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 2007  maggio 06 Domenica calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

WASHINGTON – Per George W. Bush, questo weekend è un lungo corso di etichetta. Domani sera il presidente cowboy offrirà alla regina Elisabetta II d’Inghilterra il primo e ultimo banchetto di stato in frac e cravatta bianca della «sua» Casa Bianca. E sebbene avverso agli abiti formali e ancora più al cerimoniale di corte, intende mostrare di esserne all’altezza. Secondo i pettegolezzi dell’alta società, la first lady Laura lo starebbe riempiendo di raccomandazioni. Non ci si rivolge familiarmente all’ospite come «Seconda» bensì come «Vostra maestà» (Bush ama chiamare suo padre «Quarantuno» perché fu il quarantunesimo presidente degli Stati Uniti, e Karl Rove «Uno» perché è il suo primo consigliere).
Non le si porge la mano, si aspetta che la porga lei, e tanto meno non le si massaggia scherzosamente le spalle, come George W. fece con il cancelliere tedesco Angela Merkel al G8 a San Pietroburgo nel 2006. Non si parla masticando, come gli capitò con il premier inglese Tony Blair, né si continua a mangiare se la regina depone la forchetta. Soprattutto non si beve l’acqua dalla bottiglia come Bush fece anni fa all’Onu, quando l’allora segretario di Stato Colin Powell dovette riprenderlo gentilmente versandogliela nel bicchiere.
I pettegolezzi sono maliziosi, perché il presidente conosce bene la Corte d’Inghilterra, fu ospite a Londra a una colazione nel 2001 e a un banchetto di stato nel 2003, e non commise gaffe. Ma è un tipo spontaneo, propenso a ironizzare sui bei modi, e si dice che nel 1991, quando «Quarantuno» intrattenne la regina alla Casa Bianca, si presentò con gli stivali texani sotto i pantaloni dello smoking. Per evitargli passi falsi, la first lady avrebbe mobilitato addirittura il capo del cerimoniale del dipartimento di Stato. Ha scritto il
New York Times che George W. si è rassegnato perché il banchetto di lunedì «sarà il massimo evento mondano dei suoi due mandati». Lo avrebbe istruito anche suo padre, che per non oscurarlo domani sarà assente ma con la moglie Barbara parteciperà al banchetto di ritorno che Elisabetta II terrà all’ambasciata.
A presiedere ai preparativi è stata Laura. Mentre nella «West Wing», l’ala occidentale della Casa Bianca, George si batteva sull’Iraq e altre crisi, in quella orientale o «East Wing» la first lady ha provveduto agli inviti, 134 bordati in oro e incisi in bella calligrafia; ha coordinato i vestiti delle signore, nei colori e nelle forme, affinché non imitino né si scontrino con quello di Sua maestà; ha diretto la riverniciatura delle pareti e le pulizie dei vetri; ha organizzato una mostra fotografica delle precedenti visite della regina, al presidente Eisenhower nel 1957, al presidente Ford nel ’76, e nel ’91 a Bush padre. Secondo il New York Times, Laura avrebbe dedicato particolare cura ai fiori: rose e gigli bianchi per il salone dei banchetti, rose gialle, il colore del Texas, per il salotto; e al menù, privo di cibi piccanti (non piacciono a Elisabetta II), con cinque portate anziché quattro come di consueto. La Casa Bianca, infestata di cartelli con su scritto «lavori in corso» e «vernice fresca», non aveva mai visto tanta febbrile attività. La febbre ha contagiato anche i democratici, tra cui solo il burbero leader del Senato Harry Reid, ex pugile che disdegna le formalità ancora più di Bush, ha declinato l’invito: l’opposizione sarà guidata dalla Speaker della Camera Nancy Pelosi, la pasionaria che veste Armani. Stando sempre al Times, oltre ai politici sono stati invitati esponenti della finanza, dell’industria, della cultura.
Nei brindisi, sarà celebrato da entrambe le parti il 400esimo anniversario della prima stabile colonia inglese in America, quella di Jamestown in Virginia, immortalata nella saga della principessa pellerossa Pocahontas. la ragione del viaggio della regina, che vi ha trascorso la giornata di venerdì con il marito Filippo di Edimburgo e con il vicepresidente Cheney. Nostalgia dei reali a oltre due secoli dalla rivoluzione coloniale del 1776? Probabilmente no. Ma forse la «special relationship» tra Gran Bretagna e Usa non è dovuta solo alle comuni radici della civiltà e del diritto, bensì anche al fascino discreto e un po’ antiquato della monarchia.