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 2017  febbraio 21 Martedì calendario

Taxi, al Nord le tariffe più care. E a Roma il servizio peggiore

I taxi? In Italia sono tanti, e se non sono troppi è solo perché negli ultimi anni il numero delle licenze si è stabilizzato rispetto ad una popolazione che ha continuato a crescere. Di certo sono abbastanza cari, a Milano più che a Roma, anche se poi fare ordine nella giungla delle tariffe che cambiano da città a città non è facile. Sotto la Madonnina operano 4900 tassisti ed in pratica ci sono 2,6 auto pubbliche ogni 1000 abitanti. Nella capitale sono 7700, che divisi per i 2 milioni e 864mila abitanti fanno 2,7 taxi ogni mille residenti. In proporzione a Berlino, Bruxelles e New York se ne contano molti di meno, mentre sono molti di più a Parigi e Madrid. Mentre Londra come media eguaglia Roma, ma conta 8,6 milioni di abitanti anziché 2,8.
Le città più care
Le regole del mercato vorrebbero che più alta è l’offerta più bassi sono i prezzi. Vero, ma solo in parte perché ogni paese fa un po’ storia a sé ed ogni città ha i suoi problemi di congestione del traffico. Stando ad una recente indagine, svolta a livello mondiale dalla svizzera Ubs, Milano è l’ottava città più cara del mondo con 15,85 dollari (14,95 euro al cambio di ieri) di costo medio per un tragitto urbano di 5 chilometri. Roma, con 13,05 dollari (12,31 euro) si colloca nella parte medio bassa, e comunque sopravanza sia Bruxelles (11,66) che Parigi (11,39), ma anche New York (10,69) e Madrid (10,4 dollari) mentre ai primi tre posti si piazzano Oslo, Ginevra e Lussemburgo rispettivamente con 29,41, 25,28 e 20,47 dollari di media. Cambiando punto d’osservazione la situazione non cambia molto: secondo i dati raccolti l’anno scorso dall’Agenzia sui servizi pubblici di Roma una corsa di 5 km costa da un minimo di 8 euro a Palermo ad un massimo di 12 a Torino. Con Milano e Roma che stanno a metà classifica, rispettivamente con 10,9 e 10,7 euro. Mentre nel confronto internazionale l’Aspl piazza Roma dietro a Copenaghen, Londra, Amsterdam, Bruxelles, Berlino e Dublino, ma davanti a New York, Madrid e Barcellona, che è la città più economica con 9,2 euro a corsa.
Doppiata l’inflazione
Mal comune mezzo gaudio? Assolutamente no. Perché in Italia negli ultimi tempi le corse dei taxi hanno subito una vera e propria impennata correndo ad una velocità a volte anche più che doppia rispetto all’inflazione. Stando ai dati riportati nella segnalazione inviata a metà 2015 dall’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) a Governo ed Parlamento risulta infatti che «tra il 2006 ed il 2104, a fronte di un aumento medio dei prezzi del 15%, a Roma le tariffe sono aumentate del 37%, a Firenze del 29% e a Milano del 23%». L’Art dice chiaramente che i livelli delle tariffe «non sembrano collegati al rapporto tra numero di taxi e densità della popolazione residente», mentre «si registra una correlazione positiva tra tariffe e reddito medio della popolazione residente». Il servizio taxi «soddisfa principalmente segmenti del mercato come la popolazione con reddito medio-alto, l’utenza business e in parte i turisti». E questo spiega perché, come sta avvenendo sempre più spesso negli ultimi tempi, tassisti ed Ncc siano entrati sempre più in conflitto tra loro contendendosi spesso la stessa clientela.
Tariffe rompicapo
Le tariffe cambiano da città a città ed ogni città calibra in maniera differente le varie componenti, tanto che è praticamente impossibile stabilire in anticipo il costo di una corsa (con l’Ncc la trattativa è libera e si può invece fissare un prezzo prima di iniziare il viaggio). La tariffa, infatti, secondo l’Art si compone di un ammontare fisso iniziale (2-3 euro) ed, eventualmente, di un importo minimo per ciascuna corsa. A queste componenti se ne sommano poi altre due: una in funzione del tempo di sosta o per tratte percorse al di sotto una certa velocità (20-30 euro orari) ed una seconda componente in base ai km percorsi (0,7-1,15 euro al km). Quest’ultima, nelle grandi città italiane (Roma, Milano, Torino e Firenze), cresce all’aumentare del percorso. Alla tariffa di base si aggiungono poi supplementi per il servizio notturno (2-3,5 euro), per quello festivo (1,5-2,5 euro), per la chiamata via radiotaxi (0,6 a 3,5 euro), per ogni bagaglio trasportato (0,3-1 euro), per numero di passeggeri eccedenti tre, per il trasporto di piccoli animali, per il trasporto di sci, etc. Difficile insomma riuscire a raccapezzarcisi.
Il nodo qualità
E la qualità del servizio, com’è? Da un po’ di tempo a questa parte le indagini sui taxi si sono rarefatte. L’ultima l’ha effettuata Eurotest nel 2011 ed assegnava a Roma l’ultimo posto in assoluto su 22 città monitorate, con 49 punti su 100 ed un giudizio di «assolutamente scarso», mentre Milano si piazzava a metà classifica con 64,25 punti (giudizio «insoddisfacente»). Da allora, probabilmente molto è cambiato, e va pure detto che per fortuna in giro per l’Italia non tutti i taxi sono uguali, questo non toglie che si sia consolidata l’idea che i nostri restano i taxi peggiori d’Europa. Immagine difficile da scalfire.
Twitter @paoloxbaroni