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 2007  maggio 05 Sabato calendario

Walter Veltroni è giudicato oggi dagli italiani il leader più adatto per il Partito democratico, la nuova forza politica nata dai congressi di Ds e Margherita

Walter Veltroni è giudicato oggi dagli italiani il leader più adatto per il Partito democratico, la nuova forza politica nata dai congressi di Ds e Margherita. Il risultato non cambia se, anziché considerare l’elettorato nel suo insieme, ci si limita ad analizzare alcune sue porzioni più direttamente interessate, come quella costituita dai votanti per l’Unione (l’insieme dei partiti del centrosinistra) o quella dell’elettorato potenziale rilevabile in questo momento per il Pd: Veltroni prevale in ogni caso. L’analisi mostra che la prevalenza dei consensi per il sindaco di Roma è determinata in misura più che cospicua dal contributo dell’elettorato dei Ds, mentre i votanti per la Margherita – tra i quali però si rileva un tasso relativamente più alto di indecisione – preferiscono in maggioranza Francesco Rutelli. Quest’ultimo, tuttavia, si colloca immediatamente dopo Massimo D’Alema nei restanti segmenti di elettorato. Tra gli altri numerosi nomi circolati in questi giorni, emerge solo quello di Piero Fassino, mentre i restanti «candidati» ottengono relativamente poche citazioni. In particolare, sono stati indicati dagli intervistati la Finocchiaro (8% dell’elettorato del Pd) e, più distanziati, Bersani e Franceschini. La popolarità dei vari leader potenziali muta in relazione all’età, al genere, alla intensità di frequenza alle funzioni religiose, oltre che all’orientamento politico generale. Così Veltroni appare più gettonato tra gli ultra 40enni, mentre D’Alema e Fassino hanno maggiore successo relativo tra i più giovani: tra gli under 24 il segretario dei Ds giunge a pareggiare il sindaco di Roma. Infine, D’Alema e Fassino attraggono più il pubblico che si definisce di sinistra, Veltroni quello di centrosinistra, Rutelli quello di centro. Va da sé che questa prima ricerca di opinione può solo rilevare gli orientamenti oggi esistenti. Le consultazioni primarie, che molti hanno proposto per la scelta vera del futuro leader del Pd, avranno (auspicabilmente) caratteri assai diversi. Sia per ciò che concerne le modalità di partecipazione (il sondaggio interpella un campione rappresentativo di tutto l’elettorato, mentre le primarie coinvolgono i più attivi, partecipi e interessati), sia, specialmente, per il clima di mobilitazione che esse portano con sé. significativo che, come ha notato qualche giorno fa Diamanti, la percentuale di quanti dichiarano oggi nei sondaggi di avere votato alle primarie è addirittura quadrupla della partecipazione effettivamente manifestatasi a suo tempo. Si tratta del frutto, spesso inconsapevole, dell’entusiasmo e delle aspettative che quella consultazione ha suscitato e suscita tuttora. Lo stesso fenomeno potrebbe – dovrebbe – accadere per la scelta della leadership del Pd. Per oggi, l’esito della contesa virtuale realizzata con il sondaggio corrisponde esattamente a quanto tutti gli osservatori si attendevano e avevano preconizzato. Non si tratta di una coincidenza. Buona parte degli atteggiamenti espressi dall’opinione pubblica, infatti, si formano e si evolvono proprio sulla base dell’influsso (e, talvolta, del condizionamento) dei media. In altre parole, nel rispondere, molti hanno basato la loro scelta anche (o soprattutto) su quanto si è detto sui giornali e alla televisione. Tutto ciò suggerisce come il risultato della competizione per la leadership del Pd dipenderà in larga misura dai contenuti che i diversi candidati proporranno per l’azione del futuro partito, dall’immagine che essi sapranno costruire e trasmettere, oltre che dalla connotazione che ne daranno i media. Dal futuro leader dipenderà in larga misura l’esito elettorale (e, in generale, il consenso) del Pd. Che rimane, oggi come ieri, difficilmente prevedibile. Esso potrà essere anche molto ampio se chi guiderà il nuovo partito saprà accendere gli animi e suscitare nuove speranze ai numerosi elettori potenziali. Costituirà viceversa una delusione se verranno riproposte le vecchie logiche comunicative, tipiche dei partiti tradizionali. Per ora il concentrarsi prevalente del dibattito interno del Pd sulla mera competizione tra l’uno e l’altro candidato per la leadership (con rari accenni ai contenuti) evoca in molti osservatori questa seconda prospettiva.