Sergio Romano, Corriere della Sera 11/3/2007, 11 marzo 2007
Caro Romano, la mancata conquista di Roma da parte di Garibaldi, effettuata poi dai bersaglieri a Porta Pia, quasi senza sparare un colpo nel 1870 è stata probabilmente uno dei più grandi dispiaceri del patriota nizzardo
Caro Romano, la mancata conquista di Roma da parte di Garibaldi, effettuata poi dai bersaglieri a Porta Pia, quasi senza sparare un colpo nel 1870 è stata probabilmente uno dei più grandi dispiaceri del patriota nizzardo. Nel 1849 Garibaldi fu il più grande protagonista della strenua resistenza della Repubblica romana, conclusasi poi con la fuga a San Marino, seguita dal tentativo di andare a Venezia e la morte di Anita nella valli di Comacchio. L’Eroe dei due mondi fu ferito sull’Aspromonte nel 1862 dall’esercito del Regno Sabaudo e dai francesi a Mentana nel 1867. Le motivazioni della tardiva conquista della capitale sono note: forse i tempi non erano ancora maturi e le potenze europee proteggevano il Papa Re. Ma chi più di Garibaldi avrebbe meritato di entrare in Roma? Era l’unico generale italiano conosciuto all’estero, grande protagonista in Sud America, tanto che gli fu offerto dal presidente americano il comando supremo dell’esercito nordista nella guerra civile. Nel 1866 il generale subì lo smacco di essere fermato, quando, vittorioso, era a pochi chilometri da Trento. Forse a Giuseppe Garibaldi è stata negata la soddisfazione di conquistare Roma, perché troppo abile, troppo scomodo, troppo popolare, avrebbe gettato ombra su altri protagonisti del Risorgimento? Mauro Lupoli, Milano • Quando Garibaldi tentò la conquista di Roma, nel 1867, la città era presidiata dai francesi. Quando i bersaglieri vi entrarono da Porta Pia, la Francia era in guerra con la Prussia e Garibaldi si preparava a correre in suo aiuto. Incidentalmente non è vero che Roma fu conquistata «senza sparare un colpo». Vi furono alcune decine di morti, da una parte e dall’altra.