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 2017  febbraio 20 Lunedì calendario

I volti e i numeri della Cosa rossa

ROMA Due governatori in carica (Michele Emiliano ed Enrico Rossi), due ex segretari nazionali (Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani), un ex segretario Cgil (lo stesso Epifani), un ex premier (Massimo D’Alema) e un ex capogruppo alla Camera (Roberto Speranza). Sono nomi grossi quelli che guidano la pattuglia degli scissionisti potenziali del Partito democratico. Ma in queste ore è partita una conta frenetica per capire quanto peserà una nuova, ipotetica, formazione, sia nei gruppi parlamentari, sia sul territorio e nelle categorie. E il bacino elettorale conseguente, che per ora sembra sbilanciato fortemente verso il Mezzogiorno.
Tra le variabili di queste ore c’è la ricerca di un nome e di un simbolo. Il richiamo sentimentale all’Ulivo è forte, ma il nome non si può usare. Si vuol provare comunque a recuperarlo in qualche forma, magari agganciandolo alla parola «socialista», riportata in auge da Rossi (il suo libro si chiama Rivoluzione socialista ).
La conta in Parlamento dà attualmente una cifra che per la Camera oscilla tra i 40 e i 47 deputati e per il Senato di 20 senatori. Occorrerà capire chi deciderà davvero di compiere il gran salto e chi resterà fedele al partito. I bersaniani sono il gruppo più folto. Oltre a Speranza, ci sono Davide Zoggia, Nico Stumpo, Roberta Agostini, Eleonora Cimbro e i senatori Miguel Gotor, Paolo Corsini e Federico Fornaro. Se anche Emiliano, come pare, decidesse di smarcarsi, con lui ci sarebbero Francesco Boccia e Dario Ginefra. Naturalmente il peso del governatore si farà sentire anche sul territorio, in Puglia, dove conta non poco anche Massimo D’Alema. Resta l’incognita di Rosy Bindi, silente in questi giorni, che però per ricandidarsi nel Pd avrebbe bisogno di un’ennesima deroga, che i renziani ormai dominanti non sarebbero entusiasti di concedere.
Il lider maximo ha appena lanciato il nuovo movimento «ConSenso», nato dall’esperienza dei comitati Scelgo No contro il referendum costituzionale. Il parterre del lancio dà l’idea della rete trasversale su cui può contare il carisma di D’Alema. C’era una folta delegazione della Cgil: i segretari confederali Nino Baseotto, Gianna Fracassi, Tania Sacchetti, Agostino Megale e Giuliano Calcagno. Una delegazione dell’Arci, con la presidente Franca Chiavacci. C’erano esponenti di Sinistra italiana, partner privilegiato della nuova «Cosa rossa», tra i quali il nuovo segretario Nicola Fratoianni. E il presidente del coordinamento per il no (300 comitati), Guido Calvi, che stima in sei milioni i voti per il no arrivati dal Pd.
Un bel gruzzolo da far pesare sul piatto, in attesa di capire come giocarselo. A questo si aggiunge il ruolo di Enrico Rossi, che era stato il primo a candidarsi alla leadership del Pd e che ha promosso la convention diventata poi la riunione della minoranza ribelle. Al Teatro Vittoria di Roma ha presentato Democraticisocialisti, con forti richiami identitari alla sinistra di Enrico Berlinguer. Rossi non conta su una rappresentanza parlamentare, ma sta lentamente costruendo una rete capillare sul territorio. Presidente della sua associazione è un ex Pds-Ds, Peppino Caldarola, mentre coordinatore politico è Tommaso Giuntella, che coordinò la campagna di Bersani per le primarie. Enclave dell’associazione è Reggio Emilia, dove c’è Mirko Tutino, assessore comunale. E Silvia Prodi, consigliere regionale, nonché nipote di Romano Prodi, padre politico dell’Ulivo.