Giuseppe Turani, la Repubblica 6/5/2007, 6 maggio 2007
possibile che il tentativo di Microsoft di comprare Yahoo sia già finito, come è possibile che la trattativa riparta su altre basi
possibile che il tentativo di Microsoft di comprare Yahoo sia già finito, come è possibile che la trattativa riparta su altre basi. Quello che è certo è che queste mosse nascondono un mutamento totale di Internet e la battaglia sarà dura. Forse non finirà mai. Cercare di capire che cosa succede non è facilissimo, ma ci si può provare. Fino a qualche tempo fa tutti avrebbero giudicato la posizione di Microsoft assolutamente inattaccabile. Non per niente questa società aveva reso nel giro di pochi anni il suo fondatore, Bill Gates, l´uomo più ricco del mondo. Gates aveva capito con molto anticipo che i personal computer avevano bisogno, per funzionare, di un sistema operativo e di vari programmi (scrittura, calcolo, eccetera). Non solo: se tutti questi software fossero stati uguali sarebbe stato meglio: più facile preparare la gente che deve intervenire in caso di guasti, più facile addestrare il personale. Partendo da queste premesse (e muovendosi con molta abilità di marketing) ha messo insieme un´accoppiata (sistema operativo più programmi applicativi) che probabilmente oggi fa girare il 90 per cento (e forse più) dei personal computer di tutto il mondo. In questa corsa al successo (e ai soldi) non ci sono stati errori. Tutto perfetto. Uno sbaglio, però, c´è stato. Concentrato nei suoi programmi per far girare i pc, Bill Gates non si è accorto che la rete stava crescendo. Quando lo ha capito, ha cercato di correre ai ripari e ha inventato il browser Explorer, che ha rapidamente conquistato grosse posizioni sul mercato. Ma evidentemente Gates non ha un buon feeling con Internet (nonostante che ormai ci lavori sopra da tempo e largamente). arrivato di nuovo in ritardo su un altro successo della rete: i motori di ricerca. Tutti li hanno usati e li usano quotidianamente. La rete è talmente grande che servono appunto i motori di ricerca: e si tratta dei vari Google, Yahoo, eccetera. Soprattutto Google si è rivelato un mostro. Oggi si calcola che due terzi delle ricerche, nel mondo, passino attraverso Google. E Google fa un sacco di soldi. Come? In un modo molto semplice: attraverso le richieste di ricerca ha realizzato una sorta di maxi-schedatura dell´umanità, cosa che gli consente di "spedire" agli utenti pubblicità mirata, personalizzata (che naturalmente viene pagata bene rispetto a quella generica della tv e dei giornali). Se lo studente Mariolino continua a chiedere a Google di trovargli siti di motociclette e di atletica, Google è in grado di dire ai suoi inserzionisti che Mariolino è un patito di moto e di roba per atletica. E quindi ogni volta che Mariolino chiede a Google di trovargli qualcosa, ecco che gli arriva, puntuale, la pubblicità delle moto e delle attrezzature per l´atletica. Con questo sistema Google mette insieme quasi 6,5 miliardi di dollari di pubblicità all´anno perché è il numero uno. Yahoo, che è il secondo motore di ricerca (per numero di richieste) arriva a 3,5 miliardi di dollari di pubblicità. Sono mercati enormi, e sempre in crescita (20-30 per cento all´anno in più). E questa è la nuova frontiera dei soldi su Internet. La rete sarà anche democratica e simpatica, ma c´è gente che ci guadagna sopra montagne di denaro. E la chiave sta appunto nella "pubblicità personalizzata" (conosciamo l´ingegner Bianchi e sappiamo cosa gli piace, quindi gli mandiamo la pubblicità giusta). Microsoft voleva (e forse vuole ancora) comprare Yahoo proprio per contrastare Google, per abbatterne il predominio in quello che è il mercato di domani: la pubblicità non più generica, rivolta a tutti, indistintamente, ma personalizzata, cucita addosso all´utente. Si vedrà come andrà a finire. Per ora si può dire che se Microsoft è la padrona dei personal computer, Google è certamente il padrone della rete e Yahoo arriva subito dopo. Si può anche aggiungere che Bill Gates ha già speso (si dice) quasi 1 miliardo di dollari per potenziare un suo motore di ricerca (che già esiste), ma i risultati sono stati finora assai modesti. La guerra, quindi, come tutte le guerre di soldi, andrà avanti. Si tratta di decidere infatti chi sarà a poter scavare in questo giacimento (di denaro) quasi infinito che è Internet. E che questa sia la nuova frontiera della battaglia è dimostrato anche dal fatto che i "democratici", quelli che si considerano i veri depositari dello spirito originario di Internet, hanno già avviato i lavori per la costruzione, appunto, di motori di ricerca "democratici", cioè fatti dal basso. In cui sono gli utenti stessi a decretare il successo di un sito e non Google, o altri, sia pure attraverso i loro meccanismi matematici. I "democratici", in sostanza, stanno cercando di riprendersi la rete, dopo aver visto che di fatto essa è ormai finita nelle mani di alcuni potenti "baroni" (Google, Yahoo), contro i quali sta muovendo guerra un altro barone, e cioè Bill Gates. una guerra moderna e, se la si paragona a quelle "vecchie" (vedi il recente caso Telecom), impressiona un fatto. Se nelle guerre "vecchie" si parla di milioni di euro, qui si parla di miliardi di dollari. Insomma, questa della rete è una guerra almeno dieci volte più rumorosa e ricca delle precedenti.