Maurizio Molinari La Stampa 6/5/2007, 6 maggio 2007
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
La regina del gossip passerà 45 giorni in una cella più piccola del suo armadio. La sentenza nei confronti dell’ereditiera Paris Hilton è stata emessa dal giudice di Los Angeles chiamato a giudicare le sue ripetute infrazioni del codice della strada: tutto iniziò lo scorso settembre a Hollywood con un fermo notturno per guida pericolosa in stato di ebbrezza, a cui seguì una sentenza che le chiedeva di frequentare corsi di educazione anti-alcol che sono stati però disertati mentre lei è stata fermata per due volte guidando nonostante la patente sospesa.
Per il procuratore di Los Angeles tali comportamenti celano un «consapevole disprezzo della legge» e il giudice Michael Sauer ha fatto propria tale interpretazione dei fatti, decretando una condanna a 45 giorni di carcere senza sconti né facilitazioni di sorta. «Non c’è alcun ragionevole dubbio sul fatto che Paris Hilton fosse a conoscenza di avere la patente sospesa quando è stata fermata l’ultima volta», ha dichiarato il giudice, negando la libertà vigilata e ponendo fine all’udienza in un’aula assediata da tv e fotografi in maniera simile a quanto avvenuto per i processi a Michael Jackson e Martha Stewart.
Paris, 26 anni, dovrà presentarsi il 5 giugno di fronte al portone del «Century Regional Detention Center» di Lynwood, alla periferia di Los Angeles, dove è attesa da un trattamento spartano: una cella quattro metri per due con servizi igienici, lavandino e una finestra larga 15 centimetri ovvero un spazio più ristretto degli armadi «walking closet» nei quali si è spesso vantata di assiepare vestiti, cappelli e scarpe griffate.
L’ereditiera della famiglia fondatrice della nota catena di hotel dovrà svegliarsi alle 6 del mattino, quando in genere lei è solita tornare a casa dai party di Hollywood, e riceverà tre pasti al giorno con pietanze calde solo la sera. I regolamenti che condividerà con gli altri 2200 detenuti le consentiranno un minimo di un’ora al giorno fuori dalla cella, durante la quale potrà fare la doccia, guardare la tv nella sala comune o chiamare da telefoni fissi con schede prepagate visto che cellulari e Blackberry sono vietati. La possibilità di chiedere un miglioramento delle condizioni di detenzione in cambio del pagamento di una retta di circa 80 dollari - come viene consentito a numerosi detenuti per periodi limitati - le è stata preclusa e l’unico vantaggio che avrà sarà quello di vivere in cella da sola o al massimo con una compagna di prigionia, come avviene nel caso dei personaggi vip per evitare tensioni nel carcere.
Alice Scott, capitano delle guardie carcerarie, la aspetta assicurando che «questo è un posto molto carino» ma Paris tace da quando è uscita singhiozzante dall’aula, occhiali scuri sugli occhi umidi e con al fianco i genitori Khaty e Rick. Poco prima aveva pronunciato un pubblico mea culpa: «Sono molto dispiaciuta, d’ora in poi farò completa attenzione a tutto, non l’ho fatto di proposito». Assediata dai giornalisti, l’ereditiera protagonista delle notti brave con Britney Spears, non ha più parlato, lasciando alla madre Kathy il compito di scagliarsi contro la sentenza: «Quanto avvenuto è patetico e disgustoso, un dispendio di denaro pubblico senza senso, una barzelletta». L’avvocato difensore Howard Weitzman ha preannunciato il ricorso in appello dicendosi «sconvolto per il malfunzionamento di un sistema della giustizia che conosco dal di dentro da quarant’anni ma che in questo caso l’ha punita solo per il nome che porta». L’appello sembra avere poche possibilità di successo e se il 5 giugno Paris Hilton non sarà puntuale all’entrata del carcere la pena raddoppierà a 90 giorni.
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