Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 20 Lunedì calendario

Sulla via della carta la storia dell’uomo

Distratto dalle tante novità editoriali di questo inizio d’anno, stavo per perdere un’occasione di buona lettura. Per fortuna, preso in mano il volume ingiustamente trascurato, mi è venuto sotto gli occhi un brano che mi ha spinto a proseguire, nonostante il poco allettante argomento annunciato nel titolo: una storia della carta. Cosa vi può essere di così interessante in un saggio che riguarda la carta? La risposta in questo caso è: tutto. Dalla prima pagina all’ultima, e si tratta di oltre cinquecento pagine: Carta Sfogliare la storia di Mark Kurlansky (Bompiani, traduzione di Salvatore Serù, euro 24,00). Il nome dell’autore avrebbe dovuto contribuire a farmi subito prendere in considerazione il libro, ma vi ho fatto caso dopo, a lettura inoltrata, e questo ha reso più gustosa la scoperta. Kurlansky, giornalista americano, ha pubblicato libri il cui successo internazionale è dovuto soprattutto dall’originalità dell’argomento trattato. Due titoli per tutti: Il merluzzo. Storia del pesce che ha cambiato il mondo e Sale. Una biografia. 
La carta, la sua invenzione, evoluzione e diffusione ci dice Kurlansky è alla base della civiltà dei popoli, ne permea la vita quotidiana, ne conserva la memoria. Cosa saremmo senza la carta? Il giornale che adesso avete tra le mani è esso stesso un geniale prodotto dell’intelligenza, l’inarrestabile fucina che, tentativo dopo tentativo, scoperta dopo scoperta, nei secoli ha messo a punto questo perfetto mezzo di comunicazione. Fa parte della nostra vita, dall’inizio alla fine, la carta. Dal certificato di nascita a quello di morte. Eppure quest’impasto di fibre cellulose, reso sottile e liscio al punto da poterci scrivere e disegnare sopra, o avvolgere e impacchettare qualunque cosa, è stato scoperto abbastanza di recente, considerata la presenza dell’uomo sul pianeta.
EFFICACIA
Una data più o meno certa sarebbe il 105 d.C., quando un eunuco, in Cina, creò un materiale da scrittura che non aveva nessuna relazione con quelli usati in precedenza, la pelle animale e il papiro. Da allora è stato un continuo darsi da fare per creare quanta più carta possibile: dalla Cina al Giappone, dall’Asia all’Europa, dalle Americhe a ogni altro angolo della Terra. Nel raccontare l’evoluzione e la diffusione della carta, Mark Kurlansky, con piglio disinvolto e con sorprendente efficacia narrativa, racconta la storia dei popoli, semplificando al massimo, ma mai banalizzando. Un passo dal saggio di Kurlanski: «I cinesi iniziarono a produrre carta nel I secolo d. C., ed essa rimase un prodotto esclusivamente asiatico per un certo numero di secoli a venire. Nel tempo si è diffusa così universalmente che pochi ricordano ancora la sua nascita asiatica. Ma ora, nel XXI secolo, duemila anni dopo, la Cina è di nuovo il primo produttore al mondo di carta e i giapponesi sono i maestri riconosciuti della carta fatta a mano». 
Ma cosa è avvenuto nel frattempo? Di tutto, perché la fame di carta è stata una delle spinte più forti nel progredire della storia. Prendendo a caso, qua e là: nel Rinascimento, gli artisti i più grandi, Michelangelo, Leonardo grazie alla carta hanno potuto avvalersi dei bozzetti e dei cartoni preparatori per le loro tele e i loro affreschi; mentre al tempo di Napoleone, ma anche durante la guerra civile americana, la carta fu un bene strategico, e non tanto per la fabbricazione dei giornali e per la stampa delle ordinanze militari, ma perché con essa fu possibile sigillare la polvere da sparo nella camera di scoppio dei moschetti e tenerla separata dai proiettili; inoltre la carta servì come rivestimento per le cartucce. Sino a tempi piuttosto recenti la pergamena era considerata più adatta alla conservazione dei documenti più importanti. È stata l’esigenza del risparmio a premiare la carta. «Gli specialisti della materia», annota Kurlansky, «stimano che per realizzare una Bibbia dovessero essere uccise tra le 210 e le 225 pecore, e che per realizzare un rotolo della Torah nel moderno stato di Israele sono necessari la pelle di sessanta-ottanta vitelli e un anno per la scrittura». È il momento di ricordare che la carta più a buon mercato venne inventata nell’XI secolo a Fabriano, «grazie allo sviluppo di un’apparecchiatura ingegnosa: un martello a caduta azionato idraulicamente».
Resterebbe tanto da dire sul commercio degli stracci e la loro lavorazione per ricavarne carta, prima della scoperta della cellulosa, nel 1838. Scoperta che avrebbe portato al dilagare delle proteste degli ambientalisti, anche se l’autore assicura che «gran parte della carta da legno disponibile oggi nel mondo è prodotta da piantagioni sostenibili».
Concludiamo con ottimismo, come fa lo stesso Kurlansky. Le nuove tecnologie si rivelano sempre più invasive, ma l’uso della carta non è destinato a sparire. Alla fine scopriamo che la carta è facile da distruggere, mentre non è così per tutto ciò che rimane sotto forma di scrittura elettronica. Lo dimostrano i mafiosi siciliani: feroci quanto astuti, hanno preferito sempre i pizzini per le loro comunicazioni.