Libero, 21 febbraio 2017
Tasse, licenza, concorrenza sleale. Perché i tassisti sono arrabbiati
E al sesto giorno il governo li convocò. La rivolta a macchia d’olio dei tassisti italiani sta metendo in ginocchio il Paese. E facendo la gioia per paradosso degli storici rivali, i conducenti delle NCC, noleggio con conducente.
Oggi, al ministero delle Infrastrutture, i rappresentanti di questa protesta incontreranno Graziano Delrio, che vorrebbe sminare la rivolta di piazza, anche se all’interno della categoria c’è una forte frizione.
La protesta è nata da un emendamento infilato all’ultimo minuto nel decreto legge Milleproroghe, a firma Linda Lanzillotta, che rimanda al 31 dicembre 2017 il termine entro il quale il ministero dei Trasporti deve emanare i decreti legislativi previsti da una norma dello scorso anno contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e Ncc.
Di fatto con l’emendamento Lanzillotta viene sospesa l’efficacia di un articolo della legge quadro del 1992, che contiene a sua volta un codicillo per cui gli autisti di Ncc dovrebbero tornare alla propria autorimessa fra un servizio e l’altro. Senza più l’obbligo di tornare in autorimessa, e grazie alle prenotazioni via app (Uber o Lyft), una macchina a noleggio si trasforma in un taxi a tutti gli effetti.
Il rinvio al prossimo dicembre di una regolamentazione complessiva per contrastare il servizio abusivo di taxi e noleggio è forse il punto su cui tutti (Ncc e tassisti), concordano. Sono quasi 25 anni che nessuno ci mette mano in maniera organica. Nel 2006 le famose “lenzuolate” di Bersani si trasformarono in fazzolettini.
Il problema è che nel 1992, e neppure nel 2006, i telefonini erano così diffusi e le nuove applicazioni di oggi che consentono di pescare un servizio taxi al volo neppure erano state immaginate. La società Uber è stata fondata nel 2009, ma ha cominciato ad operare e solo a San Francisco, e nel 2011.
L’eterna diatriba tra conducenti in giacca e cravatta e tassisti con l’auto bianca e il tassametro ha profonde radici. I tassisti rivendicano i maggiori costi di avvio d’impresa una licenza passa di mano a oltre 140/180mila euro nei grandi centri i maggiori oneri per l’assicurazione (che lievitano nei capoluoghi), i costi fissi di gestione e i ridotti introiti aggravati dalla crisi e dalle tante opzioni di trasporto che sono nate negli ultimi tempi (la diffusione delle macchine a noleggio con app e pure delle moto). Costi che pesano sulla categoria dei taxi e che incidono meno sugli Ncc. Spesso gli autisti con la livrea hanno licenze rilasciate da piccoli comuni dell’hinterland o addirittura di piccoli centri fuori regione. Nulla di male se compiono i viaggi dal paesello al grande centro. Illegittimo se, invece, la licenza concessa dal piccolo comune della provincia serve soltanto a giustificare il servizio in città, salvo non fare ritorno al centro urbano di appartenenza una volta accompagnato il cliente/ passeggero. Il problema è che quest’ennesimo rinvio delle norme rischia di favorire chi utilizza le app per intercettare i clienti. Le disposizioni previste dal decreto in gestazione da anni dovrebbero includere il divieto di sosta nei posteggi di stazionamento sul suolo pubblico per le auto Ncc, nei comuni in cui viene esercitato il servizio di taxi. Negli stessi comuni, inoltre, le auto che forniscono il servizio di noleggio con conducente, dovrebbero sostare solo all’interno della rimessa.
Altro nodo da risolvere è quello delle prenotazioni. In teoria andrebbero effettuate all’interno della rimessa, nei fatti con i cellulari di oggi il vincolo appare di difficile applicazione. Questo perché per ogni viaggio ciascun veicolo dovrebbe partire e fare ritorno dalla rimessa di appartenenza, situata proprio nel comune che ha rilasciato l’autorizzazione.
Certo, c’è da vedere oggi nell’incontro al ministero come riuscire a conciliare le richieste della categoria con la rabbia dei cittadini che non hanno il servizio, e con il continuo rincorrersi della tecnologia che continua a mangiarsi posti di lavoro ed ad innescare una nuova “guerra tra poveri”. Dove, probabilmente, alla fine ci guadagneranno solo le multinazionali.