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 2007  maggio 05 Sabato calendario

MILANO

Il potere delle banche: dopo la conclusione della vicenda Telecom, questo è diventato il cuore del dibattito politico- economico italiano. Due giorni fa, ne ha parlato Mario Monti, per dire che oggi si guarda a esse «come governo occulto« e che «è allarmante sentire parlare di amicizia tra imprenditori e banchieri». In questa intervista ne parla, tra le altre cose, Bruno Tabacci, deputato dell’Udc che ha appena mandato in libreria «Intervista su politica e affari», un testo curato da Sergio Rizzo, responsabile della redazione economica romana del Corriere della Sera.
Tabacci condivide il giudizio di Monti. «La concentrazione di potere che si è creata attorno alle banche è imbarazzante - dice - .Non solo prestano denaro, che sarebbe il loro lavoro, ma hanno via via accumulato partecipazioni d’impresa strategiche e hanno stabilito nessi con le Fondazioni bancarie preoccupanti. Sono matasse da dipanare. Se Alessandro Profumo (amministratore delegato di Unicredit, ndr)
dice che cerca di creare valore per gli azionisti internazionalizzando la banca, chapeau.
Ma se invece uno mi dice che vuole fare banca nell’interesse del Paese e qual è questo interesse lo decide lui, allora non mi va più bene. Penso che sia mosso da obiettivi di solo potere. In una concentrazione che è diventata eccessiva. Mi auguro che la Banca d’Italia costringa le banche a farsi più concorrenza».
Rispetto alla Prima Repubblica, quando i banchieri battevano i tacchi al richiamo della politica (che li nominava), la situazione si è rovesciata. Oggi, sostiene Tabacci nel libro, «la politica non conta pressoché nulla. Il rapporto si regge esclusivamente sulle relazioni personali e ne risulta quindi deformato». Da un lato gli imprenditori (dice Monti), dall’altro i politici (dice Tabacci) e al centro della rete i banchieri che tirano le fila.
L’esponente dell’Udc ha un’idea preoccupata dell’Italia anche per altre ragioni, al punto che il primo capitolo del libro-intervista si intitola «Un Paese in tilt». A far saltare il flipper sono la politica e l’amministrazione pubblica: la Scuola che non è per gli studenti ma per gli insegnanti, la Sanità che non è per i malati ma per i medici, la Giustizia non per il cittadino ma per giudici e avvocati, la Previdenza che non considera le generazioni future. «Su ogni fatto viene fuori il Paese della furbizia» e non la serietà e la trasparenza, dice.
«Ci sono 6-700 mila persone, tra politici e sindacalisti, che vivono sulle spalle dell’Italia che produce: una realtà che crea sfiducia. Ma, appunto, c’è anche un Paese che produce, una media impresa che ha superato la sindrome del "mamma aiuto arrivano i cinesi" nonostante qualche anno fa ci fosse una schiera di sostenitori delle barriere tariffarie contro la Cina. C’è una Fiat che funziona benissimo nonostante altri, a sinistra, sostenessero che l’unico modo per affrontarne la crisi fosse l’intervento dello Stato. un’Italia che riesce a funzionare nonostante l’ondeggiare della politica, di destra o di sinistra. Che poi, di fronte a certe scelte di buonsenso, non si sa nemmeno cosa sia di destra e cosa di sinistra».
Solo un nuovo patto tra politica e cittadini, nella lettura di Tabacci, può fare uscire l’Italia dallo stato di tilt. Un patto fiscale fondato sul contrasto d’interessi tra chi deve emettere la fattura e chi può portarla a deduzione. Un patto sulla spesa dello Stato fondato sull’idea che «l’impiego pubblico non è un ammortizzatore sociale». E un riallineamento della politica per uscire da un bipolarismo fatto di «esibizioni muscolari» e fondato su Berlusconi da un lato e sull’anti- berlusconismo dall’altro. Su questo la formazione del Partito Democratico, «ammesso che abbia successo, metterà in moto un meccanismo di aggregazione sia a sinistra - Bertinotti al momento è più preso da una
politique politicienne che non dalla presidenza della Camera - sia nel versante opposto, dove ci sono due opposizioni, come dice Casini, una moderata e riformista e una populista che punta sulla paura degli immigrati». Il libro di Tabacci e Rizzo (Laterza, 10 euro) parla di molto altro. Per esempio, della svolta Mario Draghi in Banca d’Italia e dell’ invidia per la capacità degli inglesi di cambiare. In ogni caso, dell’urgenza indiscutibile di cambiare.