La Stampa, 20 febbraio 2017
Salta il matrimonio del secolo. Kraft Heinz rinuncia a Unilever
Questa volta neppure la rassicurante presenza dietro le quinte di Warren Buffett e quella muscolare di Jorge Paulo Lemann, il fondatore di 3G e uomo più ricco del Brasile, è riuscita a portare a buon fine l’operazione. Kraft Heinz ha deciso di gettare la spugna sulla proposta di acquisto da 143 miliardi di dollari di Unilever, il colosso anglo-olandese col quale avrebbe creato un gigante transnazionale del settore dei prodotti di largo consumo. L’annuncio è stato affidato a uno scarno comunicato congiunto delle due società: «Unilever e Kraft Heinz annunciano che Kraft ha ritirato amichevolmente la sua proposta per un’unione delle due società, mantenendo un clima di reciproco rispetto fra le due società. Kraft Heinz, in particolare, nutre un profondo rispetto per la cultura, la strategia e la leadership di Unilever».
Poche righe che mettono fine a quello che avrebbe potuto essere il matrimonio del secolo nel settore dei prodotti di consumo, creando un gigante dal portafoglio assai ricco. Unilever è una multinazionale anglo-olandese proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo alimentare, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa. Il suo giro di affari è di 48,43 miliardi di dollari l’anno e utili netti per 5,17 miliardi, impiegando complessivamente 171 mila dipendenti. Oltre ad avere un titolo quotato in diverse piazze d’Affari tra cui Milano, Londra e New York.
Kraft Heinz nell’immaginario collettivo sinonimo di sottilette e ketchup, è il gigante Usa del comparto alimentare nato dal matrimonio tra le due società nel 2015. Da cui ha visto la luce un gruppo da 26,48 miliardi di dollari di ricavi e 3,63 miliardi di profitti annuali. E il suo titolo è scambiato sul Nasdaq.
Non sono però i numeri e le prestazioni operative ad aver pesato in maniera decisiva sul nulla di fatto. Il ritiro del gruppo a stelle e strisce arriva infatti dopo 48 ore di riflessioni e confronti intensi, «talvolta tesi e pesanti», dicono alcuni insider, perché basati sul confronto di due culture diverse. Da un lato il business aggressivo, quello del taglio dei costi, dall’altro un capitalismo responsabile, riflesso di due modi di fare impresa ed economia diversi, seppur appartenenti entrambi alla cultura anglosassone.
Un confronto che ha creato tensioni, anche politiche, tra le due sponde dell’Atlantico. Il primo ministro inglese, Theresa May, aveva infatti chiesto al suo staff di ripassare l’accordo per verificare se potesse mettere a rischio l’economia nazionale e se meritasse l’intervento del governo. Ciò nonostante le simpatie con Donald Trump.
L’offerta da 143 miliardi di dollari di Kraft ha colto, infatti, di sorpresa Unilever e, a quanto sembra, la bocciatura è stata immediata e senza margini di confronto, nonostante l’apertura di Kraft al dialogo. Unilever l’ha definita «senza merito» e ha immediatamente precisato che non c’erano i presupposti per continuare il dialogo. In linea con le leggi inglesi, aveva però concesso tempo fino al 17 marzo per presentare una nuova offerta.
I toni usati dal colosso americano sono stati ben diversi, con Kraft che ha lasciato la porta aperta a un confronto per creare una società leader al mondo, disponibile di fatto ad aumentare l’offerta, ritenuta da Unilever troppo bassa. Unilever del resto era divenuta una preda assai appetibile grazie alla sterlina debole e al rally dei suoi titoli innescato dall’elezione di Donald Trump. E la presenza dietro le quinte dell’Oracolo di Omaha e del patron brasiliano, forti dei successi del passato, fra i quali proprio la creazione di Kraft-Heinz, faceva pensare a un rilancio. Ha prevalso invece il ritiro: forse strategico o forse in vista di una nuova preda, inseguendo la quale Buffett e Lemann vogliono proseguire nel loro risiko di successi.