Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Annuncia il ministero della Pubblica Istruzione: l’anno prossimo ci saranno più alunni nelle scuole superiori che nelle elementari, due milioni 598 mila 710 contro due milioni 566 mila 628. la prima volta che accade nella storia del Paese. Dieci anni fa (anno scolastico 1998–99) le scuole elementari avevano 163 mila alunni più dei licei e degli istituti tecnici. Quarant’anni fa (anno scolastico 1963–64) il rapporto era di 4 a 1: tre milioni 900 mila bambini nelle elementari, 900 mila studenti nelle superiori.
• Quindi?Quindi, prima di tutto l’obbligo s’è ormai esteso
anche ai licei e agli istituti tecnici, nel senso che non c’è famiglia che non
tenga i figli a scuola fino all’ultimo anno disponibile. Secondo, il dato
conferma il dramma della struttura demografica italiana, con una popolazione
sempre più vecchia e un numero di giovani sempre più ridotto. Non la farò
troppo lunga: da noi i sessantenni hanno superato i ventenni nel 1995, e da
allora la distanza tra i due gruppi è sempre aumentata. In Francia il sorpasso
si verificherà solo nel 2015.
• Ma avevo sentito dire che adesso le donne italiane si
son rimesse a far figli.
Negli ultimi 15 anni le coppie con figli sono
diminuite di un milione. Il tasso di natalità è passato da 1,22 figli per donna
a 1,31 grazie al contributo delle immigrate, che hanno in media 2,6 figli. In
ogni caso il riequilibrio delle generazioni, quand’anche avvenisse, avrebbe
effetti significativi solo dopo qualche decennio anche perché i fenomeni che
devastano la nostra struttura demografica sono in realtà due: i pochi bambini
che nascono e l’allungamento della vita media.
• L’allungamento della vita media è una disgrazia...
L’allungamento della vita media è una magnifica
notizia per ciascuno di noi preso singolarmente, ma un guaio per la popolazione
in quanto tale. Siamo adesso – secondo la stima più prudente – a 72 anni per
gli uomini e a 80 per le donne, ma altri dati dicono 76 e 84, e i progressi
della medicina e in particolare della genetica sono tali che potrebbero
verificarsi allungamenti del 30 per cento (25 anni) in un solo colpo, per
esempio bloccando il gene P66shc. Certi scienziati sostengono che una vita
lunga 400 anni è a portata di mano, altri dicono che i nati nel 2300 o nel 2400
potranno vivere fino a cinquemila anni.
• Ma va’... e ieri ho sentito che parlavano di scaloni,
scalini...
Già, il 9 maggio governo e sindacati dovranno
incontrarsi per discutere della cosiddetta riforma previdenziale. Che consiste
di due questioni: l’anno prossimo l’età pensionabile per chi ha già 35 anni di
contributi dovrebbe passare di colpo da 57 a 60 anni. quello che viene chiamato “lo scalone”, pensato dal ministro Maroni per affrontare la questione della
cosiddetta “sostenibilità finanziaria”: se ci sono pochi giovani a versare i
contributi chi tirerà fuori i soldi per pagare le pensioni ai vecchi sempre più
numerosi? Ai sindacati lo scalone non piace, e Prodi è impegnato a inventare
qualcosa per abolirlo. Ieri, un’agenzia ha ricevuto una soffiata e messo in
rete questa anticipazione: scalone abolito, il 1° gennaio 2008 si va in
pensione non a 60, ma a 58 anni, poi l’età pensionabile per chi ha almeno 35
anni di contributi cresce di un anno ogni 18 mesi fino ad arrivare a 62 anni
nel 2014, che era un punto d’arrivo anche per Maroni. La stessa indiscrezione
però anticipava che Prodi e il suo ministro Damiano vorrebbero rivedere i
coefficienti...
• Sarebbero?
La riforma Dini, del 1994, stabilisce che ogni dieci
anni si calcoli la durata media della vita e si rivedano sui nuovi dati i
meccanismi della legge. Questo calcolo è stato fatto e risulta un allungamento
della vita media di due anni e mezzo, in linea con quanto sappiamo dalla
scienza e cioè che ogni giorno che passa la morte si allontana di cinque ore.
Quindi si dovrebbe provvedere o innalzando l’età della pensione o tagliando
l’importo dei nuovi assegni di un 6 per cento che, secondo queste anticipazioni
d’agenzia, sarebbe proprio l’idea di Prodi. I sindacati hanno subito fatto la
voce grossa e detto che non se ne parla nemmeno. C’è però un altro punto che
l’indiscrezione di ieri non chiarisce: il sistema dello scalone fa risparmiare
21 miliardi fino al 2010 e poi, dal 2011, 9 miliardi all’anno per un totale di
200 miliardi di euro nei prossimi vent’anni. Se si taglia lo scalone e non si
toccano i coefficienti, questi soldi andranno trovati da qualche altra parte.
Dove? Ecco qualcosa che sarebbe bene sapere già adesso. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 4/5/2007]
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