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 2007  maggio 06 Domenica calendario

ISTANBUL

un braccio di ferro durissimo. E la Turchia assiste alla contesa fra militari e governo, in atto ormai da dieci giorni, con il fiato sospeso. Oggi è previsto un nuovo round. Il Parlamento turco si prepara infatti a rivotare per l´elezione del capo dello Stato, dopo l´annullamento della sessione precedente per mancanza del quorum legale, un espediente innescato dall´opposizione socialdemocratica per impedire la vittoria al candidato islamico Abdullah Gul. Si comincia alle 11 del mattino e l´unico nome da votare («il candidato sarò sempre ancora io») è appunto quello del ministro degli Esteri, scelto dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan.
Sulla carta è improbabile che il partito filoislamico riesca a spuntarla. Il 27 aprile scorso Gul ottenne 357 voti, solo 10 in meno dei necessari. Ma come ha disposto la recente sentenza della Corte Costituzionale il quorum legale è ora difficilmente raggiungibile perché il partito al potere dispone di 352 rappresentanti, e tutti i gruppi di opposizione hanno confermato che non si presenteranno in aula. Però Erdogan sta mobilitando non solo i suoi deputati ma cerca di convincere - attraverso il sistema trasversale delle confraternite musulmane - alcuni membri d´opposizione a prendere parte alla seduta. Il tentativo è quello di raggiungere il numero legale di presenti di 367, in modo da poter eleggere, oggi o nelle prossime tornate (dalla terza basterà la maggioranza assoluta), il candidato Gul.
L´offensiva non finisce qui. L´astuto primo ministro ha infatti in serbo un´altra carta, che sta giocando in queste ore in maniera molto spregiudicata: quella dell´elezione diretta del capo dello Stato, cioè da parte del popolo. Con il seguente piano. Se infatti dovesse nuovamente fallire l´operazione per eleggere Gul in Parlamento, il partito filoislamico è pronto a tentare il medesimo progetto accorpando le elezioni anticipate decise per il 22 luglio, al voto per il presidente della Repubblica. A questo scopo ieri una commissione del Parlamento ha approvato in prima battuta la riforma costituzionale che prevede l´elezione diretta. Il voto dovrà ora essere confermato in seduta plenaria. Ma potrebbe scontrarsi con il veto dell´attuale capo di Stato, l´ex giudice Ahmet Necdet Sezer.