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 2017  febbraio 21 Martedì calendario

Il M5s e il buon esempio di Livorno

Non c’è solo la lotta tra istituzionali e ortodossi, dialoganti e idealisti, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, Chiara Appendino e Virginia Raggi. Nella galassia pentastellata ci sono tanti pianeti almeno quante sono le vittorie dei grillini alle Amministrative 2016. Tante e tutte diverse. C’è il sistema Parma e la sua travagliata storia di dissidenza, i big bang di Quarto e Gela, le novità di Civitavecchia, Pomezia, e Chioggia, come tanti altri satelliti minori. E poi, certo, Torino; istituzionale, borghese, perfettamente antitetica all’honestà romana dei “quattro amici al bar”. Però l’idealtipo, il caso che può fare precedente, la terza via tra il “vaffa” e la “contaminazione”, può (o forse dovrebbe) essere l’esperienza di Livorno.
SCELTE STRATEGICHE. Filippo Nogarin è diventato il primo cittadino “ortottero” nella città che ha dato i natali al Partito comunista. Eletto nel 2014, in pochi mesi sul sindaco non sono mancate le difficoltà – un avviso di garanzia per la gestione dei rifiuti, un altro, autodenunciato, per abuso d’ufficio, rimpasti in giunta, scissioni nel gruppo consiliare -, ma anche la fiducia arrivata dall’alto del Sacro Blog, necessaria per continuare l’avventura, e soprattutto la capacità di portare avanti scelte strategiche che hanno affrancato così l’amministrazione dal tradizionale e stantio dibattito pentastellato “scontrino sì – rimborso no”.
AAMPS, UN BUCO NERO. Per esempio, le difficoltà principali di Livorno risiedono nella municipalizzata dei rifiuti. La Aamps, infatti, presentava più di 50 milioni di debiti, creditori in cordata, sindacati combattivi, passate gestioni inefficienti o, forse, clientelari. Addirittura secondo l’ex amministratore unico Angelo Rosi «60 dipendenti su 300 si dichiaravano parzialmente invalidi, quando quelli con problemi erano meno di 10». Insomma, la Aamps era un buco nero di soldi pubblici che andava avanti a forza di aumenti progressivi di capitale pubblico, di soldi dei cittadini.
La Aamps, municipalizzata dei rifiuti di Livorno, presentava più di 50 milioni di debiti. A un passo dall’ennesimo fallimento, Nogarin ha deciso di invertire la rotta: stralcio per tutti i creditori del 20% del debito con pagamento dilazionato in 5 anni, aumento delle tariffe future (il tasso di morosità dei livornesi è molto alto) e un piano industriale di integrazione con le cugine di Pisa, Pontedera, Viareggio, Massa e Carrara, così da sfruttare le economie di scala e le utilità marginali.
GIUSTIZIALISTI CONTRO. Per farlo è stato scelto la via del “concordato preventivo in continuità”, cioè un accordo con la maggioranza dei creditori che evitasse il fallimento, una scelta su cui sono immediatamente calati gli strali e i ricorsi di lavoratori e creditori. «Il concordato non è ammissibile», dicevano, mentre la paura era quella che l’impresa diventasse efficiente e si dovesse lavorare. E fu battaglia contro il sindaco grillino, tra l’altro – grande, grandissima colpa per i giustizialisti – indagato per abuso d’ufficio.
Beppe Grillo e Filippo Nogarin. La “fortuna” di Nogarin, però, è stata quella di sostenere con i tecnici le scelte politiche. In questo caso, il manager che ha portato avanti la strategia pentastellata è Fabio Serini, nominato come commissario giudiziale. Il 7 marzo 2016, infatti, il tribunale fallimentare di Livorno ammetteva il piano elaborato dal professionista scelto dal primo cittadino. Serviva l’assenso di più della metà delle tre classi di creditori (sotto i 250 mila euro, sopra i 250 mila e gli istituti di credito), conquistata rispettivamente con il 61,39%, l’83,42% e il 70,79%, per una media di quasi tre creditori su quattro. Poi la differenza l’ha fatta il lavoro di Serini.
OLTRE LA CULTURA DEL “NO”. Ora l’appuntamento è per l’8 marzo 2017, data dell’udienza per l’omologa del concordato. Così, forse, una municipalizzata – caso più unico che raro in Italia – potrebbe risorgere. Intanto quello che emerge è che quando un politico, pentastellato in questo caso, fa scelte strategiche difficili ma necessarie, non può che sostenerle con manager scelti per competenza e non per faide interne, antiche amicizie o spinte eterodirette, come sembra essere quell’ircocervo di contraddizioni che è il grillismo in Campidoglio, dove si dicendo “no alle Olimpiadi”, “no allo stadio”, “no a tutto”, si finisce per dire “no” anche alla meritocrazia. E di fronte alla buona amministrazione scie chimiche, microchip sottopelle, congiuntivi sbagliati, perfino l’ambigua diffidenza di Nogarin verso i vaccini diventano solo una nota di colore un po’ stonata. Una storia di risanamento, questa dei rifiuti a Livorno, a cui i grillini dovrebbero guardare come stella polare.