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 2007  maggio 06 Domenica calendario

La sconvolgente notizia delle otto morti sospette in un ospedale civile di Castellaneta giunge nel momento in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità rende noto un catalogo con nove «consigli» contro gli errori in corsia, elaborato da esperti di vari Paesi sull’onda dell’inquietudine per la sicurezza dei pazienti

La sconvolgente notizia delle otto morti sospette in un ospedale civile di Castellaneta giunge nel momento in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità rende noto un catalogo con nove «consigli» contro gli errori in corsia, elaborato da esperti di vari Paesi sull’onda dell’inquietudine per la sicurezza dei pazienti. Una priorità assoluta se è vero che uno su dieci è vittima di una «svista», piccola, grande o fatale. Tanto che «gli eventi indesiderabili gravi» - come sono pudicamente definiti in alcuni documenti i decessi «da sbaglio» - rappresentano una causa di morte importante, l’ottava, per dire, negli Stati Uniti, che precede le vittime della strada e del cancro al seno. Ma, naturalmente occorre tenere conto di coloro che subiscono «solo» danni. Tra le raccomandazioni rivolte al personale sanitario rientrano naturalmente quelle di lavare bene e spesso le mani con gel disinfettanti a base di alcol per evitare il rischio - sempre in agguato - delle infezioni; di impedire la riutilizzazione di strumenti monouso, pericolosi vettori d’infezione; di ricorrere a prestampati o a ricette elettroniche, per evitare la confusione tra i nomi simili di migliaia di farmaci. E, ancora, di standardizzare i metodi d’identificazione tra i malati di tutti gli ospedali, di affermare la diffusione dei protocolli di comunicazione dei parametri vitali, per evitare errori di trasmissione quando un paziente passa da un reparto all’altro. Per gli errori in chirurgia, uno dei consigli - che, in verità sembra far capo all’ambito del buonsenso, più che alla buona pratica medica - è quello di fare un segno ben visibile sulla parte del corpo da incidere: la simmetria bilaterale del corpo umano è, infatti, all’origine di un errore ricorrente, anche se non frequentissimo: quello di operare il ginocchio o il piede sbagliati. Gli errori sulla scena delle operazioni chirurgiche sono tra i più frequenti. In Italia, stando al X Rapporto Pit Salute - diffuso nei giorni scorsi - toccano il 72 per cento, mentre il 22 è da ascrivere a diagnosi errate. In prima fila le strutture di ricovero o i pronto soccorso oltre il 20 per cento. Negli ultimi otto anni - stando al rapporto - si sarebbe verificato un calo degli errori in chirurgia (-5, 3 per cento), ma è ancora troppo poco per contrastare una tendenza preoccupante che sembra evocare la realtà dei secoli passati. Quando, più che un luogo di cura, l’ospedale era quasi l’anticamera della morte. cosi che viene rappresentata in una poesia di Giuseppe Gioacchino Belli. Malato di diabete sor Loreto risponde così ad un amico che gli chiede perché non andasse in ospedale: «A mé?! dimme cojone / Nun zai c’a lo spedale cce se more!». Stampa Articolo