Varie, 5 maggio 2007
Tags : Jean-Luc Marion
MARION Jean-Luc Meudon (Francia) 2 luglio 1946. Filosofo. ”Immortale di Francia” al posto del cardinale Jean-Marie Lustiger • «[
MARION Jean-Luc Meudon (Francia) 2 luglio 1946. Filosofo. ”Immortale di Francia” al posto del cardinale Jean-Marie Lustiger • «[...] successore di Emmanuel Lévinas alla Sorbona e di Paul Ricoeur all’Università di Chicago. [...]» (Daniele Zappalà, ”Avvenire” 5/5/2007) • «[...] è uno studioso di Cartesio, formato nel più classico dei modi: liceo Condorcet, Ecole Normale, assistente di Ferdinand Alquié alla Sorbona. Nel 1975 fu tra i fondatori di ”Communio”, rivista voluta da Jean Daniélou che ebbe in Joseph Ratzinger il suo responsabile in Germania, e impose tesi oggi correnti, come la razionalità della fede cristiana e il suo diritto a esporsi sulla pubblica piazza. Ma il successore di Lustiger, che nel 1970 celebrò le sue nozze e lo volle poi come suo collaboratore a Notre Dame, ha avuto pure la sua stagione heideggeriana alla scuola di Jean Beaufret, un vecchio resistente che da discepolo di Martin Heidegger ne sdoganò il pensiero in Francia e poi finì filonegazionista. Alla rue d’Ulm, Marion ha frequentato Althusser, Deleuze, Derrida e il decostruzionismo, preparandosi ad affrontare la crisi della filosofia contemporanea [...] La differenza, rispetto a un semplice heideggeriano, è che Marion, forte della cultura classica e cristiana recepita grazie ai giganti della patristica come Henri de Lubac, Marie-Joseph Le Guillou e Hans Urs von Balthasar, concepisce la fine della metafisica e la morte di Dio come il tramonto di concetti idolatrici, di presunti valori supremi, e sfida le tesi di Nietzsche con una prova di verità, convinto com’è che non si può rinunciare a Dio se si vuole superare le strettoie del nichilismo in cui si è cacciata la razionalità moderna. L’altro grande tema della sua riflessione è l’amore, che per il cattolico Marion precede l’essere, e dunque permette di correggere l’idea cartesiana della soggettività come ego cogitans, e riscoprire da moderni un fondamento metafisico che ha nel dono il suo mistero. Lo dimostra il discorso che Marion ha dedicato [...] al suo predecessore, il cardinale Lustiger, dove l’omaggio a una grande figura del cattolicesimo contemporaneo, l’uomo che all’unisono col Papa polacco seppe riconciliare la chiesa e la modernità in nome dei diritti dell’uomo, diventa anche l’elogio dell’ebreo convertito, che riuscì a ripensare la fedeltà del cristianesimo al giudaismo, conciliando le due anime d’una stessa promessa universale di elezione» (Marina Valensise, ”Il Foglio” 22/1/2010).