Alessandra Farkas, Corriere della Sera 6/5/2007, 6 maggio 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK – Proprio mentre George W. Bush rischia di passare alla storia come il presidente più impopolare di tutti i tempi, a Broadway un lavoro teatrale decide di riabilitare Richard Nixon, il presidenti che fino ad oggi continuava a dominare tutte le hit parade in negativo. Il lavoro è Frost/Nixon, in scena da fine aprile al Bernard B. Jacobs Theater: vi si trova, per la prima volta, un Nixon a tutto tondo, lontano anni luce dallo stereotipo in bianco e nero di tanta bibliografia. E l’operazione ha mandato in visibilio i critici, che le hanno dedicato fiumi di compiaciuto inchiostro.
E’ un Nixon inedito, che si lascia psicanalizzare come sul lettino di Freud quello che Peter Morgan (l’acclamato sceneggiatore di The Queen
e L’ultimo re di Scozia)
ha ideato per il teatro e l’ex presidente è interpretato da Frank Langella ( Good Night, and Good Luck Superman Returns)
mentre Michael Sheen ha il ruolo del celebre conduttore tv inglese David Frost. L’opera rivisita la leggendaria serie di interviste durate ben 12 giorni (28 ore e 45 minuti poi condensati in quattro puntate da 90 minuti trasmesse dalla BBC) che Frost fece a Nixon nel marzo 1977. E che culminarono nel celeberrimo mea culpa, senza precedenti, pronunciato dall’ex presidente all’America per il ruolo avuto nello scandalo Watergate, che ne aveva provocato l’impeachment.
Realizzate in una casa presa in affitto da Frost vicino allamagione californiana di Nixon a San Clemente, le interviste restano ancora oggi lo show giornalistico più visto nella storia della televisione (45 milioni di telespettatori). Il motivo: per la prima volta da quando era stato costretto alle dimissioni, tre anni prima, Nixon ammetteva il suo ruolo nel Watergate.
Frost/Nixon esplora i motivi che fecero incontrare quei due uomini tanto diversi: Nixon aveva bisogno di soldi (Frost gli promise 600 mila dollari più una percentuale dei profitti) mentre Frost, ormai sulla via del tramonto, cercava disperatamente di resuscitare la propria carriera. La riduzione teatrale lascia capire che Nixon e il suo entourage sottovalutarono l’acume dell’intervistatore, che alla fine riuscirà, primo e unico, a mostrare l’essere umano dietro la maschera.
«Nixon era un individuo complesso e complessatissimo che soffriva di crisi di persecuzione, paure, rabbia incontrollata e paranoie – spiega Langella, uno degli attori più venerati d’America, la cui performance è già stata definita da Oscar ”. Era un cumulo incredibile di nevrosi». Del lavoro si è detto entusiasta anche Frost, oggi 72enne, benché vi venga ritratto come un arrampicatore sociale: «Anche se un buon 15% del copione è inventato. E ovviamente contiene alcune scene che francamente avrei fatto volentieri a meno di vedere». Come quella in cui si dispera perché, dopo aver perso il suo talk show televisivo in America, non ha più un tavolo al ristorante delle star di Broadway, Sardi’s. O quella in cui, alla vigilia del loro ultimo incontro, riceve una telefonata nel cuore della notte da un Nixon ubriaco fradicio.
Paradossalmente, più questo Nixon rivela il suo lato psicotico, più il pubblico tende ad assolverlo. La novità del messaggio è proprio questa: grazie alla psicanalisi pubblica fornita da quelle interviste, Nixon non è più solo un corrotto genio del male, ma diventa affascinante ed intrigante. «Quelle interviste – scrive il New York Times – chiedevano agli americani di estendergli la loro simpatia, soltanto perché era psicologicamente complesso».
Secondo alcuni storici la riabilitazione revisionista di Nixon iniziò nell’attimo in cui il presidente, appena licenziato, salì sull’elicottero per lasciare il prato della Casa Bianca. Ma a detta dei critici Frost/Nixon
va oltre: «Ne uguaglia la complessità al fascino – prosegue il Times ”. E’ così deciso a riscattare il personaggio da diventare il portabandiera del revisionismo nixoniano».
A dargli una mano c’è il vero Nixon-revival multimediale attualmente in corso in America. Langella e Sheen sono già stati scritturati per portare a Hollywood Frost/Nixon con la regia del premio Oscar Ron Howard (le riprese cominceranno ad agosto). E intanto fa discutere anche lo special tv «Nixon: a Presidency Revealed» trasmesso da History Channel. Poi ci sono i libri: da «Nixon and Mao: the Week that Changed the World», dove Margaret MacMillan rivisita lo storico viaggio in Cina fatto da Nixon nel febbraio 1972, a «The Invincible Quest: the Life of Richard Milhous Nixon», la biografia firmata da Conrad M. Black.
Sebbene tardivo, il trend può rincuorare l’attuale presidente, da mesi a picco nei sondaggi e secondo gli addetti ai lavori «il peggiore della storia»: «C’è sempre speranza – ha ironizzato un columnist – che da morto possa anche lui, un giorno, venire riabilitato dallo showbiz».