Paolo Mastrolilli, La Stampa 11/3/2007, 11 marzo 2007
Se il «Grande Fratello» di George Orwell vi aveva spaventati, aspettate di sentire cosa combina la Sysco col cibo che finisce ogni giorno sulle tavole di milioni di americani
Se il «Grande Fratello» di George Orwell vi aveva spaventati, aspettate di sentire cosa combina la Sysco col cibo che finisce ogni giorno sulle tavole di milioni di americani. un monopolio silenzioso della bistecca o della quiche Lorraine, che riempie tutti i piatti: da quelli della prigione di Guantanamo, fino ai più raffinati ristoranti di New York, senza dimenticare le sale da pranzo delle nostre case. Noi ci sediamo da Edgar’s, sofisticata boutique dell’alimentazione al Belhurst Castle, pensando di assaporare la Torta Imperiale al cioccolato più seducente del mondo. Gustiamo rapiti, e paghiamo nove dollari, per il privilegio di deglutire il languido dessert confezionato dallo chef Casey Belile. Ma in realtà abbiamo solo ingoiato un dolce scongelato con sopra qualche lampone fresco, che avremmo potuto preparare a casa per quattro soldi, ordinandolo via internet dall’infinito catalogo dell’azienda texana. La Sysco, messa a nudo da un’inchiesta del magazine digitale «Slate», è stata fondata in Texas nel 1969 da John Baugh. Il suo motto, tanto per capire il tipo, era questo: «I cibi congelati hanno un sapore migliore di qualunque cosa io possa coltivare nel mio orto». Forse la massima di John non sarebbe mai entrata nei dialoghi di Platone, e neppure negli aforismi di Karl Kraus, ma nell’economia americana del dopoguerra aveva parecchio senso. Ricavi per 30 miliardi di dollari La gente aveva sempre più fretta, padri e madri cominciavano a lavorare entrambi, e quindi bisognava risparmiare tempo sulle altre incombenze della vita quotidiana. Tipo mangiare, se Carlin Petrini ci perdona. Baugh possedeva una piccola azienda di cibi surgelati a Houston, ma aveva capito che il futuro stava nel fare le cose in grande. Quindi si era rivolto ad otto colleghi di stati vicini, per mettere insieme le forze e creare una catena nazionale di distribuzione dei generi alimentari. Da li era nata la Systems and Services Company. Nel primo anno di attività fece ricavi per 115 milioni di dollari, che anche oggi renderebbero felici parecchi capitani d’industria, ma quello per John era solo il primo passo. Infatti oggi la sua azienda ha 170 sedi, 47.500 dipendenti, e 400.000 clienti. Il fatturato del 2005 ha raggiunto quota 30 miliardi di dollari, ossia grosso modo l’intera legge finanziaria dello Stato italiano. Niente male, per uno che aveva cominciato spacciando petti di pollo e patatine. All’inizio la Sysco si era preoccupata soprattutto di raccogliere i generi alimentari all’ingrosso, per poi distribuirli nei supermercati. Poco alla volta, però, ha capito che poteva fare di più. Ad esempio cucinare lei stessa i cibi precotti, da vendere non solo alle casalinghe disperate dell’Oklahoma o del Maine, ma anche ai ristoranti più ambiziosi di New York e Los Angeles: stessa identica roba, solo presentata con qualche trucco in più. L’idea ha funzionato così bene, che oggi la Sysco è diventata il «Grande Fratello» del mangiare. Un pericolo anche per la sicurezza nazionale, visti gli allarmi di possibili attacchi terroristici alla catena alimentare. Tra i 400.000 clienti ci siamo noi, che compriamo i suoi prodotti senza neppure saperlo, ma anche i grandi supermercati, le mense universitarie, i ristoranti, e persino le cucine delle grandi basi militari. Tanto per capirsi, chi acquista un hot dog allo Yankee Stadium, un cheeseburger strozza-arterie all’ospedale della University of Iowa, o una sofisticata composizione di patate al probitivo ristorante Four Seasons di Manhattan, manda sempre soldi a Baugh. Anche i militari si servono da lui, inclusa la base di Guantanamo, dove i prigionieri della guerra la terrorismo assaggiano l’odiato occidente. Il mistero del macinato Sysco vende qualunque cosa. Nel suo catalogo, ad esempio, ci sono 1.900 prodotti diversi a base di pollo. Una specialità quasi artistica sono gli Smart Chicken, cioè pezzi sfusi di petti macinati e ricomposti, in modo da farli sembrare veri muscoli appena macellati. Ma poi ci sono anche zuppe, burritos messicani e tortellini vegetariani, pronti per essere scaldati e consumati. I segreti del successo sono due: quantità e prezzo. Una busta di riso Uncle Ben’s da 25 libbre ordinata da Sysco costa venti dollari, ossia 84 centesimi per mezzo chilo, mentre per acquistare la stessa quantità alla Grocery di Amazon servono due dollari. Un ristorante che passa ai clienti una bistecca riscaldata di Baugh, ha la certezza matematica di incassare almeno cinque dollari di profitto netto per piatto. Alcuni ristoranti sono onesti: si limitano a comprare i generi alimentari da Sysco e poi li cucinano sul serio. Se gli chef sono bravi e gli ingredienti non hanno subito manipolazioni, può anche uscirne qualcosa di decente. Altri, però, imbrogliano sapendo di farlo: comprano i piatti precotti, li addobbano, e li spacciano per roba loro. Al danno quindi si aggiunge la beffa, perché la stessa bistecca del Grande Fratello ce la saremmo potuta riscaldare da soli a casa.