Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 11 Domenica calendario

Due anni, sei mesi e un giorno Ecco perché non si va a votare. Libero 11 marzo 2007. Se tutto va bene andremo in pensione a 65 anni suonati o 68, ma c’è chi giura che non basteranno

Due anni, sei mesi e un giorno Ecco perché non si va a votare. Libero 11 marzo 2007. Se tutto va bene andremo in pensione a 65 anni suonati o 68, ma c’è chi giura che non basteranno. Per ottenere poi uno straccio di pensione di vecchiaia minima, attualmente più o meno 500 euro, tocca lavorare almeno 20 anni. Se poi vogliamo guadagnarci più o meno il 50 per cento dell’ultimo stipendio si deve lavorare per 45 anni. Ma non è detto. Tutto questo vale adesso, ma non varrà più fra qualche mese. E magari non varrà proprio più, viste le acque in cui naviga l’Inps. Ma questa è un’altra storia. LA PENSIONCINA Quella che invece ci preme raccontare è quella che riguarda i nostri parlamentari ai quali per ottenere una pensioncina di vecchiaia di 3 mila euro mensili basta lavorare appena due anni e mezzo. Si chiama vitalizio in realtà e i senatori o deputati ne iniziano a godere dal 65° anno in poi. In pratica ai parlamentari di prima legislatura basta tener duro per due anni, sei mesi e un giorno e il gioco è fatto. Il vitalizio è assicurato. I neoeletti in questa legislatura sono il 36,5 per cento: a loro basterà tener duro ancora 19 mesi per conquistarselo. Altro che elezioni anticipate, e chi le vuole? I tremila euro di cui si parla, per l’esatezza 3108 euro, in realtà sono lordi, pari al 25 per cento dell’indennità parlamentare lorda (12432 euro). Al netto delle ritenute fiscali diventano 2 mila e 375 euro, comunque una signora pensione. Se poi il parlamentare ha la fortuna di essere rieletto, gli basta un giorno di seconda legislatura per usufruire di altri e più vantaggiosi parametri di calcolo (il 38 per cento dell’indennità parlamentare lorda) che gli permettono di ricevere, dopo i 65 anni compiuti, 3 mila e 399 euro netti. LA LIQUIDAZIONE Ad assicurare comunque una serena vecchiaia contribuisce anche un assegno di fine mandato o "di solidarietà" come viene a volte definito. In pratica una specie di Tfr. L’assegno di solidarietà viene calcolato moltiplicando l’80 per cento dell’indennità parlamentare lorda per le annualità di mandato effettivamente svolte. Il fondo dal quale si attinge per liquidare l’assegno di solidarietà si compone delle quote del 6,7 per cento dell’indennità che ogni parlamentare in attività versa mensilmente. E non è mica finita qui. Durante il mandato ogni parlamentare gode dell’assistenza sanitaria integrativa garantita da un versamento mensile a un apposito fondo. La quota versata è pari al 4,5 per cento dell’indennità lorda. Il sistema sanitario integrativo eroga rimborsi secondo quando previsto da un tariffario. Cessata l’attività parlamentare il deputato o il senatore può continuare a godere di questo servizio versando il 4,7 per cento dell’assegno vitalizio lordo. Bastano 50 euro in più al mese per garantire lo stesso servizio al coniuge (lo stesso dicasi per i figli di età non superiore ai 26 anni). C’è poi un altro privilegio che i parlamentari non smettono mai di godere: i viaggi gratis. Durante il mandato usufruiscono di un rimborso trimestrale di 3 mila e 323 euro per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’areoporto di Roma - Fiumicino e Montecitorio. Se poi l’areoporto più vicino si trova a più di 100 km da casa la somma aumenta fino a 3 mila euro e 995. In più, naturalmente, non potevano mancare tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea per trasferimenti sul territorio nazionale. Il fatto curioso è che queste tessere rimangono nelle tasche dei parlamentari anche a mandato concluso. Possono viaggiare gratis su tutti i treni nazionali, volare per 26 volte l’anno sui cieli d’Italia senza tirare fuori un euro e non pagare mai il casello autostradale. Per fare cosa? I fatti loro. LO STIPENDIO Ma quanto guadagna in realtà un parlamentare nel pieno delle sue funzioni? Lo stipendio del parlamentare, lo abbiamo già citato tante volte, si chiama indennità. Cambia il nome ma il senso è lo stesso. Per legge l’indennità è fissata «in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione». Attualmente è pari a 5 mila e 486 euro mensili, al netto delle ritenute previdenziali e assistenziali, della quota contributiva per l’assegno vitalizio e della ritenuta fiscale. Poi viene la cosiddetta diaria. Riconosciuta a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Si tratta attualmente di circa 4 mila euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206 euro per ogni giorno di assenza del parlamentare da quelle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono le votazioni. considerato presente il deputato che partecipa ad almeno il 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata. PICCOLE SPESE Tra i rimborsi, oltre a quelli gà citati per viaggi e soggiorni, ce n’è uno che riguarda il «rapporto tra eletto ed elettori». Si tratta di 4 mila e 190 euro mensili, erogati tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Non poteva mancare anche quello per le spese telefoniche, stranamente contenuto: "solo" 3 mila e 98 euro l’anno. Carlo Nicolato - Indennità: (stipendio) 5486 euro netti mensili - Diaria: (a titolo di rimborso spese per il soggiorno a Roma) 4003 euro mensili - Rimborso spese: (forfetario) 4190 euro mensili - Spese di trasporto e viaggio: tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea per i trasporti nazionali, in più è previsto un rimborso di 3223 euro trimestrali per raggiungere Roma dal luogo di residenza (3995 euro nel caso la distanza sia maggiore di 100 km) - Spese telefoniche: 3098 euro annui - Assistenza sanitaria: garantita da un fondo nel quale affluisce il 4.5% della indennità lorda (526 euro) - Assegno di fine mandato: pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni mandato effettivamente svolto - Assegno vitalizio: (dopo i 65 anni di età): si matura dopo 2 anni e 6 mesi di attività ed è pari, come minimo, a 3108 euro lordi. Con due mandati l’assegno diventa di 4725 euro.