Il Sole 24 Ore, 21 febbraio 2017
Dollaro forte, in Cina torna il Toro
«America first» è il karma che continua a ripetere Donald Trump. Intanto in Cina torna il Toro. Grazie a diversi fattori, interni ed esterni. Dollaro forte compreso. Dal 9 novembre, day after dell’inaspettata vittoria elettorale del nuovo presidente repubblicano, il biglietto verde continua a rivalutarsi sui mercati valutari di tutto il mondo, mettendo in difficoltà i governi dei paesi più deboli che devono ripagare i propri debiti internazionali in dollari. E meno invece chi ha in mano grosse quantità di bond americani. Come la Cina, appunto. Il governo di Pechino fino a qualche tempo fa era il primo detentore di obbligazioni governative Usa. Per sostenere il renminbi dall’avanzata del dollaro, da Trump in poi, la Cina ha cominciato a vendere Tbond: le sue riserve sono scese di 66 miliardi di dollari (ne hanno in mano oltre mille miliardi ), al livello più basso dal 2010. La Cina è stata sopravvanzata al primo posto, in questa speciale classifica dei paesi-amici detentori di debito pubblico Usa, dal vicino Giappone. Chi sostiene di più il debito pubblico di «America first» ora è Tokyo. In Cina, con lo yuan «in protezione», sembra essere invece prevalere una visione positiva con gli investitori globali che negli ultimi report sono tornati a spargere ottimismo a piene mani sulle prospettive di crescita. Tanto che qualcuno torna a parlare di fase «bullish» per la crescita economica e per i mercati azionari. Il fantomatico Toro, immagine di forza per eccellenza, che fa accendere gli occhi come lampadine ai trader di mezzo mondo. La banca d’investimento americana Morgan Stanley in un recente report di 118 pagine sostiene che i salari della middle class cinese continueranno ad aumentare. Alti salari che si tradurranno in più alti consumi: le stime parlano di un mercato da 9.600 miliardi di dollari di spesa al consumo annua al 2030, con una crescita a due cifre nei prossimi anni. Il futuro consumatore cinese sarà più ricco, appassionato di tecnologia e anche più adulto.
Il target perfetto per le aziende occidentali. Altro che protezionismo.