Varie, 6 maggio 2007
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Cotta Sergio
• Firenze 6 ottobre 1920, Firenze 4 maggio 2007 • «[...] uno dei grandi pensatori del Novecento [...] nato a Firenze ma di origine monferrina, dopo gli studi nel capoluogo toscano e l’esperienza resistenziale come comandante di una brigata partigiana autonoma, che gli era valsa una medaglia di bronzo, era approdato all’ateneo di Torino nel vivacissimo ambiente intellettuale del secondo dopoguerra e si era inserito nel gruppo che, intorno a Norberto Bobbio, si stava impegnando nel rinnovamento della Rivista di Filosofia: Abbagnano, Geymonat, Ferrarotti, Pareyson, Del Noce, Felice Balbo. Più tardi avrebbe insegnato Filosofia del diritto a Perugia, Trieste e Firenze, per giungere a Roma nel 1965. Cattolico di profonda convinzione, dopo gli studi sull’Illuminismo approfondì il pensiero di Tommaso e Agostino e s’interrogò sulla sfida tecnologica, sulla guerra e sulla Resistenza, sul diritto come sistema di valori e sui limiti della politica. Nemico del progressismo ”facile”, non esitò a prendere posizioni impopolari. Nel 1970, dopo l’approvazione della legge sul divorzio, firmò insieme a 24 intellettuali cattolici (tra cui La Pira e Del Noce) l’appello per il referendum abrogativo, di cui fu attivissimo promotore e che si concluse, nel 1974, con la vittoria dei divorzisti (tra i quali non pochi cattolici, alcuni dei quali suoi amici personali), che inaugurò una stagione di riforme. Paolo VI, che non era entusiasta della prova di forza, citò Cotta in un discorso del 1973, richiamando un suo pensiero: ”Lo spazio da cui la fede è scacciata non è occupato dalla ragione, ma dalla irrazionalità più sbrigliata” [...]» (Francesco Margiotta Broglio, ”Corriere della Sera” 6/5/2007).