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 2007  maggio 06 Domenica calendario

Gramellini Sono una donna tradita e confusa. Vorrei salvare la mia storia d’amore perché sono ancora molto innamorata

Gramellini Sono una donna tradita e confusa. Vorrei salvare la mia storia d’amore perché sono ancora molto innamorata. Io ho 44 anni e lui 46, conviviamo da circa 18 anni. Ho una figlia di 21 anni avuta in una storia precedente. Lui mi ha tradito con una ragazza romena bellissima di 21 anni, senza lavoro. Faccio un sunto di quello che mi ha detto in questi giorni, da quando cioè l’ho beccato: è una distrazione; non è sesso e non ne sono innamorato; è una facile, ha un bel carattere, tu sei complicata; aiutami a smontare il sogno; io vado via, tu prendila in casa e falla diventare la seconda figlia; è assurdo che ti chieda di fartene carico tu ma così la ridimensioniamo; è una brava, devo aiutarla, gliel’ho promesso; voglio provarci con te ma non voglio lasciare il paracadute. Se con te non funziona dove la trovo un’altra così? è una ragazzina, non c’è futuro con lei: è giovane e bella e io avrei sempre paura di perderla; vorrei portarle l’uovo di Pasqua: vieni con me? non la vedo più da solo ma organizzo delle uscite con nostra figlia (che ha la stessa età); l’ho accompagnata al lavoro perché tanto andavo nella stessa direzione; con lei non riesco a fare sesso, devo aiutarmi con i farmaci; non mi pento di averti tradito ma di averti mentito; sei stupenda, è incredibile quello che stai facendo, io non ce la farei; se mi prendessi una pausa e intanto vivo la mia storia con lei, tu mi aspetti? fare l’amore con lei è solo un problema. Le tue mestruazioni sono un problema, le sue un problema in meno; noi al mercatino non compriamo niente, lei con un orologio da 3 euro è contenta; mi ha chiesto un figlio: non capisco questa voglia di maternità in una ragazza così giovane (!); ti ho tradito ma dopotutto non siamo sposati e non ci siamo giurati nulla; voglio un amore libero e senza paure, dove poter vivere e dire tutto; voglio andare in moto, lei si diverte, tu dopo 100 km stai male; lei è solo una giostra, non è niente, è solo una cazzata; so che devo risolvere i miei problemi ma ora non ho tempo, non ho voglia di scendere dalla giostra. Che faccio? Continuo a sperare o mi sto solo facendo del male per nulla? Carla Con un’apposita sonda di recente fabbricazione mi calo nel cervello del tuo amato bene alla ricerca di segnali di vita. La prima traccia in cui mi imbatto è la regressione di un ex uomo di mezza età (la mia, fra l’altro) che si sente nel pieno della giovinezza in virtù di uno slittamento esistenziale che ormai fa coincidere gli adulti con i sessantenni e gli anziani con i centenari. Questo ragazzino brizzolato intende godersi fino in fondo la storia con una fanciulla più fresca e meno impegnativa di te sotto tutti i punti di vista, escluso quello sessuale. Ma gli strumenti di bordo mi segnalano l’avvicinarsi di un ostacolo imprevisto: la paura della solitudine. L’eroe ha il terrore che alla fine del giro di giostra si ritroverà con il sedere per terra, frignante e bisognoso di mamma. Mi duole comunicarti che la mamma in questione sei tu. Mamma, sorella, amica accogliente, scegliti il ruolo che preferisci. Ma certo non sarà mai paragonabile a quello che lui riveste per te. Tu lo vedi come un compagno-amante. Lui vede te come il rifugio dopo la tempesta. Peggio: durante la tempesta, visto che pretende pure che lo aiuti a fronteggiarla. Peggio ancora: fra una tempesta e quella successiva. Perché è molto probabile che, dopo essersi leccato le ferite fra le tue braccia e averti concesso generosamente di amarlo, il nostro Ulisse riprenderebbe il mare all’inseguimento di nuove avventure che gli regalino ciò che tu non sei più in grado di offrirgli: un’emozione. Superficiale, magari. Ma abbastanza intensa da colmare il vuoto che la vita non riesce a riempirgli. Continuando nell’esplorazione della sua psiche, la sonda riscontra pulsioni abbastanza scontate - l’egoismo, la vigliaccheria e il tentativo di nobilitare la «cotta» con motivazioni addirittura sociali - ma ravvisa l’assenza di un segnale indispensabile per garantire la sopravvivenza di qualsiasi rapporto: il rispetto. Quando un uomo arriva a chiedere alla donna che lo ama di reggergli il moccolo, significa che ha smesso da tempo di preoccuparsi di ciò che lei pensa, desidera, prova. Vive la sua compagna come una macchina, dispensatrice automatica di certezze e gratificazioni che gli daranno la forza per divertirsi altrove. Purtroppo tu lo ami ancora e saresti disposta a fare qualcosa di anche più dannoso che perdonarlo: illuderti che possa cambiare. Stampa Articolo