Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Gli otto morti nell’ospedale di Castellaneta, in provincia di Taranto...
• Otto morti! Ho sentito questa notizia! Una strage!
Calma. All’inizio pareva che questo errore nell’impianto che fornisce l’ossigeno ai pazienti gravissimi avesse effettivamente provocato otto vittime. Le ultime notizie invece son che la vittima accertata è una sola, cioè Cosima Ancona di anni 73, mentre su un altro paziente, Pasquale Mazzone, non si hanno certezze, anche se la famiglia è già andata dagli avvocati. Le sei persone che hanno perso la vita in questi ventuno giorni sembra invece che siano morte per cause naturali, erano effettivamente, a quanto dicono i medici, cardiopatici assai gravi e molto anziani.
• Come sarebbe andata la cosa?
La signora Ancona soffriva di un’aritmia («fibrillazione atriale») e doveva subire un intervento, stando a quanto dicono i dottori, piuttosto semplice. Il primario dell’Unità di terapia intensiva coronarica (Utic), Antonio Scarcia, l’ha raccontata così: «Avremmo dovuto praticarle una comunissima cardioversione, cioè interrompere la fibrillazione e ristabilire un ritmo costante e controllato del battito. Ma non abbiamo neppure cominciato ad operare. Le condizioni della paziente sono precipitate all’improvviso. I macchinari segnalavano una rapida ed apparentemente inspiegabile desaturazione. L’ossigeno scompariva dal sangue ad una velocità impressionante. La stavamo perdendo. durato non più di cinque minuti. Abbiamo tentato il possibile, tutte le procedure di rianimazione previste in questo caso. Qualche minuto dopo, quando ancora storditi ci chiedevamo cosa fosse accaduto, abbiamo collegato i tubi dell’aria ad altre attrezzature che analizzano le emissioni. E allora, finalmente, abbiamo capito».
• Era il respiratore?
Sì, invece di fornire ossigeno puro dava protossido di azoto. Ieri il professor Antonio Bartorelli, primario cardiologo al Minzino di Milano, s’è fatto raccontare il caso e ha detto: «E’ quasi impossibile da credere. Dopo errori analoghi accaduti in passato, anche in sala operatoria, le norme di sicurezza adottate non consentono errori di scambio dei due gas. Vi sono due circuiti indipendenti per i due gas e le bocchette a cui si attaccano i respiratori o la mascherina per l’anestetico sono diverse, proprio per evitare errori da sbadataggine. E’ come il bocchettone del serbatoio per il gasolio rispetto a quello della benzina nelle auto. La pistola della pompa del gasolio non entra nel bocchettone di un serbatoio per la benzina. Perciò non me lo spiego. Deve esserci stato qualche problema nelle tubature che portano i gas».
• Quindi?
Il direttore generale della Ausl di Taranto ieri ha letto ai giornalisti questo comunicat «La presenza di protossido di azoto all’interno dei circuiti gas medicali è stata causata da un errato collegamento, in fase di esecuzione dell’impianto, della linea di ossigeno alla linea principale di distribuzione del protossido di azoto, utilizzato da altri reparti». una dichiarazione molto prudente: ammette che l’errore c’è stato, ma non si sbilancia sulle responsabilità. Potrebbe persino entrarci la ditta che ha fornito l’impiant il reparto di terapia intensiva di Castellaneta è entrato in funzione tre settimane fa, era rimasto vuoto per quasi due anni perché non si trovava personale. Le attrezzature sono nuovissime, la struttura è considerata all’avanguardia. La ditta che ha fornito l’impianto ha consegnato ai dirigenti dell’ospedale un documento in cui si garantisce la perfetta funzionalità delle macchine. L’ospedale ha a sua volta uno staff tecnico. Tutti dicono che tutto era a posto. Allora è un delitto premeditato? Qualcuno ha sabotato gli impianti?
• I morti sono otto o no?
Anche su questo non ci sono certezze. I familiari della settima persona deceduta, Pasquale Mazzone, 82 anni, dicono che il loro parente non era in condizioni fisiche troppo cattive. Il figlio Erasm «L’altra sera io e mio fratello siamo stati vicini a papà fino alle otto di sera, il primario era molto soddisfatto e ci aveva detto che nel giro di qualche giorno lo avrebbero trasferito dalla terapia intensiva a un reparto normale. Lui era allegro, scherzava. Ce ne siamo andati a casa tranquilli. Alle due di notte squilla il telefon “Abbiamo avuto un problema con tuo padre” dice la voce dall’altra parte “Aveva difficoltà di respirazione”. E allora?, chiedo io. E la voce: “Gli abbiamo aumentato l’ossigeno. Ma non ce l’ha fatta lo stesso”. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 5/5/2007]
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