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 2007  maggio 06 Domenica calendario

ZUNINO

ZUNINO Luigi Nizza Monferrato (Asti) 1 maggio 1959. Immobiliarista. «’Milano è la città in cui un certo Berlusconi di 34 anni costruisce Milano-2, cioè mette su un cantiere che costa 500 milioni al giorno. Chi gliel’ha dati? Non si sa... Noi saremmo molto curiosi di sapere dal signor Berlusconi la storia della sua vita: ci racconti come si fa a passare dall’ago al milione o dal milione ai cento miliardi”. Così scriveva Giorgio Bocca del futuro Cavaliere nel marzo 1976. Le stesse parole si potrebbero usare oggi per Luigi Zunino, l’immobiliarista-finanziere piemontese del gruppo Risanamento Spa che nel 2003, a 44 anni, è diventato il più giovane cavaliere del lavoro, poi il più giovane inquilino del salotto buono di Mediobanca e intanto, pezzo per pezzo, si sta comprando non Milano-2: Milano-1. Cioè Milano. Scrive Curzio Maltese nella sua [...] inchiesta per Repubblica sulla nuova Milano: ”Se si sale all’ultimo piano del Pirellone, la sensazione fisica è travolgente. Gru, gru e ancora gru, a perdita d’occhio... Un cantiere di sei milioni di metri quadrati, l’area delle vecchie fabbriche, una ricostruzione da dopoguerra. l’affare del secolo, il grande Monopoli... La fetta più grossa, i polmoni a Nord e a Est, sono toccati al più misterioso dei nuovi oligarchi, Luigi Zunino”. La sua biografia sta tutta in un biglietto da visita. Piemontese di Nizza Monferrato, classe 1959, quindici anni fa Zunino era registrato alla Coldiretti come ”vitivinicultore”. Ancora minorenne, comprava e vendeva cavalli. Poi le tenute agricole. A 24 anni ha già messo da parte il primo miliardo di lire. E inizia a collezionare una miriade di ipermercati, costruiti chiavi in mano per Esselunga e Unes. Il balzo in Borsa è del 1998, quando si accaparra la Bonaparte Spa e in seguito l’Aedes, entrambe quotate. Acquista l’area di Rogoredo-Montecity, che diventerà Milano-Santa Giulia. Da allora non si ferma più. Compra palazzi a Parigi sugli Champs Elysées e il famoso Badrutt’s Palace Hotel di Sankt Moritz. Rileva l’Ipi e il Lingotto dalla Fiat. Intanto completa l’operazione Milano, con due progetti di ”città nella città” nientemeno che con Renzo Piano e Norman Foster, rispettivamente nell’ex area Falck di Sesto San Giovanni e nel quartiere Santa Giulia. Una cosina da 2,7 milioni di metri cubi in tutto, che ancora Maltese descrive così: ”Città ideali, con grattacieli trasparenti sospesi come palafitte su immensi parchi, case ipertecnologiche, sedi universitarie, centri congressi, vivai d’impresa, moderni agorà, teatri, multisala, sistemi di trasporti e di riscaldamento a idrogeno: il Rinascimento prossimo venturo”. Lui, Zunino, li definisce ”i progetti urbanistici più ambiziosi mai visti in Italia dal dopoguerra”. E non esagera mica: solo i pavimenti dei megappartamenti, in rovere, costano 500 euro al metro quadro. Altro che Milano-2. Troverà 20-60 mila persone disposte a svenarsi per acquistarli? Lui giura di sì. Ma perché mai un milanese dovrebbe comprar casa da lui a Sesto San Giovanni o a due passi da Linate, per giunta pagandola tanto oro quanto pesa? ”Il vero problema di Milano - sentenzia - è che attira soldi da cinque continenti, ma non persone. Gli uomini d’affari vengono, concludono e scappano”. Ma ora corrono da lui: ”Il 40% degli appartamenti di Santa Giulia è già prenotato da businessmen stranieri. Berlusconi vendeva sicurezza a una borghesia milanese spaventata dagli anni di piombo. Noi vendiamo un investimento e uno stile di vita ai manager internazionali”. Finora gli è filato tutto liscio, anche se non ha sempre fatto tutto da solo. Da anni lavora in tandem con l’immobiliarista romano Danilo Coppola, col quale non fa che scambiare - in un vortice di vendite e acquisti - terreni e immobili, spesso gli stessi, da Porta Vittoria all’ex Falck, per un valore complessivo di un miliardo di euro. I due fanno lo stesso per l’area Fiat di Firenze-Novoli. E insieme finiscono nei guai con la giustizia: nel 2005 la Procura di Milano, indagando sull’affaire Antonveneta e dintorni, li incrimina per aggiotaggio. Al centro dell’inchiesta sui due reucci del mattone ci sono due immobili milanesi, in via Montenapoleone e via Manzoni, acquistati da Zunino con un finanziamento della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani e rivenduti a Coppola in cambio di 3,9 milioni di azioni Antonveneta, proprio mentre infuriava la battaglia per la banca padovana e le azioni volavano alle stelle. Qualcuno lo chiama ”il Berlusconi rosso”, perché un tempo Zunino era iscritto alla Cgil Agricoltura e ora è amicone di D’Alema e Bassolino, nonché del costruttore rosso Alfio Marchini. Con quest’ultimo, nel ”99, ha acquistato da Bankitalia la Società Risanamento Spa di Napoli, padrona di 5 mila appartamenti nel centro città. Prezzo stimato: 821 miliardi. Prezzo pagato: 490. Il tutto ai tempi del governo dell’amico D’Alema, nella città amministrata dall’amico Bassolino. Altri solidi aiutini arrivano a Zunino dal suo consulente speciale Giuseppe Garofano detto ”il Cardinale”, già stratega della Ferruzzi- Montedison condannato per la maxitangente Enimont, tornato in affari nei primi anni 2000 e da sempre vicinissimo all’Opus Dei. E, per completare il quadro delle amicizie, ecco la cronaca su Dagospia della sua festa di compleanno del 2003 nella tenuta La Campana - mille ettari vicino a Siena, già di proprietà della Gemina: ”Orchestra, buffet da mille e una notte e champagne a volontà con un centinaio di invitati, tra cui Vittorio Emanuele di Savoia, Marina Doria, Ubaldo Livolsi, Gianni Varasi, Arnaldo Borghesi e la famiglia Gancia”. Si spiega anche così l’atterraggio morbido nel salotto buono di Mediobanca, di cui Zunino, con la moglie Stefania Cossetti, ha raggiunto il 3,8 per cento delle quote. L’ex vitivinicultore, in vent’anni, ne ha fatta di strada. Chi nasce bevendo, vive mangiando» (Marco Travaglio, Guidizio Universale n. 21, marzo 2007). «[...] Dura la vita degli immobiliaristi. Impegnati a cavalcare l’onda lunga del boom, li trovi sempre di corsa da un affare all’altro. Rogiti, lottizzazioni, plusvalenze, debiti: una faticaccia. Sarà per questo che Luigi Zunino, nome rampante della nuova razza mattona, l’anno scorso ha deciso di aumentarsi lo stipendio da presidente di Risanamento, la sua holding quotata in Borsa. Nel 2005 aveva incassato un compenso di 2,3 milioni di euro. Dodici mesi dopo il premio è quasi raddoppiato: 4,1 milioni, come risulta dal bilancio appena pubblicato. Tutto regolare, ovviamente. La delibera che copre d’oro il presidente-padrone porta il timbro del consiglio di amministrazione della società. I nove membri del board avranno senz’altro individuato delle ottime ragioni per pagare il capoazienda di un piccolo gruppo immobiliare molto più di Fulvio Conti o Paolo Scaroni, timonieri dell’Enel e dell’Eni. Gli altri azionisti, invece, dovranno rassegnarsi. Quest’anno Risanamento li lascia a secco: niente dividendi. E la quotazione del titolo, che nel corso del 2006 era cresciuta a spron battuto, negli ultimi due mesi si è sgonfiata del 15 per cento. Brutte notizie per tutti, salvo Zunino, che ha cavalcato il rialzo fino al 21 febbraio quando il titolo è arrivato ai massimi toccando i 9 euro. Nei cinque giorni precedenti l’immobiliarista di origini piemontesi ha messo sul mercato oltre 100 mila azioni della sua holding. Un tempismo eccezionale, perché il 22 febbraio, a deprimere le quotazioni, è arrivato l’annuncio che Risanamento avrebbe collocato obbligazioni convertibili per 220 milioni. La Borsa, come succede in questi casi, ha penalizzato il titolo. I piccoli azionisti si sono dovuti rassegnare. Il socio di maggioranza invece no. Zunino, che ovviamente conosceva in anticipo la notizia del prestito obbligazionario, si è mosso di conseguenza: vendendo. La fortunata operazione gli ha fruttato profitti netti per oltre 200 mila euro. Piccolo cabotaggio, tutto sommato. Soprattutto per un imprenditore che da qualche anno fa di tutto per volare alto. E così, se da una parte la Procura di Milano l’ha messo sotto inchiesta per il suo coinvolgimento nella scalata ad Antonveneta insieme a Gianpiero Fiorani e gli altri furbetti, di recente il patron di Risanamento ha stupito il mondo della finanza rastrellando sul mercato un pacchetto del 3,8 per cento circa di Mediobanca (valore borsistico oltre 500 milioni di euro). In questi anni, però, Zunino si è garantito fama e titoli sui giornali soprattutto grazie al marchio Santa Giulia. Ovvero una nuova cittadina satellite a sud di Milano con migliaia di abitazioni, uffici, centri commerciali, cinema e parco costruita in un’area che un tempo fu industriale e ora sembra destinata a diventare un’oasi per ricchi. Tutto questo dovrebbe diventare realtà dopo il 2010 con ricavi vicini ai 3 miliardi di euro per il gruppo immobiliare. Nel frattempo, sul bilancio di Risamento pesano soprattutto i costi per realizzare un progetto tanto ambizioso. A cominciare dai debiti, che a fine 2006, al netto dei crediti, sfioravano 1,7 miliardi di euro. Poi, nei primi tre mesi dell’anno, si sono aggiunte le già citate obbligazioni per 220 milioni e una nuova linea di credito concessa da Intesa Sanpaolo e Hypo Real Estate Bank per oltre 700 milioni che solo in parte andrà a sostituire prestiti in scadenza. Nessun problema, ribattono i portavoce della società agli analisti che chiedono spiegazioni. Per dimostrarlo si affidano alle stime di due periti indipendenti che fissano in 4,8 miliardi il valore di mercato degli immobili del gruppo. Sta di fatto che gli interessi sui finanziamenti bancari (Intesa Sanpaolo è il principale creditore) continuano a correre e la tendenza di questi mesi al rialzo dei tassi certo non aiuta a contenere i costi. L’anno scorso gli oneri finanziari hanno toccato gli 80 milioni di euro con un aumento del 40 per cento circa rispetto al 2005. Risultato: il peso dei debiti ha mandato in perdita i conti consolidati che si sono chiusi in rosso per 8,7 milioni. E allora, in attesa che Santa Giulia cominci a fruttare i ricavi sperati, il rampante Zunino è costretto a cercare fonti di reddito alternative. Così, negli ultimi due anni è tornato a dedicarsi con impegno a una sua vecchia specialità: il trading di terreni e palazzi. Da principio a fargli da sponda c’era Danilo Coppola, che nel novembre del 2004 comprò l’Ipi, un’altra società immobiliare quotata in Borsa messa in vendita da Risanamento. Da lì prese il via una girandola frenetica di compravendite. Nel giro di pochi mesi i due partner d’affari si sono scambiati case e società per quasi un miliardo di euro. Poi la stella di Coppola ha cominciato a tramontare. Prima le difficoltà finanziarie. Poi addirittura l’arresto con accuse che vanno dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio. Zunino si era già sganciato. E con profitto. Nel 2005 gli affari conclusi con il partner romano hanno fruttato a Risanamento oltre 150 milioni di plusvalenze. Deriva da qui l’utile da record (quasi 120 milioni) del bilancio di quell’anno. Visti gli ottimi risultati, nel 2006 è andata in scena la replica. Coppola era indisponibile per cause di forza maggiore (fine dei soldi). Quindi sul palcoscenico è salito un altro immobiliarista: Luca Castelli con la sua holding Aedes. Uno scambio tira l’altro. Il valore delle compravendite incrociate, partite nei primi mesi del 2006, ammonta a oltre 500 milioni. A conti fatti, oltre la metà delle operazioni concluse da Risanamento nell’ultimo esercizio hanno avuto come controparte la società di Castelli. Ma è un conto provvisorio, perché gli affari continuano. [...] In questo gran via vai di case si gonfiano anche i profitti. Esempio: a fine settembre 2006, Risanamento acquista da Aedes due immobili nel milanese, a Origgio e a San Giuliano. Prezzo 48,9 milioni. Nel giro di tre mesi il compratore rimette la stessa merce sul mercato e spunta ben 69 milioni. Questa volta l’acquirente è un fondo gestito dalla Deutsche Bank. Zunino festeggia: l’investimento ha reso quasi il 50 per cento in due mesi. Miracoli della speculazione» (Vittorio Malagutti, ”l’Espresso” 10/5/2007).