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 2007  marzo 11 Domenica calendario

Cowboy alla conquista dello spazio. Il Sole 24 Ore 11 marzo 2007. Spazio, ultima frontiera. O meglio nuovo Far West, dove a darsi battaglia sono grandi potenze e imprenditori di successo, agenzie dedite all’esplorazione siderale e finanzieri alla caccia di successi senza precedenti

Cowboy alla conquista dello spazio. Il Sole 24 Ore 11 marzo 2007. Spazio, ultima frontiera. O meglio nuovo Far West, dove a darsi battaglia sono grandi potenze e imprenditori di successo, agenzie dedite all’esplorazione siderale e finanzieri alla caccia di successi senza precedenti. Dove si intrecciano sogni scientifici e miraggi di avventure commerciale, ambizioni di prestigio globale e disegni strategici, militari e di sicurezza nazionale. Un selvaggio West fra la Luna e Marte, appunto, piuttosto che una incarnazione delle fantasie di Star Trek. Con rischi di rivisitare le tensioni bellicose della Guerra Fredda - sulle tracce della prima corsa a due allo spazio, quella fra Washington e Mosca, dagli anni 50 ai 70. Ma al momento anche un promettente universo popolato di pionieri e investimenti extraterrestri, effettuati e ipotizzati da governi e privati, per centinaia di miliardi di dollari. Un vero e proprio "rinascimento" dell’era spaziale, negli auspici della Nasa, con tanto di grandi mecenati. La gara siderale vede il ritorno in grande stile degli Stati Uniti. Ormai lontane le missioni Apollo, giunta al tramonto l’era turbolenta delle navette Shuttle, l’America appare pronta a seguire la rotta messe a punto dall’amministrazione Bush, con un difficile equiibrio tra l’esplorazione di Luna e Marte e la difesa di interessi considerati strategici. Una rotta, però, che oggi deve fare i conti con le ambizioni di vecchi e nuovi protagonisti, dalla Russia, in cerca di riscatti dal declino, alle neoarrivate India e Cina. Soprattutto dopo che Pechino, che nel 2003 aveva messo in orbita il primo astronauta, ha scosso a gennaio i nervi di Washington dimostrando la capacità, in passato sfuggita a Mosca, di abbattere un satellite con un missile a oltre 800 chilometri di altezza. La Cina ha professato intenzioni pacifiche. Ma anche in Europa la decisione cinese ha scatenato proteste e proposte di rafforzare deboli disegni astrali: in Francia, dal Parlamento si sono levate raccomandazioni di rinvigorire, a colpi di nuovi investimenti, programmi sia civili che militari. Ma lo spazio non è solo più il dominio di grandi enti nazionali e, dietro le quinte, di ministeri della Difesa. ormai segnato dall’arrivo di una sempre più folta schiera di super-ricchi, imprenditori e finanzieri che guardano alle possibilità commerciali, a cominciare dal fascino irresistibile del turismo astrale. E che, spalleggiati da ingenti fortune personali, non intendono perdere tempo: tra i novelli "astronauti" si contano personaggi del calibro di Paul Allen, lìex co-fondatore di Microsoft, o Jeff Bezos, creatore dell’impero delle vendite online Amazon. E nomi meno noti ma all’avanguardia della nuova odissea, dal miliardario Elon Musk, co-fondatore del sistema di pagamenti online Pay-Pal, al magnate degli alberghi di Las Vegas Robert Bigelow, dal progettista Burt Rutan all’imprenditore Jim Benson. Oppure, per uscire dai confini americani, del magnate della Virgin, il britannico Richard Branson. La nuova dottrina spaziale americana poggia su due pilastri. Dal 2003 Bush - e la Nasa - hanno delineato i principi della riscoperta dello spazio: una missione da 104 miliardi di dollari, grazie a una nuova generazione di astronavi, dovrebbe consentire di mettere nuovamente piede sulla Luna entro il 2018. Qui il sogno diventa molto più ambizioso (e costoso, forse oltre 500 miliardi di dollari): una base lunare permanente, di cui esistono già i primi schizzi, e un trampolino di lancio verso Marte. Sempre che, avverte il direttore della Nasa Michael Griffin non senza apprensione, il budget lo permetta: la Nasa dovrebbe ricevere 17,3 miliardi di dollari l’anno prossimo, un aumento del 3,1 per cento. Fin qui i sogni. L’altro pilastro ha i contorni più controversi dei programmi militari, già adombrati dal rilancio dello scudo spaziale, il sistama anti-missile di reaganiana memoria. In ottore Bush ha firmato una nuova National Space Policy, la prima in dieci anni. Un documento che mette in chiaro come lo spazio sia più che mai tornato a essere terreno di potenziale confronto armato: gli Stati Uniti non accetteranno alcun trattato di controllo degli armamenti che limiti la loro "flessibilità"siderale. E rivendicano il diritto di agire da poliziotti delle galassie: negheranno l’accesso astrale a chiunque abbia «intenzioni ostili agli interessi americani». L’influente senatore repubblicano John Kyl si è spinto a chiedere piani clandestini di "controffensiva spaziale" contro minacce quali l’ascesa della Cina. Questa posizione ha scatenato polemiche nei fori internazionali, dove Washington ha bocciato le avance di potenziali concorrenti e avversari - Pechino e Mosca - a favore di nuovi trattati contro ordigni spaziali. La dottrina americana, tuttavia, incoraggia anche il ruolo delle imprese nella pacifica esplorazione e nello sfruttamento commerciale della nuova frontiera spaziale. Alcune località, quali il New Mexico, stanno inoltre sussidiando la nascita di "porti spaziali". Oltreconfine, Russia e Cina hanno a loro volta in corso progetti con privati che potrebbero generare nuovo business e entrate per tutti. Un incoraggiamento di cui, forse, non c’è neppure bisogno stando al moltiplicarsi delle avventure private: la SpaceX di Elon Musk e la Bigelow Aerospace hanno in programma entro fine mese il secondo lancio del loro razzo Falcon 1, dopo che il primo fallì l’anno scorso. Bigelow, a 60anni tra i più anziani pionieri-mecenati, ha inoltre fatto decollare in luglio la sua Genesis 1, modulo orbitale modello di albergo nello spazio, il cui prossimo test avverrà in una base russa. John Carmack, inventore di videogame, si dedica a studiare razzi e moduli di allunaggio avveniristici nei pressi di Dallas. Il battesimo di queste nuove avventure avvenne nel giugno 2004: la SpaceShipOne da 26 milioni di dollari decollò con successo dal deserto del Mojave, sostenuta da Rutan e Benson come dai capitali di Paul Allen, famoso per la sua collezione di oggetti di Star Trek. Da allora Rutan si è alleato con Branson, che ha promesso 250 milioni per dar vita alla Virgin Galactic e costruire 40 astronavi con gli interni disegnati dall’architetto Philippe Starck. Mentre Benson ha creato la Benson Space per competere sui viaggi spaziali di piacere, forse 200mila dollari per un paio d’ore alla velocita di tremila miglia e a 60 miglia dalla superficie del nostro pianeta. Entro fine 2008, Benson spera di offrire regolari viaggi. Tra i neoprotagonisti più originali emerge Bezos: ha fatto incetta di terreni in Texas, 300mila acri, progettando una base per voli spaziali entro il 2010 al servizio della sua nuova avventura, la Blue Origin. Marco Valsania I NUMERI 500 miliardi di Dollari: La stima per le nuove missioni su Luna e Marte progettate dalla Nasa nei prossimi vent’anni 40 Astronavi: I veicoli spaziali che faranno parte della Virgin Galactic, la flotta privata di Burt Rutan e Richard Branson. Quest’ultimo ha promesso di investire 250 milioni di dollari 26 milioni di Dollari: Il costo della prima navetta spaziale privata, la SpaceShipOne decollata con successo nel 2004 dal deserto del Mojave in California 300mila Acri: I terreni comprati da Jeff Bezos per costruire la base della sua Blue Origin