ItaliaOggi, 21 febbraio 2017
Toshiba sull’orlo del fallimento
Il fiasco del nucleare minaccia l’avvenire di Toshiba e dei suoi 190 mila dipendenti, trascinandola sull’orlo del fallimento. Il gruppo nipponico presieduto da Satoshi Tsunakawa ha deciso di bloccare la costruzione di reattori nucleari, di ristrutturarsi e di vendere Nand, la controllata che fabbrica chip per la memoria informatica.
La settimana scorsa, sono arrivate le dimissioni del presidente del cda, Shigenori Shiga incaricato del nucleare e che si è assunto la responsabilità delle perdite che ammontano a 4,1 miliardi di euro (499,9 miliardi di yens) nel periodo da aprile a dicembre 2016, che sarebbero dovute a un deprezzamento di 712,5 miliardi di yens (5,9 mld di euro) in questa attività. L’impresa registrerà un deficit di 390 miliardi di yens (3,2 mld di euro) al termine dell’esercizio fiscale che si chiuderà a fine marzo, contro 145 miliardi (1,2 mld di euro) del precedente. Cifre non ancora revisionate. Comunque sia, le perdite hanno fatto finire in rosso i conti di Toshiba che hanno registrato un deficit di 191,2 miliardi di yens (1,59 mld di euro).
Toshiba sta studiando come compensare questa situazione e per prima cosa conta sui profitti attesi per il primo trimestre. Il colosso giapponese potrebbe cedere una parte del capitale, anche oltre il 50% del sua divisione di memorie flash, Nand, secondo quanto ha riportato Le Monde. Molte società sono interessate, tra le quali l’americana Micron, la sud-coreana Hynix, e la taiwanese Hon Hai Precision (Foxconn).
Inoltre, Toshiba intende ridurre le proprie attività nel settore nucleare separandosi dalla filiale americana Westinghouse, che acquistò nel 2006 per 5,4 miliardi di dollari (5,1 mld di euro), quando, all’epoca, Washintong aveva deciso di rilanciare il nucleare.
Il colosso giapponese tirerà le somme dell’imbroglio contabile e industriale nel quale si trova negli Stati Uniti in conseguenza dell’acquisto di Westinghouse nel 2006.
Toshiba contava allora sul reattore AP1000 di nuova generazione ideato da Westinghouse, più semplice e meno oneroso da costruire. Per i lavori Westinghouse aveva deciso di lavorare con il gruppo Shaw, impresa con sede in Louisiana. E nel 2000 Shaw ha acquisito Stone & Webster. Shaw, che aveva acquistato il 20% del capitale di Westinghouse nel 2006, ottiene quattro contratti per i cantieri di quattro reattori ordinati a Toshiba. Nel 2012, la Commissione per la regolamentazione nucleare (Nrc) degli Stati Uniti, che aveva potenziato la normativa sulla sicurezza dopo la catastrofe nucleare di Fukushima del 2011, aveva rilevato delle gravi mancanze sui cantieri in questione, tanto che ritardi e costi si sono accumulati e i quattro reattori sono attesi con tre anni di ritardo. È allora che entra in scena Chicago Bridge &Iron (CB&I), un’altra società di ingegneria interessata al nucleare. Nel 2012 CB&I acquista Shaw per 3,3 miliardi di dollari (3,1 mld di euro), ma molto velocemente le difficoltà del nucleare la convincono a ritirarsi da questa attività. E l’impresa decide di vendere nel 2016 a Westinghouse per soli 229 milioni di dollari (215,7 mln di euro) la maggioranza di Shaw, in cambio della presa in carico dei debiti dei progetti in corso negli Usa, ma anche in Cina e in India. Da allora le due parti sono in conflitto sulla cifra e le condizioni d’acquisto di Stone & Webester da Westinghouse. Per onorare i propri contratti Westinghouse ha evaso un accordo con un’altra impresa, Fluor, ma la Nrc ha riscontrato nuovi problemi sull’AP1000.
Per Toshiba questo nuovo colpo potrebbe essere fatale. Al termine dell’esercizio 2016, aveva annunciato il deprezzamento di 2,4 miliardi di dollari (2,26 mld di euro), una conseguenza dell’acquisizione di Westinghouse. Questo problema segue quello della rivelazione nel 2015 della falsificazione dei bilanci per sette anni. E ha costretto Toshiba a importanti ristrutturazioni con la cessione specialmente della sua attività negli elettrodomestici ai cinesi di Midea e negli apparecchi medicali alla giapponese Canon.
Inoltre, il suo ritiro dal nucleare avrà delle conseguenze a livello mondiale. Toshiba dovrà cedere il 60% della quota che possiede in NuGeneration, una società incaricata di costruire la centrale Moorside (Regno Unito) e ipotecare la sua realizzazione.