Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Entro il 2020, i 27 governi dell’Unione europea dovranno adoperare almeno un 20 per cento di energia prodotta con fonti rinnovabili.
• Che sarebbero?
Tutte quelle che non ci fanno bruciare fossili. Cioè, niente carbone e niente petrolio. Nel 20 per cento, per convenzione, non entra neanche l’energia nucleare. Quindi: il solare, l’eolico (cioè il vento), i biocarburanti, cioè roba che si coltiva, tipo la colza, i girasoli, la soia, la palma, da cui si estraggono gli oli vegetali. Oppure i derivati dall’alcol: bioetanolo, biometanolo. Anche questi si coltivano, si parte dalla canna, o dal mais, o dal sorgo, o dal frumento, c’è poi tutto un processo di fermentazione... Insomma, «rinnovabile». Perché il petrolio e il carbon fossile, una volta consumati, non ci sono più. Mentre le piante si fanno crescere tutti gli anni.
• Il petrolio sta per finire?
Sullo sfondo c’è anche questo. Però i 27 riuniti l’altro giorno a Bruxelles hanno giustificato la loro decisione con la storia del surriscaldamento del clima e dell’indipendenza energetica. Sono due cose diverse. L’indipendenza energetica allude al fatto che dipendiamo troppo dai russi. Angela Merkel, cancelliera tedesca, che da presidente di turno ha guidato la riunione di venerdì e s’è battuta per la «storica decisione» del 20 per cento, ha già maltrattato il capo russo Vladimir Putin quando questi, all’inizio dell’anno, ha chiuso l’oleodotto di Druzhba. Putin voleva fare un dispetto ai bielorussi, ma, siccome è la seconda volta che chiude un rubinetto per questioni sue (aveva fatto la stessa cosa con gli ucraini giusto un anno fa e gli europei ne avevano risentito), ci ha in realtà fatto capire quello che la Merkel ha detto l’altro ieri: siamo troppo dipendenti. Quanto al riscaldamento globale, l’Unione europea ha sposato con convinzione la tesi che sia davvero in atto (ed è discutibile), e che sia prodotto dall’attività umana (ancora più discutibile). Tuttavia, va bene lo stesso perché, anche se gli istituti pompano la storia del riscaldamento per spillare soldi ai governi, è sempre vero che le automobili, gli aerei, i condizionatori d’aria, le fabbriche inquinano. Perciò meglio in ogni caso pensare all’energia pulita che non pensarci.
• Come facciamo a esser sicuri che non siano tutte chiacchiere?
Ci sono elementi che ci autorizzerebbero a pensare che sono tutte chiacchiere. Per esempio, questo 20 per cento dovrebbe essere un risultato medio europeo e ogni nazione dovrebbe contribuire per la sua parte a raggiungerlo. Vale a dire, io posso produrre energia pulita al 5 per cento se qualcuno mi fa il favore di produrne al 35. E come si fa? Le regole per arrivare da virtuosi al 2020 sono ancora da scrivere, e quindi vedremo. Ed è pure vero che ognuno tira l’acqua al suo mulino: la Germania è il primo produttore al mondo di tecnologie per l’energia ricavata da sole e vento, con un export di 6 miliardi di euro che diventeranno 15 nel 2010, e si capisce perciò come mai la cosa sta tanto a cuore alla Merkel. Il ricorso al sole e al vento va anche bene ai francesi, che hanno comunque il nucleare, perché contrasta la volontà americana di privilegiare i biocarburanti. Sa che il 70 per cento dei biocarburanti è prodotto dagli americani? Proprio venerdì Bush ha stipulato un accordo con i brasiliani per estendere anche a quel paese questo tipo di coltivazioni, accordo studiato per far dispetto a Venezuela e Iran, paesi petroliferi...
• Insomma, c’è la guerra mondiale anche su queste cose.
Come potrebbe non essere così? Ma, al di là di questo, è importantissimo che l’Europa abbia deciso quello che ha deciso: è il primo passo, indispensabile per cominciare a camminare nella direzione giusta.
• Non mi ha detto se il petrolio sta per finire.
Oh, il petrolio finirà, prima o poi. Secondo David Goodstein, del California Institut of Technology, entreremo in crisi entro dieci anni, quando avremo consumato la metà di tutto il petrolio disponibile (gli esperti chiamano il momento in cui si raggiunge quel livello picco di Hubbert). Secono gli esperti delle compagnie petrolifere, a cui non piacciono queste grida d’allarme, c’è invece ancora parecchio petrolio nelle viscere della Terra, e si tratta solo di trovarlo. Ma anche se hanno ragione gli ottimisti, è un fatto che il petrolio non si produce, ma si estrae. E a forza di estrarlo a un certo punto comincerà a mancare. Meglio prepararsi per tempo, no? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/3/2007]
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