Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Oggi alle cinque del pomeriggio, manifestazione a sostegno della legge sui Dico, quella che vuol regolare i diritti dei conviventi, anche omosessuali, garantendo, per esempio, l’accesso alla pensione di reversibilità o la possibilità di ereditare anche a chi non ha sposato la persona accanto alla quale ha vissuto. L’appuntamento è in piazza Farnese, a Roma. Organizza l’Arcigay.
• Non era una legge del governo? Che bisogno c’è di una manifestazione di sostegno?
Sì, è una legge del governo e il primo firmatario è Prodi. Ma c’è stata la crisi, con le astensioni di Andreotti. E s’è capito che una delle difficoltà è venuta proprio da questa legge. Una parte della maggioranza la avversa, e al Senato, quando mai arrivasse al voto, la farebbe cadere. Per cui Prodi l’ha abbandonata subit nel suo discorso di replica alla Camera – il discorso sulla fiducia – ha detto che il provvedimento è sì del governo, ma che ormai la faccenda è nelle mani del Parlamento e faccia dunque il Parlamento quello che crede più opportuno. Il leghista Castelli, quello che è stato ministro della Giustizia, gli ha risposto che non funziona così e che in genere i governi appoggiano le loro leggi. Ha ragione, ma, in queste circostanze, non si vede che cos’altro avrebbe potuto fare il presidente del Consiglio. Pochi giorni dopo, infatti, il Parlamento ha bocciato la legge sui Dico.
• Ah, è già stata votata? Allora di che parliamo?
No. Lei sa come funziona con le leggi, quali sono i passaggi? Qualunque legge, prima di essere votata in aula (cioè dai deputati o dai senatori riuniti) passa in una o più commissioni, formate da parlamentari – diciamo così – specialisti. Per esempio, se la legge prevede dei costi, la esamina la commissione Bilancio. Se ci sono cose da far pagare, la studia la commissione Finanze. La commissione Affari costituzionali bada che non sia in contraddizione con la Costituzione. Eccetera. La legge sui Dico è stata affidata prima di tutto alla commissione Giustizia, dove però c’erano altri nove disegni di legge sulla stessa materia. Il presidente della commissione, Cesare Salvi, professore di Diritto civile, ha detto che il testo del governo non va bene tecnicamente (e questo lo avevano detto prima di lui molti giuristi) soprattutto nella parte in cui si prevede che uno dei due membri della coppia, per sancire lo stato di convivenza, mandi una raccomandata al partner. E se il partner non è d’accordo? Salvi dice che ci vuole una dichiarazione congiunta dei due, ma a questo punto Rosy Bindi, che ha preparato il testo con Barbara Pollastrini, ha protestato dicendo che in questo modo si prepara un paramatrimonio, cioè una specie di matrimonio. Alla Chiesa non stavano bene i Dico, figuriamoci la dichiarazione congiunta.
• E quindi?
Quindi Salvi si propone di fondere i dieci disegni di legge in un unico testo, la cui base non siano i Dico. un modo per insabbiare tutto? Forse. E per questo si preparano a scendere tutti in piazza. Oggi tocca a quelli che la legge la vogliono. Alla fine del mese, anche se non è ancora sicuro, toccherà a quelli che la legge non la vogliono. Oggi, con l’Arcigay e quelli che vogliono la legge, ci saranno tre ministri di Prodi, cioè Ferrero, Pecoraro Scanio e la Pollastrini. Alla fine del mese, a quella dei cattolici contrari, ci saranno altri due ministri di Prodi, e cioè Fioroni e Mastella. Ha visto quello che ha fatto Mastella l’altra sera da Santoro?
• No, che ha fatto?
A un certo punto del dibattito – molto teso – il disegnatore Vauro ha mostrato la vignetta in cui si vedeva Mastella che diceva: «Sapevo di essere in una trasmissione di pericolosi comunisti. Ora so anche che si tratta di comunisti pure froci...».Il ministro s’è offeso e se n’è andato senza salutare. Vauro lo ha chiamato «Madre Mastella», Santoro ha gridato conto i politici. In teoria sono tutti sostenitori di Prodi. Imbarazzante, no?
• Ma i ministri possono marciare contro il governo? A Vicenza Prodi non l’aveva vietato?
Vicenza era prima della crisi. Stavolta Prodi non ha detto niente. Il portavoce Sircana ha spiegato che le due manifestazioni non sono contro il governo (come era Vicenza), ma a sostegno. Anche questo fatto è diventato oggetto di discussione nella maggioranza. Certi – come Cacciari o la Bindi – sostengono che un membro del governo non può manifestare mai. Altri, come il presidente della Camera Bertinotti, sono sicuri invece che manifestare è sempre un atto fecondo per la democrazia. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 10/3/2007]
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