegnarsi a ulteriori perdite sostenute dalla fiscalità generale, cioè gli stipendi ai piloti, alle hostess e a tutti gli altri dovremmo pagarli noi.
• Che cosa vogliono fare quelli di Etihad?
L’amministratore delegato, Cramer Ball, vuole tagliare 160 milioni dal costo del lavoro. O con riduzioni di personale o con interventi sulle buste paga o con un mix dei due sistemi. Tiriamo abbastanza a indovinare sul “come”, perché le 158 pagine del piano industriale sono ancora all’esame degli advisor e non sono state diffuse né ai sindacati né al governo e meno che mai ai giornalisti. Un altro risparmio, dicono i manager addirittura da 90 milioni, dovrebbe/potrebbe venire da quelli che forniscono gli aerei in leasing, che Alitalia paga un 15% in più rispetto alla media di mercato. Però i contratti che legano Alitalia a questi fornitori sono vincolanti, e la compagnia non ha troppa forza negoziale per ottenere sconti. Altri tagli preventivati (e per ora solo teorici): 40 milioni dalle forniture varie (tipo il catering), 30 milioni dalla riduzione dei costi d’acquisto di carburante, e dalle commissioni trattenute sui biglietti da agenzie o intermediari. Poi: riduzione dei posti per il breve raggio e aumento dei posti per lungo raggio, da una proporzione di 45 a 55 a una proporzione di 30 a 70. Il lungo raggio rende, come dimostra la recente linea per Città del Messico, aperta il 3 luglio e, si dice, molto profittevole. Cramer Ball vuole incrementare di almeno il 10% i ricavi da traffico negli Stati Uniti e in Canada (San Francisco, Montreal, Atlanta). L’idea è anche quella di centralizzare gli acquisti, dato che Etihad controlla nove compagnie. Infine, mutuando almeno in parte la filosofia delle compagnie low-cost, si ridurranno i servizi all’osso, in modo da far pagare al passeggero i suoi, chiamiamoli così, capricci. Questi ricavi, detti con bella parola “ancillari”, dovrebbero passare da 6 a 20 euro a persona. L’obiettivo è di arrivare a un micro-utile almeno entro il 2020.
• Come ha fatto la compagnia a ridursi in queste condizioni?
Etihad ha pensato di adoperare Alitalia per i collegamenti interni della penisola. Qui però ha scontato la concorrenza di Ryanair, Easyjet e altre low-cost, compagnie che ti trasportano all’interno del Belpaese a un prezzo irrisorio e hanno un formato di business completamente diverso. Sulla tratta Roma-Milano, come sappiamo, il treno ha vinto alla grande. Forse, se andasse in porto l’idea di allearsi con Lufthansa, anche la compagnia italiana potrebbe tentare la via del low-cost. Per intanto, giovedì prossimo, i sindacati scioperano, tanti piloti sono in fuga verso compagnie più solide e più remunerative e gli amministratori della compagnia pregano in ginocchio che il prezzo del petrolio non salga.
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